11 aprile 2007
Marco Badiali, di anni 48. Modenese, ingegnere, sposato, due figli di 6 e 9 anni, «disponibile e gentile», una passione per il fuoristrada in moto, si faceva chiamare ”Lupo Rik” «perché gli piaceva identificarsi nel lupo che vive libero nei boschi» e per ringraziare i proprietari dei fondi che gli consentivano di scorazzare su due ruote lui e altri centauri, vestiti da Babbo Natale, ogni 24 dicembre consegnavano doni alle famiglie di contadini
Marco Badiali, di anni 48. Modenese, ingegnere, sposato, due figli di 6 e 9 anni, «disponibile e gentile», una passione per il fuoristrada in moto, si faceva chiamare ”Lupo Rik” «perché gli piaceva identificarsi nel lupo che vive libero nei boschi» e per ringraziare i proprietari dei fondi che gli consentivano di scorazzare su due ruote lui e altri centauri, vestiti da Babbo Natale, ogni 24 dicembre consegnavano doni alle famiglie di contadini. Sabato 7 aprile era nell’Appennino modenese con alcuni amici per festeggiare l’acquisto della moto da enduro nuova, la meta era una trattoria dove avrebbe offerto il pranzo a tutti, correndo su un sentiero di collina non s’accorse però d’un filo spinato che tagliandogli la strada gli segò senz’altro la gola. Quel filo, nuovo di zecca, l’aveva celato a un metro e mezzo d’altezza, tra venerdì notte e sabato mattina, qualcuno che ha in odio i motociclisti e le loro scorribande nella zona. Mattinata di sabato 7 aprile nel tratturo Gaiato di Pavullo, Appennino modenese.