Marina Verna, La Stampa 12/4/2007, pagina 38., 12 aprile 2007
Hans Halter, giornalista del settimanale Der Spiegel, nel libro Ich habe meine Sache hier getan («Ho fatto ciò che dovevo fare sulla terra») ha raccolto le ultime parole di 150 donne e uomini famosi
Hans Halter, giornalista del settimanale Der Spiegel, nel libro Ich habe meine Sache hier getan («Ho fatto ciò che dovevo fare sulla terra») ha raccolto le ultime parole di 150 donne e uomini famosi. Dalla A di Adenauer («Non c’è ragione di piangere»), alla Z di Zapata («Meglio morire in battaglia che vivere come schiavo»), nelle sue pagine c’è il meglio delle frasi passate alla storia, ad esempio Marlene Dietrich mise alla porta il sacerdote dicendo «Ho un appuntamento con il tuo capo», mentre Machiavelli, al prete che lo esortava a rinnegare il diavolo, rispose così: «Non credo che questo sia il momento migliore per farsi nuovi nemici». Marx aspettò la morte sulla sedia a dondolo del suo salotto conversando con Engels, all’epoca era di moda lasciare la terra con una frase significativa e l’amico gli domandò quale avesse pensato: «Le ultime parole sono per la gente stupida che in vita non ha avuto abbastanza da dire», rispose Marx. Coco Chanel, nella suite del parigino hotel Ritz dove viveva da anni, si allungò sul letto vestita di tutto punto e alla cameriera sussurrò: «La morte è dunque questa». Oscar Wilde si fece portare dello champagne e, alzando la flûte, disse: «Muoio come sono vissuto: al di sopra delle mie possibilità». Il re di Prussia Federico Guglielmo I chiese al suo medico quanto gli restasse da vivere, quello rispose «mezz’ora, sire, il polso si è già fermato», lui alzò il braccio e disse al polso: «Ti proibisco di fermarti!». E poi: «Morte, non ho paura di te». Napoleone pronunciò «Francia. Esercito. Joséphine», Churchill «Io sono pronto a incontrare il mio creatore. Se Dio sia pronto a incontrare me è tutta un’altra questione», Che Guevara, all’uomo entrato nella stanza con un’arma puntata contro di lui: «So che sei venuto per uccidermi. E allora spara, vigliacco. Uccidi solo una persona, non la rivoluzione». Einstein, quando gli scoprirono un difetto in un’arteria, rifiutò di farsi operare perché «è disgustoso prolungare artificialmente la vita». Qualche giorno dopo, morente, disse alla figlia: «Ho compiuto il mio dovere su questa terra». Il poeta Heinrich Heine, che aveva trascorso gli ultimi otto anni tormentato da dolori indicibili e coricato su uno strato di cinque materassi, sospirò: «Dio mi perdonerà, questo è il suo mestiere». Goethe non esclamò come molti credono «Luce, più luce!» chiedendo di aprire la finestra, bensì disse al suo domestico «Portami il vaso da notte» e morì col recipiente stretto fra le mani. La contessa Valerie von Gasparin, sul capezzale del marito Agénor, così lo consolava: «Mio caro, ti seguirò presto». E lo scrittore, raccogliendo le ultime forze: «No, tesoro. Sai che mi piace essere preceduto».