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 2007  aprile 13 Venerdì calendario

MILANO

Sei ore di consiglio e alla fine la governance di Capitalia è così delineata: al presidente Cesare Geronzi vengono attribuite formalmente le strategie su fusioni e acquisizioni, mentre all’amministratore delegato Matteo Arpe spettano quelle industriali; viene rafforzato il comitato di controllo e costituito il comitato nomine, senza però competenze sui manager che restano al giovane banchiere. Il quadro, che dovrebbe chiarire alcune incoerenze di fondo su assetti e poteri fin qui previsti dai vari documenti di governo societario, ha però bisogno soprattutto sul primo punto di un passaggio determinante: l’assemblea straordinaria per modificare lo statuto della banca. Fino a quel momento sulle aggregazioni resterà l’ambiguità di fondo che ha contribuito nei mesi scorsi a «infiammare» la battaglia al vertice dell’istituto capitolino.
La partita tra presidente e amministratore delegato, pubblicamente in collisione su tutto, è comunque tutt’altro che chiusa, e lo dimostrano una volta di più come si sono svolte le cose ieri e la convocazione per oggi stesso del manager committee, del quale fa parte Arpe ma non Geronzi. Ieri il consiglio ha discusso la relazione sulla governance affidata ai tre saggi, Paolo Savona, Alberto Rossetti (Abn-Amro) e Salvatore Mancuso e alla fine il primo punto, relativo alle strategie sulle aggregazioni, è stato approvato all’unanimità con il sì anche di Arpe (che ha «incassato» da Geronzi l’impegno a svolgere il compito in collaborazione con l’amministratore delegato), mentre sulle altre sei delibere il top manager non ha votato, astenendosi alla fine.
Il punto chiave è ovviamente quello delle strategie. In particolare legate alle operazioni di aggregazione e acquisto: la banca romana è rimasta una delle poche a non aver ancora proceduto a un consolidamento e proprio su questo tema determinante e delicato si è consumata la frattura fra Geronzi e Arpe. Resa manifesta soprattutto quando in febbraio, dopo la notizia dell’ingresso nel capitale dell’istituto del Santander, il presidente ha aperto a Emilio Botin mentre l’amministratore delegato ha detto no a spagnoli e francesi (cioè a Vincent Bolloré, alleato di Botin). Il successivo scontro che ha condotto al patto del 22 febbraio che a sorpresa non ha sfiduciato Arpe e a una tregua armata con successivo chiarimento sulla governance, ha portato al board di ieri nel quale si è discusso, appunto, soprattutto sulle strategie.
Lo statuto attribuisce all’amministratore delegato il compito di proporre «le operazioni attive di competenza degli organi collegiali», mentre il patto del 16 febbraio 2006 stabilisce che il presidente «fiduciario del sindacato globalmente inteso» «elabora e indirizza le strategie del gruppo». Un’ambiguità ulteriormente rafforzata ancora dallo statuto che indica di «esclusiva competenza del consiglio» «l’assunzione e cessione di partecipazioni che possano modificare la composizione del gruppo».
A questo punto la «distribuzione» dei poteri è stata chiarita e dovrà essere formalizzata nello statuto. Per il resto la riunione di ieri ha deciso il rafforzamento del comitato di controllo portandone i componenti da tre a cinque (con l’ingresso di Mancuso e Paolo Mariotti accanto ad Alberto Rossetti, Carlo Saggio e Silvio Bianchi Martini), e la costituzione del comitato nomine, al quale parteciperanno, oltre a Geronzi e Arpe, Savona, Mancuso e Martini Bianchi. A questo nuovo organo di governance non sarà però attribuita la competenza sui manager, che resta ad Arpe, per statuto «capo del personale». Le delibere di ieri relative ai vari comitati e ad altri punti (come quello relativo al preposto alla redazione dei documenti contabili) saranno comunque successivamente approfondite dal comitato di controllo insieme all’amministratore delegato: per il momento sono solo stati stabiliti i criteri di fondo. Perché le delibere siano rese operative sono infatti necessari ulteriori atti che potrebbero essere formalizzati nel corso delle prossime riunioni del consiglio.