Varie, 12 aprile 2007
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Leferme Loic
• Dunkerque (Francia) 28 agosto 1970, Nizza (Francia) 11 aprile 2007. Apneista • «[...] recordman nella specialità ”no-limits” [...] si stava allenando per riconquistare il titolo mondiale ottenuto nel 2004 proprio nello stesso mare. Leferme aveva raggiunto i 171 metri (la profondità del suo ultimo record [...] è -183) e stava già risalendo quando qualcosa non ha funzionato nel sistema di contrappeso: nel ”no-limits”, la specialità più estrema del free-diving, si scende con una slitta zavorrata e si risale con un pallone. Il suo allenatore ha raccontato che ”la cima a cui era legato è rimasta impigliata”. stato trovato dai soccorritori a una ventina di metri. [...]» (’Corriere della Sera” 12/4/2007) • «Diceva di vedere il nero prima di ogni tuffo e di avere paura del vuoto [...] il guru dell’acqua, una vita di yoga e apnea [...] Voleva riprendersi il primato e si buttava nel profondo, due mattine ogni settimana, con i capelli lunghi incastrati nella tuta da sub. Nell’ultimo mese si era intestardito su quei numeri: 171. Ci tornava di continuo, giù, dove era già stato capace di arrivare e dove ormai si era stabilizzato, ma gli servivano metri per tornare re dell’oceano. Doveva superare Herbert Nitsch, sceso fino a 183 il 28 agosto 2006. Si chiama recordismo ed è la molla di questo sport che non è neanche riconosciuto come tale. Troppo pericoloso. Le Grand Bleu, una rincorsa fotografata da Luc Besson nel film ispirato alla rivalità tra Maiorca e Mayol, due amici che si rubavano pezzi di abisso, un centimetro dopo l’altro. Leferme era vittima di quella magia, ogni apneista prima o poi ha detto la frase ”conosco il rischio”. Anche Leferme che, a differenza degli altri, ha ammesso di averne paura. Paura e bisogno. Cercava il brivido, l’assoluto e la concentrazione a occhi chiusi quando stava sulla barca, semipronto ad andare dove un essere umano non potrebbe. I suoi genitori lo volevano pesce, ma da acqua di cloro: sognavano per lui una vita da Spitz. Non ha funzionato, la piscina lo annoiava ”è come la vasca da bagno”, ha inseguito spazi più ampi, adeguati alla sua filosofia. Incrocio di religioni e meditazioni, conoscitore del silenzio, lettore di massime orientali, amico di un maestro di danza vietnamita che gli aveva insegnato la calma. Una delle battute più famose del film di Besson dice: ”Sai cosa serve per sopravvivere in mezzo alle sirene? Scendi in fondo, così lontano che il cielo non esiste più. Quando sei lì, nel silenzio totale, ti chiedi se vuoi morire per lei. Allora le sirene arrivano, ti baciano e giudicano il tuo amore”. Leferme era uno di quei testardi che vivono per baciare le sirene, non importa quanto in basso bisogna andare perché le sirene ci sono solo dove gli uomini non sono mai passati. A ogni record serviva ”scalare” ancora. Leferme usava questo verbo al contrario ”invece di risalire pareti io scalo l’acqua, la assecondo come si fa con le montagne”. L’ha assecondata tanto da perdere la strada. Non si capisce cosa sia successo, c’era il sole [...] mattina alle 10, quando la barca è partita da Villefranchesur- mer e la corrente era regolare, giusto un accenno di vento forte al momento dell’immersione. C’erano i sommozzatori di sicurezza, il medico e il compagno di bordo. Quello che ti guarda negli occhi per ultimo, che dà l’ok, che segue la corda e aspetta quei 3 minuti e passa, infiniti. Cèdric Palerme ha contato, con il cronometro in mano e l’ansia in faccia e quando ha capito che non funzionava, che la corda era molle e inceppata, ha mandato un sub a recuperare Leferme. Lo hanno trovato privo di conoscenza, 20 metri sotto il mare. Non è servito il massaggio cardiaco, l’ossigeno e il ricovero d’urgenza, era già morto. [...]» (Giulia Zonca, ”La Stampa” 12/4/2007).