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 2007  aprile 17 Martedì calendario

ROMA – Nei giorni in cui il Paese si indigna per l’escalation delle «morti bianche» nei cantieri, nell’Italia nella quale spesso regna la mancanza delle più elementari norme di sicurezza, il ministro della Salute è convinto che l’altra Italia, quella dei lavoratori più garantiti dal Servizio sanitario nazionale, debba saper «usare le tutele con criterio e senso di responsabilità»

ROMA – Nei giorni in cui il Paese si indigna per l’escalation delle «morti bianche» nei cantieri, nell’Italia nella quale spesso regna la mancanza delle più elementari norme di sicurezza, il ministro della Salute è convinto che l’altra Italia, quella dei lavoratori più garantiti dal Servizio sanitario nazionale, debba saper «usare le tutele con criterio e senso di responsabilità». Spiega, dunque, la diessina Livia Turco: «La battaglia per avere salute e sicurezza nei luoghi di lavoro è tanto più forte quanto più ciascuno di noi adotta come criterio il bene del Paese, non arroccandosi nelle nicchie corporative». Il «presunto abuso» nel ricorrere al certificato medico da parte dei lavoratori più garantiti, va avanti il ministro, «non rappresenta un’emergenza nazionale ma piuttosto è il sintomo di una mentalità che noi dobbiamo cambiare costruendo un più alto senso dell’etica pubblica e della responsabilità individuale». Detto questo, però, la Turco aggiunge che il sistema dei controlli affidati alle Asl per il settore pubblico «è una zona grigia» dove «le visite fiscali non si fanno». I medici di base, da ultimo nel dibattito sollevato da un’inchiesta del Corriere, vengono accusati di certificare con leggerezza i giorni di malattia. Che ne pensa? «L’inchiesta di Ichino è seria ed è utile anche per chi è responsabile dell’azione di governo. Però non si deve generalizzare: è vero, ci può essere una complicità tra medici e pazienti ma qui stiamo parlando di un atteggiamento culturale sbagliato, mentre il senso comune dovrebbe far ritenere ai singoli che il diritto alla salute è un bene serio, perché accessibile a tutti: quindi il permesso per malattia andrebbe chiesto solo quando se ne ha veramente bisogno». Perché, allora, tante assenze per malattia? «C’è una spiegazione che va al di là del senso di responsabilità. Tanto più noi abbiamo una organizzazione del lavoro amichevole, nei confronti dei tempi della vita e della cura delle persone, tanto più si eviteranno gli abusi». Le donne con figli si ammalano di più degli uomini. «Esatto, e questa è una spia. E guai a non vedere questo aspetto, altrimenti faremmo soltanto del moralismo: dietro un presunto uso leggero dei permessi c’è una grande questione sociale». Che dire, però, di quei medici che hanno certificato nello stesso giorno la malattia di centinaia di dipendenti dell’Alitalia? «Sono casi eclatanti, in genere io ho fiducia nei medici di base». Ma poi le verifiche sui medici di base si fanno? «L’efficacia dei controlli è una questione irrisolta, una zona grigia all’interno dell’amministrazione. Abbiamo avviato l’informatizzazione sulla certificazione della malattia e della prescrizione che fanno i medici di famiglia: questa operazione, che non dipende dalla Salute, ma dall’Inps e dall’Economia, va certamente accelerata perché consente un’azione di controllo molto importante». Ministro, perché si è inceppata la macchina dei controlli? «Nel settore privato il controllo lo fa l’Inps con le visite fiscali, in quello pubblico invece spetta alle Asl. La legge 833/78 sul Servizio sanitario nazionale diceva che le spese per le visite fiscali andavano sostenute dalla pubblica amministrazione di appartenenza del lavoratore ma poi, nel 1984, un parere del Consiglio di Stato ha posto l’onere a carico del servizio nazionale e così sono stati soppressi i capitoli di spesa per le visite fiscali. Infine, un Dpcm del 2001, definisce le visite fiscali "livello essenziale di assistenza" ma le Regioni, secondo me giustamente, hanno messo in discussione la procedura». I medici di base propongono l’autocertificazione per i primi tre giorni di malattia. Che ne pensa? «Non mi convince. Io sono per superare l’autocertificazione anche per i ticket. Penso invece che bisogna tornare alla "833" e trovare un capitolo di spesa, e si tratta di un accantonamento minimo, che finanzi gli ispettori per non dare alibi a nessuno nello svolgere bene la funzione ispettiva». Pietro Ichino propone di ridurre la retribuzione dei primi tre giorni di malattia. un deterrente praticabile? «Non si può penalizzare la malattia. Se qualcuno abusa di un diritto va punito. Ma la responsabilità non si costruisce con una penalizzazione economica indiscriminata».