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 2007  aprile 11 Mercoledì calendario

GAZZETTA 12 APRILE 2007

per GIORGIO. Caduta l’ipotesi di una commissione d’inchiesta, voluta dalla Lega ma bocciata da Forza Italia, oggi alle 11.30 Massimo D’Alema riferirà alla Camera sul caso Mastrogiacomo.
1 Io mica l’ho capito qual è la differenza tra la storia del giornalista di Repubblica e quelle della Sgrena, di Clementina Cantoni, o delle due Simone.
Ha ragione, da quando l’11 settembre ha dato il via alla guerra globale al terrorismo, in Afghanistan e in Iraq sono stati molti gli italiani finiti nelle mani dei terroristi. Ed i nostri governi, senza distinzione, hanno sempre fatto, come logico, tutto il possibile per portarli a casa. Ovvero hanno pagato il riscatto, salvo poi smentirlo in pubblico: per Salvatore Stefio, Umberto Cupertino e Maurizio Agliana, i tre addetti alla sicurezza rapiti in Iraq nell’aprile 2004 insieme al povero Fabrizio Quattrocchi, Gino Strada dice che furono pagati 9 milioni di dollari; per le due Simone, Pari e Torretta, rapite a Bagdad nel settembre 2004, il prestigioso quotidiano inglese Times scrisse che erano stati pagati 5 milioni di dollari; per Giuliana Sgrena, l’inviata del manifesto rapita in Iraq nel febbraio 2005, il Times parlò di un riscatto di 6 milioni di dollari; per Clementina Cantoni, la cooperante di Care International sequestrata il 16 maggio 2005 a Kabul, Timor Shah, il capo della banda di criminali comuni che l’aveva presa in ostaggio, disse che oltre alla scarcerazione della madre aveva incassato 200mila dollari.
2 E allora che c’è di diverso col caso Mastrogiacomo?
Per il centrodestra le circostanze gravissime e senza precedenti sono tre: l’affidamento a trattativa privata, cioè ad Emergency, della liberazione di Mastrogiacomo; lo scambio dell’ostaggio con 5 terroristi; la sovraesposizione del governo amico di Karzai, costretto prima a perdere la faccia per salvare la vita del nostro connazionale, puoi a lasciar morire l’interprete afgano per fermare una pericolosa escalation con i talebani.
3 Ma non c’era una specie di Strada anche ai tempi del governo Berlusconi?
Chi, Maurizio Scelli? Beh, le cose erano un po’ diverse. Scelli rappresentava la Croce Rossa Italiana, che è un organismo pubblico, e che inoltre ha un suo apparato internazionale.E infatti le trattative condotte da Scelli non hanno mai portato alla liberazione di terroristi iracheni. Non bastasse, i servizi afgani, e forse anche quelli italiani, sospettano che il mediatore Rahmatullah Hanefi, il collaboratore di Strada cui dobbiamo la libertà del fotoreporter Gabriele Torsello e di Mastrogiacomo, sia in realtà un fiancheggiatore dei talebani e di Al Qaeda. Strada lo difende dicendo che in Afghanistan non ci si può muovere senza aver contatti con quegli assassini dei talebani, che è un po’ come dire che in Sicilia non si può far politica senza scendere a patti con la mafia, un’idea che è difficile credere che Strada considererebbe accettabile.
4 Mi scusi, ma che differenza c’è, in termini di sicurezza, tra liberare dei terroristi o dar soldi ai loro complici in libertà?
Ha ragione. Comunque vada, quando si scende a patti con i terroristi si fanno danni e si diminuisce la nostra sicurezza. L’ex ministro della Difesa Martino ammette che in guerra gli scambi di prigionieri sono previsti, dice che il problema è che lo scambio deve avvenire tra pari, un generale per un generale, una spia per una spia, non, come in questo caso, cinque capi talebani per un civile. Però si dice anche che per ottenere la liberazione delle due Simone, Scelli salvò la vita a quattro terroristi sunniti, che fece curare nell’ospedale della Croce rossa a Baghdad. tutta una questione di sfumature.
5 Ma alla fine lo toglieranno o no il segreto di Stato su queste storie?
Non credo proprio. L’opposizione è già contenta di aver costretto il governo a presentarsi in parlamento mostrando una volta di più le sue divisioni, perché nella storia di questi giorni, tanto per fare un esempio, Rifondazione è più vicina a Strada che a Prodi. Non bastasse, Berlusconi non ha interesse a divulgare i sotterfugi cui hanno fatto ricorso i suoi governi per portare a casa i nostri ostaggi. Infine, la sicurezza di un paese si basa anche su questi segreti: tenga presente che l’Avvocatura dello Stato, è storia di questi giorni, ha accusato la Procura di Milano di aver procurato un sensibile danno all’intelligence del nostro paese indagando sul sequestro di Abu Omar, l’ex imam della moschea milanese di viale Jenner: né il governo né i servizi segreti sono infatti più credibili agli occhi dei loro alleati, perché i magistrati hanno svelato nomi, fatti e relazioni che dovevano restare riservati. Per questo, ne può star certo, non ci sarà nessuna commissione d’inchiesta.