Fonti varie, 7 aprile 2007
Anno IV - Centosessantatreesima settimanaDal 2 al 7 aprile 2007Guido Rossi Marco Tronchetti Provera ha licenziato il presidente della Telecom, Guido Rossi, col sistema molto semplice di non inserirlo nella lista di candidati che dovranno essere eletti lunedì prossimo nel nuovo consiglio d’amministrazione
Anno IV - Centosessantatreesima settimana
Dal 2 al 7 aprile 2007
Guido Rossi Marco Tronchetti Provera ha licenziato il presidente della Telecom, Guido Rossi, col sistema molto semplice di non inserirlo nella lista di candidati che dovranno essere eletti lunedì prossimo nel nuovo consiglio d’amministrazione. Così, il venerdì di Pasqua, Rossi ha preferito dimettersi. Guido Rossi è quel grande avvocato di 75 anni, grande esperto di diritto societario, grande amico della Procura milanese, testa d’uovo della sinistra più elegante, che aveva assistito gli olandesi di Abn Amro nella loro guerra contro i furbetti per la conquista di Antonveneta e che era poi stato chiamato a guidare la Federcalcio quando era scoppiato lo scandalo Moggi-Carraro. Vinto il titolo mondiale e nominato ct Donadoni, era stato chiamato a presiedere la Telecom nel settembre scorso, quando Tronchetti Provera aveva litigato con Prodi che non voleva fargli vendere i telefonini e anzi pretendeva di trasferire allo Stato (leggi: Cassa depositi e prestiti) la rete di cavi e ripetitori dell’azienda. In Telecom è opinione generale che Rossi abbia giocato in questi mesi contro Tronchetti e lavorato in segreto per Prodi, cioè per ridurre Tronchetti a un condizione dalla quale gli sarebbe stato difficile non vendere a chi era gradito al governo (Rossi nega e sembra in effetti impossibile che un presidente possa far la guerra al proprio azionista: eppure c’è chi lo accusa di avere addirittura manovrato per tenere il titolo depresso a 2,1). Alla fine, dopo che Guido Rossi aveva costretto Tronchetti a rinunciare a un’alleanza con gli spagnoli di Telefonica e quando sembrava ormai certo che avrebbe dovuto cedere l’azienda alle banche e a basso prezzo (come voleva Prodi), ecco arrivare gli americani di At&t e i messicani di Carlos Slim. Alle grida di indignazione di banche e governo, specialmente della sua ala sinistra e di Di Pietro, Tronchetti ha risposto con una dichiarazione di guerra assoluta: licenziando il più fidato dei fidati, cioè l’intoccabile Guido Rossi.
Banche La previsione è che le banche passeranno al contrattacco comprando in questo mese azioni Telecom. Potrebbero già averle comprate: nella settimana prima di Pasqua la Borsa ha trattato più del venti per cento dei titoli, spingendo il valore dell’azione fino a 2,4 euro. A che serve questo rastrellamento? Quando si adopera l’espressione «Tronchetti vende Telecom» non si dice in realtà una cosa esatta: Tronchetti vende Olimpia dove è contenuto il 18 per cento (solo il 18 per cento) di Telecom. Questo 18 per cento basta a fare maggioranza perché il 50 per cento dell’azienda è in Borsa e piccole quote sono sparpagliate tra parecchi investitori istituzionali. Tra questi naturalmente le banche oggi nemiche di Tronchetti, tra cui soprattutto Mediobanca, signora di casa del salotto buono e nume tutelare dell’avvocato Rossi. Mediobanca, Capitalia e gli altri hanno ufficialmente l’11 per cento di Telecom e possono facilmente raggiungere il 20 o il 21 rastrellando in Borsa quel che serve. A questo punto, quando la cordata american-messicana andrà a comprare il 18 di Tronchetti, questo 18 non sarà più maggioranza e non potrà più valere due euro e 92. Il bastone del comando resterebbe perciò in mani italiane e gli american-messicani, se insisteranno, dovranno accontentarsi di far la minoranza. Ma andrà davvero così? Perché, primo: le nostre banche litigano fortemente tra di loro su che cosa sia meglio fare (si tratta in ogni caso di tirar fuori soldi e sono dolori). Secondo: dato che il mercato è pieno di flottante, At&t e Carlos Slim possono rastrellare a loro volta azioni Telecom, o possono addirittura già averle rastrellate nella corsa agli acquisiti che s’è verificata alla vigilia di Pasqua. Solo che una gara a chi compra più titoli avrebbe questo limite superiore: se uno arriva al 30 per cento, deve poi lanciare un’Opa su tutto il capitale. Terzo: gli americani e i messicani potrebbero tagliare la testa al toro lanciando un’Opa fin da ora. Hanno 250 miliardi e per prendere il cento per cento di Telecom ne bastano una cinquantina. L’azienda è molto strategica: servirebbe agli americani per cominciare a scalare l’Europa e ai messicani per mettere le mani su Tim Brasil, una gallina dalle uova d’oro da cui si potrebbe conquistare tutto il Sudamerica.
