Varie, 9 aprile 2007
GAZZETTA 10 APRILE 2007
per GIORGIO. A Pasqua i talebani hanno decapitato il venticinquenne Adjmal Nashkbandi, l’interprete rapito lo scorso 5 marzo nella provincia afgana di Helmand insieme al giornalista di Repubblica Daniele Mastrogiacomo e all’autista Sayyed Agha, anche lui morto sgozzato lo scorso 16 marzo.
1 Ma l’interprete non doveva essere liberato con Mastrogiacomo?
Quando il negoziato si è concluso, Mastrogiacomo e Nashkbandi sono stati liberati insieme dalle catene che li avevano imprigionati per 15 giorni ed avviati su due convogli che dovevano condurli fuori dal campo talebano. Daniele ha raggiunto la libertà e per fortuna oggi non dobbiamo piangere anche la sua morte. Adjmal, un giornalista freelance che aveva collaborato con varie testate, tra cui la prestigiosa emittente inglese Bbc, non s’è capito se è stato ricatturato oppure ceduto ad un’altra banda per intavolare una nuova trattativa con il governo afgano. Sta di fatto che il 23 marzo il feroce mullah Dadullah ha fatto sapere attraverso un’intervista al settimanale tedesco Der Spiegel di tenerlo ancora prigioniero e il 29 ha cominciato a minacciare di ammazzarlo in quanto spia della Nato, la scusa che usano ogni volta che hanno voglia di sgozzare qualcuno.
2 Era proprio impossibile salvare la vita dell’interprete?
Purtroppo in Afghanistan è in corso una specie di gioco al rialzo tra il mullah Dadullah e il governo di Amid Karzai. Venerdì scorso il presidente afgano aveva affermato durante una conferenza stampa che non sarebbe più sceso a patti con i talebani, e che quanto accaduto con Mastrogiacomo (la liberazione di cinque guerriglieri in cambio del giornalista) era stata «un caso eccezionale». Subito dopo aver comunicato l’avvenuta esecuzione, i talebani hanno spiegato all’agenzia Associated Press che avevano chiesto il rilascio di due comandanti in cambio di Adjmal Naqshbandi e che di fonte al rifiuto del governo avevano deciso di anticipare l’esecuzione di 24 ore rispetto alla scadenza dell’ultimatum.
3 anche un po’ colpa nostra se Adjmal ha fatto quella brutta fine?
L’opposizione pensa di sì. Secondo il forzista Schifani ll governo adesso dovrà spiegare al popolo afgano il motivo per cui ha privilegiato nella trattativa la vita di un uomo, Mastrogiacomo, lasciando al proprio destino quella di un altro innocente. L’ex ministro Calderoli dice che l’assassinio dell’interprete è il bel risultato delle trattative condotte dal governo e spiega che se si comincia a fare concessioni non solo si mettono in libertà dei terroristi ma si spinge gli altri a continuare su quella strada. La Lega ha chiesto addirittura che Prodi sia messo in stato d’accusa, quello che gli americani chiamano impeachment, o che perlomeno venga istituita una commissione di inchiesta sull’intera vicenda Mastrogiacomo. Il governo accusa il centrodestra di strumentalizzare in modo vergognoso la morte dell’interprete, ma si deve difendere soprattutto dalle accuse di Gino Strada, il fondatore di Emergency che ce l’ha con Prodi e D’Alema per la faccenda di Rahmatullah Hanefi.
4 E chi sarebbe questo Rahmatullah?
un suo collaboratore che ha avuto un ruolo decisivo nella liberazione di Mastrogiacomo, ma che subito dopo è stato arrestato dai servizi segreti afgani con l’accusa di essere addirittura un organizzatore del rapimento. Strada liquida le accuse come calunnie e spiega che quelli dei servizi segreti afgani sono gentaglia, tagliagole, assassini e delinquenti, ma soprattutto è infuriato perché il governo non ha speso una parola per Rahmatullah nonostante fosse stato lui a consegnare i due milioni di dollari pagati dal governo per liberare Gabriele Torsello, il fotoreporter rapito il 12 ottobre scorso e liberato il 3 novembre. Il problema è che il governo ha sempre negato di aver pagato il riscatto, e dunque non può dire quel che Strada si aspetta che dica.
5 Ma secondo lei con i rapitori bisogna trattare o no?
una questione molto complicata, ma a volte abbandonare la cosiddetta ”linea della fermezza” per riconoscere interlocutori che non si vorrebbero riconoscere come tali e l’unico modo per salvare la vita degli ostaggi. In Italia la questione è tornata d’attualità all’indomani del sequestro Mastrogiacomo, ed ha portato molti politici a rileggere le diverse posizioni assunte durante gli anni di piombo, in particolare nel caso del rapimento e dell’assassinio di Aldo Moro. Io credo che si dovrebbe sempre trattare per la vita di una persona, ma con grande discrezione, diplomazia, rifuggendo dalle manifestazioni di massa e affidando i contatti a mediatori esperti.