Carlo Vulpio, Corriere della Sera 17/4/2007, 17 aprile 2007
Carmela, 13 anni. Originaria di Taranto, carina, capelli lunghi e fronte ampia, fino a qualche tempo fa viveva col padre Alfonso Frassanito, venditore ambulante di biancheria, la madre Luisa Masiello, casalinga, e le due sorelline di cinque e sei anni
Carmela, 13 anni. Originaria di Taranto, carina, capelli lunghi e fronte ampia, fino a qualche tempo fa viveva col padre Alfonso Frassanito, venditore ambulante di biancheria, la madre Luisa Masiello, casalinga, e le due sorelline di cinque e sei anni. Due anni fa disse alla polizia che un sottufficiale napoletano della Marina Militare l’aveva violentata, il caso fu archiviato, lei da allora si fece cupa e aggressiva e quando lo scorso novembre i genitori la rimproverarono perché a scuola era troppo vivace, scappò di casa. Per quattro giorni e quattro notti vagò per Taranto, la ritrovarono in un vicolo, accovacciata, impasticcata da otto ceffi che l’avevano posseduta più e più volte per strada (degli stupratori sette erano minorenni e sono indagati, c’è poi un maggiorenne di cui ancora non si conosce il nome). Dopo questi fatti la gente chiamava Carmela «quella che ci sta» e anche «la pazza», pure i medici e i magistrati stabilirono che era un po’ svitata, per questo l’obbligarono a vivere in un centro di accoglienza, però i fine settimana li trascorreva tutti in famiglia e ogni volta piangeva: «Voglio tornare a casa. Prima o poi m’ammazzo». Domenica pomeriggio andò con la madre e il padre in casa di amici, verso le 18.10 prese a guardare la tv, a "Domenica in” c’era la storia del sedicenne che s’è buttato dalla finestra perché gli davano del gay, finito il programma disse che andava in bagno a fare la pipì, invece s’arrampicò su una finestrella e si lanciò dal settimo piano. Alle 19.30 di domenica 15 aprile, in un appartamento nel quartiere popolare Paolo VI, a Taranto.