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 2007  aprile 18 Mercoledì calendario

”Ecco l’arma decisiva contro l’effetto serra”. TuttoScienze La Stampa 18 Aprile 2007. Professor Dickson Despommier, perché dobbiamo cambiare i modi di coltivare? «Penso che vi siano almeno due fattori da considerare

”Ecco l’arma decisiva contro l’effetto serra”. TuttoScienze La Stampa 18 Aprile 2007. Professor Dickson Despommier, perché dobbiamo cambiare i modi di coltivare? «Penso che vi siano almeno due fattori da considerare. Innanzitutto c’è stata una crescita demografica esponenziale negli ultimi 100 anni. In Italia ed in Europa questo problema è poco avvertito, perché i tassi di natalità sono quasi a zero, ma nel resto del mondo le nascite sono in costante aumento e stiamo per toccare quota sei miliardi e mezzo di esseri umani. Tutto ciò sta provocando una pressione incredibile sia sulla domanda sia sulla produzione di cibo: una situazione denunciata ogni anno dalla Fao. In secondo luogo abbiamo registrato una consistente riduzione delle funzioni dell’intero ecosistema terrestre negli ultimi 20 anni, un processo innescato dall’impatto negativo che l’agricoltura tradizionale ha sui territori coltivati. Molti scienziati, oggi, concordano su un’analisi: nei prossimi 50 anni questa devastazione rischia di diventare ancora peggiore e i terreni coltivati - sottratti a foreste tropicali e sub-tropicali - renderanno sempre di meno». Il «vertical farming» disinnescherà questa bomba a tempo? «Sì. Il ”vertical farming” che propongo è una delle soluzioni innovative che stanno emergendo. Coltivare cibo in centri urbani ha notevoli vantaggi: riduce il consumo di carburanti fossili, produce alimenti con continuità, offre nuove opportunità di impiego, ma soprattutto favorisce un vero riequilibrio con l’ambiente naturale». Com’è nata l’idea? E quanto tempo ci vorrebbe per vedere una città nutrita dalle bio-torri? «Tutto è iniziato circa sette anni fa: ero a New York con un gruppo di studenti e si discuteva di fabbisogno alimentare di una metropoli. Eravamo saliti sul giardino pensile di un grattacielo, quando ci siamo chiesti: ”Perché non spostare tutte le operazioni di coltivazione in città, magari in palazzi abbandonati? Sarebbe più facile fare i conti con la domanda di cibo di ogni quartiere di New York”. Così è partito il progetto: abbiamo lavorato molto sul modello e ci siamo accorti che, spesso, azioni molto utili a rallentare il riscaldamento globale non sono affatto prese in considerazione dagli agricoltori. Pochi piantano alberi e molti li abbattono per aumentare gli ettari di coltivazione: questo è uno degli esempi che dimostrano come in realtà l’agricoltura non andrebbe lasciata in mano a gente inesperta». In pratica, però, la sua è una rivoluzione: non sarà troppo difficile da realizzare? «Il nostro progetto può sembrare troppo avveniristico, ma non ci vorrebbe molto a costruire un sistema di ”vertical farming” anche per una metropoli come New York: secondo le nostre stime, in 7-10 anni la produzione alimentare sarebbe già a pieno regime». Sarà più facile installare il suo sistema in nazioni altamente industrializzate o in quelle del Terzo Mondo? «Se è una questione di soldi, il G8 può partire subito con il progetto. Tuttavia, il ”vertical farming” giocherebbe un ruolo fondamentale contro la fame nel Terzo Mondo: sono convinto che si debba mettere in comune sia la nostra tecnologia sia il nostro benessere, indipendentemente da chi è il beneficiario ultimo. Il miglior modo di mantenere la nostra ricchezza è offrirla agli altri: Bill Gates o Warren Buffett sono d’accordo con me».