?, 11 aprile 2007
PER VESPA
La Gazzetta dello Sport
Anno I, numero 71.
12 aprile 2007
Caduta l’ipotesi di una commissione d’inchiesta, voluta dalla Lega ma bocciata da Forza Italia, oggi alle 11.30 Massimo D’Alema riferirà alla Camera sul caso Mastrogiacomo.
Io mica ho capito la differenza tra caso Mastrogiacomo e il caso Sgrena, o quello di Clementina Cantoni o quello delle due Simone.
Consideri questo: dopo l’11 settembre molti italiani sono stati sequestrati in Afghanistan e in Iraq; sempre i nostri governi, senza distinzione, hanno operato per riportare gli ostaggi a casa; per riportare gli ostaggi a casa non hanno esitato a pagare un riscatto. Da quello che ha rivelato in questi giorni giorni Gino Strada e quello che ha scritto la stampa internazionale (soprattutto il Times) risulta che sono stati pagati 9 milioni di dollari per Salvatore Stefio, Umberto Cupertino e Maurizio Agliana; 5 milioni di dollari per le due Simone; 6 milioni di dollari per Giuliana Sgrena; 200 mila dollari più la scarcerazione della madre del sequestratore Timor Shah per Clementina Cantoni.
Dov’è la differenza col caso Mastrogiacomo?
Per il centrodestra le circostanze gravissime e senza precedenti del caso Mastrogiacomo sono tre: l’essersi affidati per la trattativa a un privato, cioè Emergency; lo scambio dell’ostaggio con cinque terroristi; la "sovraesposizione" (è il termine adoperato dalla Casa delle Libertà) del governo amico del presidente Karzai, costretto a perdere la faccia davanti al suo popolo: è riuscito a salvare lo straniero Mastrogiacomo, ma al prezzo della vita di due afgani.
Ma non c’era anche ai tempi di Berlusconi qualcuno che faceva quello che adesso ha fatto Strada?
Chi, Maurizio Scelli? Beh, le cose erano un po’ diverse. Scelli rappresentava la Croce Rossa Italiana, che è un organismo pubblico, e che inoltre ha un suo apparato internazionale. Per questo ha un maggior titolo istituzionale per condurre una trattativa, e anche limiti più precisi. Scelli non avrebbe mai potuto trattare lo scambio tra un sequestrato e un terrorista e infatti non l’ha mai fatto. Inoltre i servizi afgani, e forse anche quelli italiani, sospettano che il mediatore Rahmatullah Hanefi, il collaboratore di Strada cui dobbiamo la liberazione sia del fotoreporter Gabriele Torsello che di Mastrogiacomo, sia in realtà un fiancheggiatore dei talebani e di Al Qaeda. Strada lo difende dicendo che in Afghanistan non ci si può muovere senza avere contatti con quegli assassini dei talebani. A questo argomento si replica così: accetterebbe il grande medico di Emergency la teoria per cui in Sicilia non si può governare senza scendere a un qualche patto con la mafia?
Mi scusi, ma che differenza c’è, in termini di sicurezza, tra liberare dei terroristi o dar soldi ai loro complici in libertà?
Comunque vada, quando si scende a patti con i terroristi si provoca un danno perché si intacca la sicurezza generale. C’è anche quest’altro problema: accettare di trattare con i talebani significa riconoscer loro lo stato di forza combattente, di forza belligerante. Lo schieramento occidentale vuole invece che siano considerati dei terroristi, dei banditi.
Ma alla fine lo toglieranno o no il segreto di Stato su queste storie?
Non credo proprio. L’opposizione è già contenta di aver costretto il governo a presentarsi in Parlamento mostrando tutte le sue divisioni. Nella storia di questi giorni, tanto per fare un esempio, Rifondazione è più vicina a Strada che a Prodi. Berlusconi poi non ha interesse a render noti i sotterfugi a cui hanno fatto ricorso i suoi due governi per portare a casa i nostri ostaggi. Infine, il segreto è necessario, la sicurezza di un paese si basa anche su segreti di questo tipo: l’Avvocatura dello Stato ha accusato proprio adesso la Procura di Milano di aver procurato un sensibile danno, con le sue indagini sul sequestro di Abu Omar, al prestigio internazionale del Paese. In quel sequestro la Cia ha agito d’accordo con i nostri servizi. I giudici milanesi, indagando su una materia in cui la loro competenza è opinabile, hanno poi anche rivelato nomi, fatti, circostanze che dovevano restare riservati. Come ci si potrà fidare, un domani, di un Paese che si comporta così? Anche per questo maggioranza e opposizione - qualunque cosa dicano ufficialmente - sono in realtà già d’accordo: commissioni d’inchiesta sul caso Mastrogiacomo non ce ne saranno.