La Stampa 16/4/2007 - Lettere, 16 aprile 2007
Incidenti sul lavoro fra mito e realtà Durante uno degli ultimi telegiornali, in occasione di uno dei tanti morti sul lavoro, è partita la consueta filippica
Incidenti sul lavoro fra mito e realtà Durante uno degli ultimi telegiornali, in occasione di uno dei tanti morti sul lavoro, è partita la consueta filippica. Mai una volta che venga detto se l’incidente sia avvenuto per negligenza del datore di lavoro o per negligenza, del dipendente. Le notizie si fermano sempre alle inchieste della magistratura, alla solita scontata manifestazione sindacale, al solito sciopero che non servirà a nulla. Uno dei morti di cui si è parlato nel servizio è stato investito da una scarica da 3 mila volt. Ma allora i riparatori di televisori dovrebbero essere tutti morti, visto che all’interno degli apparecchi ci sono tensioni anche 10 volte superiori. Per 5 anni ho maneggiato dispositivi che funzionavano con tensioni rispettivamente di 2 mila e 15 mila volt. Un errore e addio sogni di gloria. Tenevo tranquillamente i cavi in mano con la morte a pochi centimetri dalle mie dita, senza guanti e senza alcuna protezione. Non è mai successo nulla. Sono ancora vivo semplicemente perché mentre lavoravo pensavo a quel che stavo facendo. Troppi lavoratori stanno solo fisicamente sul luogo di lavoro, la loro testa è altrove; quando capita l’incidente diventano martiri del lavoro e la colpa è sempre di qualcun altro. Atteggiamento che mantengono tranquillamente anche quando si mettono alla guida, ma qui la musica cambia registro: la causa dell’incidente è sempre il fattore umano nonostante, statistiche alla mano, il 30% degli incidenti sia dovuto a cattiva manutenzione delle strade. SANDRO LONE