Marco Ansaldo, la Repubblica 13/4/2007, 13 aprile 2007
MARCO ANSALDO
DAL NOSTRO INVIATO
GERUSALEMME - «La reazione di Pio XII all´uccisione degli ebrei durante l´Olocausto è materia controversa. Quando nel 1939 fu eletto Papa, nascose una lettera contro il razzismo e l´antisemitismo preparata dal suo predecessore. Il suo silenzio e l´assenza di linee guida obbligarono in tutta Europa gli uomini della Chiesa a decidere da se stessi come comportarsi».
Sono 13 righe di fuoco quelle che appaiono nella grande sala dello Yad Vashem, il museo della Shoah, sotto la foto di Eugenio Pacelli. Una semplice didascalia, scritta su un pannello posto sotto l´immagine di Papa Pio XII, ma il cui contenuto è stato capace ieri di scatenare una nuova crisi fra Israele e Vaticano.
Per protestare contro quelle parole, ritenute altamente offensive per la Chiesa, il nunzio apostolico presso lo Stato ebraico, monsignor Antonio Franco, ha deciso di non partecipare alla cerimonia annuale in ricordo della Shoah, alla quale è presente l´intero corpo diplomatico straniero in Israele, in programma la prossima settimana a Gerusalemme.
lo stesso nunzio a parlare di una «rinuncia dolorosa». «Mi fa male andare allo Yad Vashem e vedere Pio XII così presentato - afferma - Forse si potrebbe togliere la foto o cambiare la didascalia. Ma certamente il Papa non può essere messo in mezzo a uomini che dovrebbero vergognarsi per quanto compiuto contro gli ebrei. Pio XII non dovrebbe vergognarsi per tutto quello che ha fatto per la loro salvezza, come le fonti storiche hanno messo in risalto. Tuttavia tengo a precisare che la mia assenza alla cerimonia non significa mancanza di rispetto per il ricordo e le vittime di questa tragedia. Questo è fuori discussione. Ma mi rifiuto categoricamente di dire che ci furono responsabilità della Chiesa cattolica e della Santa Sede nel non aiutare gli ebrei, con tutto quello che è stato fatto. Quella foto offende tutta la Chiesa cattolica».
Molto secca la reazione del ministero degli Esteri israeliano. «La cerimonia allo Yad Vashem - dice un portavoce - ha il fine di onorare la memoria delle vittime della Shoah, l´evento più traumatico nella storia del popolo ebraico e fra i più traumatici nella storia dell´umanità. Per quanto riguarda la partecipazione alla cerimonia, ciascuno si comporti secondo ciò che gli dice la sua coscienza».
Allo Yad Vashem, nella sala aperta al pubblico, la foto di Pio XII è appesa vicino a quella di capi di Stato dell´epoca, responsabili di aver avviato campagne razziste. Ci sono le immagini di Hitler, e quella di Mussolini.
Continua il testo scritto in inglese, sotto il titolo «Papa Pio XII»: «Nel 1933, quando fu segretario di Stato vaticano, fu attivo nell´ottenere un Concordato con il regime tedesco, firmato con l´obiettivo di preservare i diritti della Chiesa in Germania, anche se questo significava il riconoscimento del regime razzista dei nazisti. Nonostante le informazioni sulle uccisioni degli ebrei fossero arrivate in Vaticano, il Papa non protestò né verbalmente né per iscritto. Nel dicembre 1942 si astenne dal firmare una dichiarazione degli Alleati di condanna dello sterminio. Quando gli ebrei furono deportati da Roma ad Auschwitz, non intervenne. E mantenne la posizione neutrale per tutta la guerra, con l´eccezione degli appelli rivolti ai governanti di Ungheria e Slovacchia per la fine del conflitto».
Lo Yad Vashem ha reagito alla decisione del nunzio con un comunicato: «Siamo sconvolti e delusi per la decisione del rappresentante del Vaticano di non rispettare la memoria dell´Olocausto. Ciò contraddice la dichiarazione del Papa, durante la sua visita, sull´importanza di ricordare».
La foto di Pio XII fu esposta qui per la prima volta nel 2005, dopo l´apertura del nuovo museo. Anche allora il precedente nunzio, Pietro Sambi, aveva chiesto che la dicitura venisse modificata. I dirigenti israeliani replicarono che sarebbero stati lieti di esaminare il comportamento di Pio XII, se solo il Vaticano avesse acconsentito ad aprire i suoi archivi segreti ai loro ricercatori.