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 2007  aprile 18 Mercoledì calendario

SOFRI Luca

SOFRI Luca Massa 15 dicembre 1964. Giornalista (Foglio, Gazzetta dello Sport, Vanity Fair, Gq, Internazionale ecc.). Conduttore radiofonico (Condor, su Radiodue). Nel 2002/2003 ha condotto con Giuliano Ferrara 8 e mezzo (La7). Nel 2006 ha pubblicato Playlist (Rizzoli) • Nel 2007 autore della playlist del congresso Ds «[...] ”ho deciso di ispirarmi, nella selezione delle canzoni per il congresso, al concetto di strada, che sarà anche il tema di questo evento. Strada intesa come musica mondiale, come percorso per fuggire”. E dunque, nella lista compilata da Sofri, figurano: ”Voglio andar via di Claudio Baglioni, che potrebbe andar bene anche per l’intervento di Mussi, ad esempio. E poi: tanto Bruce Springsteen, La strada di Gaber, Tutta mia la città di Equipe 84, Autogrill di Francesco Guccini, One road to freedom di Ben Harper, On the way home di Buffalo Springfield, Volver di Carlos Gelder. Ma anche i Dire Straits e Per le strade di Roma di Francesco De Gregori. Il massimo di un successo per un dj? Veder ballare la platea. Ma temo proprio che in questo caso non succederà” [...]» (’Corriere della Sera” 18/4/2007) • Figlio di Adriano, sposato con Daria Bignardi (conosciuta nella redazione del Grande Fratello), dalla quale ha avuto la figlia Emilia (Milano 27 marzo 2003): «[...] Sono figlio di genitori separati da subito: non ho memoria che siano mai stati insieme. E l’ho vissuta come l’assoluta normalità, non traumaticamente. Anzi, è stato più festoso e gradevole frequentare i miei genitori separatamente: era come avere due famiglie. Nel senso tradizionale, anche nella complessità di tutti i parenti, non c’è mai stata una famiglia perché i suoi membri sono pochi: molto legati idealmente, ma molto poco ingombranti nella realtà e anche molto sconnessi formalmente [...] L’unica ingerenza che ricordo, perché suona strana, e la racconto per vezzo, è l’obiezione dei miei genitori, entrambi laureati in lettere, e letterati, alla mia iscrizione alla facoltà di lettere, quando ho dovuto fare l’università: la trovavano improduttiva. Naturalmente senza vietarlo. [...] Fatte le dovute proporzioni, anch’io faccio le stesse cose che fa mio padre [...] tutte le volte che faccio una cazzata mi incazzo e mi giudico molto severamente [...] Da ragazzo ero cazzone, indolente, perditempo; mi piacevano tutte le stronzate medie che piacciono ai ragazzi medi, di scarsa lungimiranza: tant’è vero che sono vissuto a casa di mia madre fino a quando avevo 30 anni. Lavoricchiando, sì: ma ho cominciato tardi. [...] Avrei potuto cominciare a fare cose più concrete molto prima. Ma sono anche assolutamente affezionato alla piacevolezza della pigrizia in cui sono vissuto [...]» (Luigi Vaccari, ”Capital” marzo 2003).