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 2007  aprile 12 Giovedì calendario

Bardotti Sergio

• Pavia 14 febbraio 1939, 11 aprile 2007. Musicista. Poeta • «Se non avesse avuto fiuto per musica e poesia non avrebbe firmato, come produttore, La vita, amico, è l’arte dell’incontro, che nel 1970 riunì in un microsolco storico Giuseppe Ungaretti, Vinicius de Moraes e Sergio Endrigo. Se non fosse stato un compositore di talento non gli sarebbe mai venuto in punta di penna un capolavoro come Canzone per te, con cui Endrigo vinse Sanremo nel ”68. E se poco poco fosse stato più egocentrico non avrebbe dato asilo alla magia della musica brasiliana allestendo per la Vanoni un capolavoro come La voglia, la pazzia, l’incoscienza e l’allegria, al quale nel ”75 collaborarono anche Vinicius e Toquinho. [...] Originario di Pavia, laureato in lettere, diplomato in teoria e solfeggio e per sette anni studente di pianoforte presso il liceo musicale della sua città, entrò nell’industria del disco nel 1962 con un’ambizione che oggi farebbe sghignazzare gli operatori del settore: pubblicare una collana dedicata ai poeti che leggono se stessi (Montale, Ungaretti, Quasimodo, Pasolini). Poi diventò direttore artistico della Arc, la sezione giovani della Rca. Erano anni di grande fermento per il pop made in Italy, un mercato guardato con rispetto anche dalle multinazionali d´oltreoceano. Bardotti, che era un attento talent scout, fu immediatamente sedotto dal mercato globale del pop. Trasformò gli inglesi Rokes (quelli di Shel Shapiro) in un affascinate gruppo italiano dall’accento anglosassone, scrisse il testo italiano di Datemi un martello (che originariamente era If I had a hammer, canzone di protesta composta nel 1949 da Pete Seeger), compose la sontuosa Se perdo te per Patty Pravo (’ lui il responsabile del mio successo”), collaborò con il giovane Dalla alla scrittura di Piazza Grande e Occhi di ragazza e con il giovane Venditti a Roma Roma. Non era un protezionista, sosteneva anzi che le idee migliori nascono dalla collaborazione, che la musica non ha frontiere. Fu lui a tradurre in italiano La canzone dei vecchi amanti di Brel, E io fra di voi di Aznavour e Kubala del catalano Joan Manuel Serrat. I grandi artisti internazionali si fidavano di lui e degli interpreti a cui destinava le loro canzoni. Affascinato dai progetti di ampio respiro, trovò congeniale, come produttore, la forma dell’album-concept che tanto affascinava il pubblico dei primi anni Settanta, l’epoca d´oro del long-playing: Storie di casa mia per Dalla, Concerto grosso per i New Trolls, Non al denaro, non all’amore né al cielo per Fabrizio De André. ”Sergio Bardotti è stato un grande uomo di spettacolo, un autore raffinato e un italiano di grande valore. Ha sempre coltivato il senso dell’amicizia e dell’amore verso la cultura brasiliana, di cui ha saputo tradurne i grandi autori, Chico Buarque in testa”, ha detto il sottosegretario di stato agli Affari esteri, Vittorio Craxi. Baudo ha aggiunto: ”Ci siamo conosciuti nel ”68, quando io esordii al Festival, poi è entrato a far parte della mia schiera di collaboratori”. Erano insieme anche all’ultimo Sanremo: ”Si è sentito male poco prima che ci trasferissimo lì, ma si era rimesso abbastanza bene. Era un simpatico, un sognatore, magari un po’ distratto, e soprattutto non rispettoso della sua salute”. [...]» (Giuseppe Videtti, ”la Repubblica” 12/4/2007) • «Di sé, Sergio Bardotti, amava dire che faceva il paroliere: ”Poeta, per il nostro mestiere mi pare francamente esagerato”. Colto, curioso e decisamente umile è stato uno dei personaggi più influenti della musica italiana. Produttore discografico e autore, firmò, fra gli altri, i testi di Occhi di ragazza per Morandi, Piazza Grande per Lucio Dalla, Quella carezza della sera per i New Trolls. [...] Nella sua carriera, partita agli inizi degli anni ’60, ha lavorato con Fabrizio De André, Ornella Vanoni, Antonello Venditti, Sergio Endrigo, Ennio Morricone. Trasformò l’inno di lotta If I Had A Hammer di Pete Seeger nell’innocua filastrocca Datemi un martello, cantata da Rita Pavone. Per cinque anni seguì Patty Pravo, ”regalandole” Se perdo te. [...] Per due volte vinse Sanremo (nel 1968 con Canzone per te interpretata da Endrigo, e nel 1989 con Ti lascerò affidata alla coppia Anna Oxa-Fausto Leali) e conquistò il Premio Tenco come operatore culturale (1983). ”Aveva dato alta dignità artistica al ruolo cosiddetto del ”paroliere’”, scrive Enrico de Angelis del Club Tenco. [...]» (Sandra Cesarale, ”Corriere della Sera” 12/4/2007) • «Con la barba bianca ingiallita dalla fida sigaretta, le giacche con le tasche sempre un po’ sformate che tradivano interessi più urgenti che non l’eleganza formale, Sergio Bardotti rappresentava un tipo di intellettuale oggi completamente obsoleto. Intanto un intellettuale che aveva dato la propria intelligenza alle canzoni, in un periodo in cui tale dote veniva richiesta, apprezzata e non invece respinta, come spesso càpita ora, con qualche fastidio. Ma Sergio era poi anche un sognatore, uno con la testa eternamente persa dentro pensieri e fantasie che erano tutte sue: anche oggi, che le sue doti erano tutte quante a vantaggio della tv, in una parabola ideativa esemplare che lo aveva in qualche modo sradicato dal suo vero mondo per trapiantarlo nelle rutilanti avventure di vari varietà e soprattutto del Festival di Sanremo, del quale è stato una delle colonne autorali dal 1994 [...] Bardotti è stato senz’altro uno dei pochi numeri uno dietro la canzone d’autore [...] Era stato giovane in tempi in cui non era disdicevole avere una cultura, o addirittura (come lui) una laurea in lettere, e occuparsi di musica leggera. Dalla sua Pavia, si era buttato nei ”60 in quel mondo pieno di idee e speranze. Aveva cominciato a Roma come direttore artistico della ARC, l’etichetta giovane della RCA, lanciando i Rokes, i Primitives, Lucio Dalla. Ma la grande passione fu subito la scrittura dei testi: per Morandi, Occhi di ragazza; per Ron Piazza Grande, portata al successo da Dalla; per Dalla Itaca. [...] Consigliere affettuoso, sapeva tessere quel filo sottile che nasceva da una solida cultura: nei primi ”70 lavorò da produttore a Non al denaro non all’amore nè al cielo di De André, e al Concerto Grosso dei New Trolls. Fece scoprire all’Italia il sound brasiliano, lavorando con Vinicius de Moraes, Carlos Jobim, Chico Buarque de Hollanda, Toquinho. Quando fece incontrare il Brasile con Ornella Vanoni, nacque una delle stagioni più felici dell’interprete, a metà dei ”70, con La voglia la pazzia. Nell’83 ricevette la Targa Tenco. [...]» (Marinella Venegoni, ”La Stampa” 12/4/2007).