Concita De Gregorio la Repubblica, 10/10/2003: l’intervista integrale è già in Frammenti (scheda 113269), 10 ottobre 2003
Senatore, all’epoca del sequestro Moro c’erano piduisti al vertice dei Servizi e nel comitato di emergenza che lei riuniva al Viminale
Senatore, all’epoca del sequestro Moro c’erano piduisti al vertice dei Servizi e nel comitato di emergenza che lei riuniva al Viminale. Santovito, Grassini, Pelosi. Non ne sapeva niente? «All’epoca non si sapeva della P2. Grassini era un vero galantuomo, amico di Pecchioli. Sa come si lavorava col Pci?». Dica. «Io chiamavo Pecchioli, gli dicevo vorrei nominare Dalla Chiesa capo del Servizio. Lui andava al partito, tornava e diceva: no. Però senta anche questo. Quando ero presidente della Repubblica si doveva nominare il capo di stato maggiore della Marina, uno dei candidati, Cervetti, aveva fatto parte della P2. Venne da me, e andò da Martinazzoli, un alto esponente del Pci. Disse: se non lo nominate non dite poi che siamo stati noi ad impedirvelo. è una partita fra voi e la Anselmi». Sta dicendo che il Pci aveva rapporti con uomini della P2? «è stato Gelli che ha fatto arrivare al Pci attraverso il Banco Ambrosiano il prestito per ”Paese sera”, o no? Una volta ho chiesto a Gelli: ma come mai nessuno ha mai detto dei suoi rapporti con Moro? Lo sa che Gelli si adoperò, coi rumeni, per farlo liberare?». Veramente Gelli ha detto a ”Repubblica” che per liberare Moro non avrebbe fatto niente. Ha raccontato dell’antipatia reciproca. Ha invece manifestato grande stima per lei, senatore. «Io non credo che Moro abbia contestato al diplomatico Gelli di essere il rappresentante di un governo autoritario: era troppo fine per una tale grossolanità. D’altra parte non è nemmeno vero che la politica di Moro dispiacesse agli Usa, almeno non più dal momento in cui nasce il governo Andreotti». La versione di Moro benvoluto dagli americani e di Gelli che si adopera per liberarlo è per lo meno stravagante. «La verità è sempre più complessa di quel che sembra e quella che lei chiama stravaganza è un aspetto della storia. Sono convinto che la P2 nel sequestro Moro non abbia avuto un ruolo. L’intelligence americana era in contrasto con noi perché non volevamo trattare. Credo che il sequestro sia stato opera delle Br. I brigatisti non volevano soldi, né scambio di prigionieri. Volevano il riconoscimento politico. Sono gente di intelligenza e cultura superiore alla media. Li ho avuti qui, in questo salotto».