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 2007  aprile 12 Giovedì calendario

Darfur. Google, il motore di ricerca che un paio d’anni fa ha lanciato il servizio Google Earth (le immagini della Terra viste dal satellite con possibilità di arrivare ai dettagli), ha attivato un nuovo servizio sul dramma umanitario che sconvolge il Darfur, la provincia occidentale sudanese

Darfur. Google, il motore di ricerca che un paio d’anni fa ha lanciato il servizio Google Earth (le immagini della Terra viste dal satellite con possibilità di arrivare ai dettagli), ha attivato un nuovo servizio sul dramma umanitario che sconvolge il Darfur, la provincia occidentale sudanese. Obiettivo, esercitare pressione sul governo perché accolga il contingente di pace delle Nazioni Unite. Il progetto, realizzato da Google in collaborazione col Museo dell’Olocausto di Washington, si può visualizzare scaricando Google Earth. Centrando l’Africa del Nord sulla mappa del pianeta si individua il Darfur, tutto in fiamme, rosse o rosse e gialle. Le prime indicano i villaggi completamente distrutti, le seconde quelli danneggiati. In alcuni casi cliccando sulla fiammella che indica il villaggio si possono visualizzare altri dettagli: numero di case bruciate, numero di morti, foto, video, commenti dei sopravvissuti. John Hefferman, del Centro per la Prevenzione dei Genocidi: "Chi entra su Google Earth, potrà rendersi conto di come la violenza in Darfur è stata sistematica e brutale con il solo scopo di annientare un’intera popolazione". In quattro anni la guerra civile fra ribelli e milizie filogovernative ha fatto almeno 200 mila morti e un milione di feriti. Due milioni di persone hanno cercato riparo nei campi profughi in Ciad o in quelli di sfollati all’interno del Sudan. "Chi entra su Google Earth – ha osservato John Hefferman, del Centro per la Prevenzione dei Genocidi – potrà rendersi conto di come la violenza in Darfur è stata sistematica e brutale con il solo scopo di annientare un’intera popolazione". Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha votato una risoluzione che autorizza l’invio di un contingente di pace di caschi blu, salvo il consenso del governo sudanese (condizione ottenuta dalla Cina, grazie al potere di veto, che ha interesse a proteggere il Sudan viste le concessioni petrolifere ottenute nel sud). La stessa Google si è attratta accuse di connivenza con la Cina, causa l’aver fornito alle autorità di Pechino i dettagli informatici degli internauti cinesi che navigavano su siti censurati, che per questo sono finiti in galera.