Varie, 18 aprile 2007
RIVETTA
RIVETTA Paola Roma 22 maggio 1962. Giornalista. Volto del Tg5 delle 13. Nel 1984 la prima collaborazione al Messaggero, laureanda all’università Luiss, Scienze Politiche indirizzo internazionale. Quindi un anno al Tg A di Emilio Fede, un altro anno a Tele Roma 56. Richiamata a Milano da Fede per Studio Aperto, è passata al Tg5 all’arrivo di Enrico Mentana nel settembre ”91 (’TvSette” n. 27/2000) • Conduttrice del Family Day (12 maggio 2007): «L’emozione di quando è arrivata a Piazza San Giovanni e si è trovata di fronte ”un’interminabile distesa di passeggini”, Paola Rivetta l’ha provata solo un’altra volta, nella sua vita: ”Alla veglia di Tor Vergata”. Assieme ad Alessandro Zaccuri di Sat2000, la conduttrice del Tg5 delle 13 è stata uno dei due volti del Family day. Avevano il compito di condurre tre ore di una spinosa diretta televisiva [...] ” andata bene. Non lo dico solo io: lo dicono i numeri, lo dice chi c’era, e anche chi ha solo seguito l’evento in tv. Quando mi hanno chiesto di condurlo ne sono stata onorata: avevano valutato decine di nomi. E ho subito detto sì fidandomi del mio istinto. Credevo in quel che andavo a testimoniare: perché rifiutare? Né avevo paura di caratterizzarmi politicamente. Ho sempre rifiutato di prender parte a manifestazioni di partito, ma [...] sotto quel palco, c’era la famiglia italiana. C’erano destra, sinistra e centro. E i politici li abbiamo giustamente ignorati. Tutti. stata una festa: i canti, la Moratti che balla Battisti, le grida di gioia dei bambini, le canzoni di Povia, il monologo di Giulio Base...”. E gli altri italiani che manifestavano in piazza Navona? ”Roma ha tante piazze, ognuno può manifestare in libertà. Ma testimoniavano valori diversi dai nostri. E sinceramente era una cosa un po’ di nicchia. Cifre non paragonabili”. Rivetta esibisce con orgoglio il milione di persone della ”sua” piazza: ”Uno spaccato d’Italia. Bastava ascoltare le storie raccontate sul palco: da Locri a Milano. Per questo alcune polemiche non le ho capite. Antonella Ruggiero, ad esempio: il suo è stato un ripensamento tardivo”. Ma è il palco trasformato in parco- giochi che fa sorridere la giornalista: ”Volevamo accogliere i bambini, e così via con costruzioni, clown, pennarelli... Hanno massacrato i divanetti della scenografia. E alla fine dovevamo farci largo tra i pezzetti di Lego. Pezzotta stava scivolando”. Poca, invece, la preparazione dedicata al look: ”Ho scelto il vestito di un’amica stilista, Marina Babini. Andrea Maria l’ho lasciato a casa con mio marito Sebastiano (Sterpa, cronista parlamentare del Tg5, «conosciuto dividendo la troupe Mediaset per un’intervista», ndr) ma mi è dispiaciuto: si sarebbe divertito”. Di sé stessa [...] dice poco: ”Sono timida, non frequento salotti. Ho fatto la vaticanista per dieci anni. E sì, sono credente. Ciò ha avuto un peso nella mia decisione di dire sì al Family day”. Ma più di tutto, a spingerla ad accettare è stato ciò che definisce ”un crescente clima negativo attorno alla Chiesa: la si vuole zittire. Stiamo attraversando una ventata laicista: mai visto nulla del genere. Mai visto un attacco così violento al presidente della Cei [...] Come puoi aspettarti che la Chiesa dica sì alla fecondazione eterologa? Vai a spiegare poi a quel bimbo che il papà era uno spermatozoo congelato... E l’adozione alle coppie omosessuali, ma scherziamo?”. felicemente stupita, poi, del fatto che tutti i colleghi ”a cominciare dal direttore Carlo Rossella che ringrazio”, non l’abbiano ostacolata. ”Nel nostro ambiente non succede così spesso...” [...]» (Angela Frenda, ”Corriere della Sera” 14/5/2007).