Varie, 17 aprile 2007
LUISI Fabio
LUISI Fabio Genova 17 gennaio 1959. Direttore d’orchestra. Dal 2010 direttore ospite principale del Metropolitan di New York • «[...] iniziò a studiare pianoforte perché aveva l’asma. “I dottori consigliavano un’attività alternativa allo sport. E poiché un collega di mio padre aveva la moglie che insegnava violino e pianoforte mi mandarono a studiare musica”. Poi l’incontro con il grande soprano Leyla Gencer. “Lei era in vacanza in Liguria. Amici mi dissero che aveva bisogno di un pianista. Io mi presentai e lei mi accettò con generosità. Avevo 18 anni”. Poi la partenza per l’Austria: “A Genova venne Milan Horvat per un concerto. Gli chiesi dove insegnava. Lui mi disse a Graz. In Italia lo studio della direzione d’orchestra è subordinato a quello di Composizione, che a me non interessava. Andai a Graz. Fino allora ero legato alla cultura latina, e non conoscevo la lingua tedesca. Mi inserii bene, divenni maestro sostituito, poi maestro, quindi docente alla Musikhochschule”. L’Italia, da allora, incomincia ad essere sullo sfondo... “Rodolfo Celletti mi appoggiò e mi fece venire per 13 estati al Festival di Martina Franca. Poi sono tornato spesso al Teatro Carlo Felice”. Gli impegni fissi, però, sono tutti oltre le Alpi: direzione dell’Orchestra Sinfonica del Mitteldeutschen Rundfunk di Lipsia; poi direttore stabile della Orchestre de la Suisse Romande a Ginevra. E, dal 2000, gli Stati Uniti. “Nel febbraio del 2000 debuttai con la New York Philharmonic Orchestra in Petruska di Stravinsky. Poi a Chicago in una nuova produzione di Rigoletto. Quindi a San Francisco e, dal 2005 al Metropolitan di New York nell’opera”. Intanto è diventato direttore stabile della Staaskapelle di Dresda e della Staatsoper di Dresda (incarico ora lasciato): “Subentrai a Sinopoli, e dal 2002 incominciai a partecipare con questa compagine ai festival di Salisburgo”. Nel 2005 Luisi viene anche nominato direttore stabile dei Wiener Symphoniker. Da allora vive serenamente a Vienna con moglie e due bambini e fa su e giù da New York. “La prima opera al Met fu il Don Carlos. Nel 2007 ho fatto l’Elena di Strauss e poi il Simon Boccanegra. [...] Nel dicembre 2009 i dirigenti del Met mi hanno avanzato la proposta di diventare direttore ospite principale. Così sono subentrato a Levine per Tosca e per Lulù. Nel giro di poche settimane mi hanno chiesto la disponibilità. [...]”. Lontano dal divismo che accompagna i direttori d’orchestra [...] viene poco in Italia: “A Santa Cecilia e al Carlo Felice. Ma in Italia ci sono gravi problemi di struttura per i teatri. È molto difficile fare una valutazione esatta di ciò che sta succedendo. Una riforma è necessaria; ma non credo che il decreto legge sia lo strumento giusto per riformare la musica [...] In Austria e in Germania l’apporto finanziario pubblico è decisivo, e nessuno entra nella programmazione artistica. In America i finanziamenti sono solo privati. Al Met provengono da sponsor e vendita biglietti (40%). [...]» (Pierluigi Panza, “Corriere della Sera” 20/6/2010).