Corriere della Sera 16/4/2007, 16 aprile 2007
ROMA – Adesso a fare paura sono le alleanze criminali tra etnie diverse. Accordi illeciti tra organizzazioni differenti per formazione e per specializzazione che in alcuni casi consentono la gestione comune degli affari e dei traffici illegali
ROMA – Adesso a fare paura sono le alleanze criminali tra etnie diverse. Accordi illeciti tra organizzazioni differenti per formazione e per specializzazione che in alcuni casi consentono la gestione comune degli affari e dei traffici illegali. O comunque la spartizione del territorio e delle attività. L’ultima relazione del Servizio centrale operativo della polizia disegna la mappa delle presenze in Italia, individua i settori di azione e denuncia: «La malavita albanese si è accreditata presso gruppi criminali turchi e cinesi dediti al traffico di clandestini, quale "agenzia di servizio" in grado di assicurare il passaggio del Canale d’Otranto». LA TRIADE – I cinesi, con albanesi e nigeriani, restano in cima alla lista delle «presenze» più pericolose. Anche se la libera circolazione ha incrementato gli ingressi di rumeni e bulgari che arrivano nel nostro Paese per affiliarsi a organizzazioni malavitose. «La criminalità straniera in Italia rappresenta una grave minaccia – si legge nel rapporto – perché ha mutuato talune caratteristiche proprie di gruppi strutturati. La prima riguarda l’impenetrabilità dei sodalizi propria delle comunità cinesi che non denunciano nemmeno i reati subiti e che hanno costituito nelle città più grandi vere e proprie Chinatown, colonizzandone le più importanti attività commerciali. La seconda è l’uso della violenza e la forza di intimidazione tra sodali, tipica delle organizzazioni albanesi. Infine c’è l’assoggettamento totale delle vittime esercitato dai nigeriani, che gestiscono il mercato della prostituzione con la minaccia verso le donne di ritorsioni ai danni dei propri familiari rimasti in patria». I CINESI’ Il dato più allarmante riguarda la cosiddetta terza generazione. Sono i giovani cinesi nati e cresciuti in Italia che si riuniscono in bande e commettono «reati visibili come le aggressioni per il controllo del territorio, le estorsioni, le rapine». Ma a preoccupare gli analisti è anche l’espansione avvenuta negli ultimi anni. «Le ultime indagini – avvertono gli specialisti dello Sco – hanno dimostrato che la comunità cinese, originariamente stanziata in poche città del centro-nord Italia, ha scelto altre province del sud, tra cui Napoli». Le presenze più numerose rimangono quelle di Roma, Milano, Firenze e Prato, dove si è affinata la tecnica criminale e «sono aumentati i reati contro la persona come le risse, le lesioni, gli omicidi e soprattutto quelli contro il patrimonio con un’impennata di estorsioni, ricettazioni, furti, frodi ed evasioni fiscali». GLI ALBANESI – Nell’area metropolitana e nell’hinterland «hanno monopolizzato la gestione della prostituzione e del traffico di droga». Ma è in tutto il resto d’Italia che si avverte «la penetrazione e la progressiva interazione con organizzazioni criminali italiane che storicamente controllavano le attività illecite in alcune regioni del Mezzogiorno». E così viene sottolineata «l’intesa operativa con sodalizi siciliani per la gestione del mercato degli stupefacenti o dell’immigrazione clandestina» e quella con la malavita del nord «per le attività di tipo predatorio come le rapine in villa o il traffico di auto rubate». Un dato su tutti: «Il 70 per cento delle vetture circolanti in Albania potrebbe essere di provenienza furtiva». Si tratta di attività altamente remunerative che hanno consentito alla criminalità albanese di specializzarsi anche nel riciclaggio dei capitali seguendo due filoni principali: «Il primo prevede l’acquisto continuo di donne da avviare alla prostituzione, l’altro si concretizza con investimenti immobiliari e commerciali nel Paese d’origine». I NIGERIANI – Anche in questo caso la specialità riguarda il controllo della prostituzione e del traffico di droga. E pure i nigeriani sono riusciti, in tempi recenti, «a insediarsi in maniera capillare, allargando il raggio d’azione dal nord Italia – Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna – al sud e in particolare alla Campania». Ma il fenomeno che maggiormente preoccupa è la loro capacità «di evolversi, tanto da poter ormai interagire alla pari con le organizzazioni criminali locali che tradizionalmente controllano le attività illecite in alcune aree del meridione. L’originaria tolleranza nei confronti dei nigeriani si è trasformata da parte degli italiani in vera e propria cooperazione con accordi di mutua assistenza che portano proventi a entrambe le parti», proprio come avviene per i soci di una stessa azienda.