Politica Mediobanca e gli altri hanno dalla loro, naturalmente, la maggioranza di governo. Di Pietro e la sinistra vogliono che si intervenga anche con la forza per impedire l’affare (c’è un no particolarmente forte agli americani, ai quali sarebbe addirittura preferita una vendita a Berlusconi, peraltro resa impossibile dalla stessa legge Gasparri voluta dal governo Berlusconi). Il senatore della Margherita Luigi Zanda, col vecchio sistema di presentare un’interrogazione parlamentare, ha intanto fatto sapere a chi di dovere di stare molto attenti alle concessioni perché le concessioni a Telecom potrebbero anche non essere rinnovate.
Marinai Il presidente Ahmadinejad ha rimandato a casa i quindici marinai, riempiendoli di coccole e di regali. Grande festa al ritorno. Tony Blair giura di non aver scritto la lettera di scuse (per lo sconfinamento) di cui molti parlano. La fine dell’operazione messa in piedi dai Guardiani della Rivoluzione segnala la reazione dei moderati iraniani, che vedono con preoccupazione le restrizioni economiche decise dall’Occidente nei confronti di un paese che si trova in una seria difficoltà economica. Un’ala dei moderati sarebbe persino pronta a sospendere l’arricchimento dell’uranio tanto temuto dal mondo (perché puà servire a costruire l’atomica) e sanzionato dall’Onu.
Suicidio Matteo Maritano, 16 anni, figlio di una filippina e di un contadino piemontese, s’è buttato dalla finestra di casa sua disgustato dalle prese in giro dei compagni, che lo accusavano di essere gay. In Torino, mercoledì 4 aprile. La madre, per far studiare i tre figli, fa la cameriera da vent’anni. Benché nulla attesti che il ragazzo fosse omosessuale, le associazioni che difendono i diritti dei gay ne stanno inopportunamente facendo uno dei loro e agitandone il destino per far la guerra al Family Day indetto, per il 12 maggio contro la legge sui Dico, dai cattolici.
Sequestro La polizia ha arrestato i sequestratori di Barbara Vergani, rapita a Borgomanero sabato 31 marzo e liberata 24 ore dopo. Era gente che il padre di Barbara, l’imprenditore Carlo, aveva a suo tempo aiutato e che adesso, trovandosi senza un soldo, aveva tentato un gesto disperato. Talmente sprovveduti che la carceriera Sandra Cerri, di 65 anni, prestava all’ostaggio, perché non prendesse freddo, le sue pantofole di velluto azzurro con le margheritine gialle. Il preteso accento tedesco della donna era solo - a dire del suo avvocato - difficoltà di pronuncia provocata dalla dentiera.
Addio Il venerdì di Pasqua è morto Luigi Comencini, il grande regista della commedia all’italiana che avrebbe compiuto 91 anni il prossimo 8 giugno. Film più famoso: Pane amore e fantasia, con la Lollo bersagliera e De Sica maresciallo, un successo tale (un miliardo e trecento milioni di incasso nel 1953) da costringerlo a fare i seguiti Pane amore e gelosia e Pane amore e... A parte il De Sica de I bambini ci guardano, è l’unico regista italiano che abbia lavorato per i bambini e sui bambini: dal primo Proibito rubare (1948, infanzia nei vicoli di Napoli) all’ultimo film, remake di Marcellino pane e vino. In mezzo il Pinocchio televisivo con Manfredi e la Lollo fata-turchina, il Cuore per la tv, l’inchiesta, sempre per la tv, I bambini e noi, ecc.