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 2007  aprile 07 Sabato calendario

ROMA - «Sputi? Insulti? Cubetti di porfido e accendini lanciati in pieno volto? Ormai siamo anestetizzati

ROMA - «Sputi? Insulti? Cubetti di porfido e accendini lanciati in pieno volto? Ormai siamo anestetizzati. Ci addestrano ore e ore a ricevere questo "trattamento speciale" e a non perdere mai la lucidità. Chi lavora alla Celere sa che quello a cui va incontro tra gli spalti e nelle piazze è tutto compreso nei 1.200 euro che ci arrivano in busta paga». Nel piazzale interno del Reparto Mobile di Roma, al numero 1680 di via Portuense, località Ponte Galeria, i poliziotti si stanno addestrando per il match Lazio-Messina. Un muro alto, con in cima del filo spinato, separa la caserma "Stefano Gelsomimi" - la più grande d´Italia - dal Centro di permanenza temporanea. Sono le dieci del mattino e la preparazione, un vero e proprio addestramento che si fa sempre prima di ogni servizio, è cominciata già da due ore nell´ampio spiazzo dove si riproducono situazioni che si possono trovare in strada. A far da scenario alla simulazione di uno scontro supporter-poliziotti alcuni pullman dell´Atac, usati per le esercitazioni ai servizi di scorta ai tifosi. «Quanti di noi saranno impiegati domani all´Olimpico lo sapremo soltanto alle 18, ma intanto ci alleniamo tutti». La prima regola del reparto mobile è questa: il pronto intervento dei celerini non si pianifica mai. «E noi non possiamo mai decidere cosa faremo il giorno dopo, prima delle sei del pomeriggio... per la gioia di moglie e fidanzate». L´Osservatorio permanente per l´ordine pubblico, un ufficio del ministero dell´Interno, in base all´indice di pericolosità dell´evento e all´affluenza prevista, valutata la situazione, stabilisce gli uomini della Celere da impiegare. Quindi invia un fax alla questura che, a sua volta, gira la direttiva ai vari reparti mobili. Mai prima delle 18 del giorno che precede il servizio. Ma nel frattempo tutti i poliziotti in turno si devono preparare. Superato l´addestramento propedeutico - una sorta di riscaldamento con corse lungo il campo, scatti a destra e a sinistra, movimenti ginnici - si passa alle esercitazioni successive e più specifiche: utilizzo dello sfollagente, coordinamento del singolo all´interno del gruppo (ogni gruppo non supera le 10 unità), lancio di lacrimogeni, salita e discesa dai mezzi, movimenti in caso di una carica. «Il GL 4090 - spiega un agente - è l´arma che spara i lacrimogeni: il tiro va fatto ad almeno 45 gradi di inclinazione per far sì che il fumo che si propaga sia un deterrente per quelli che hanno intenzione di avanzare». E lo sfollagente? «L´obiettivo dell´uso di quest´arma non è quello di procurare lesioni, ma è quello di interrompere un´attività illegale. Ti colpisco - mai alla testa, solo su gambe e braccia - se non indietreggi, ti colpisco se mi affronti, ti colpisco quando le circostanze mi dicono che devo invadere il territorio nemico. Ma le regole sono ferree: è il funzionario, cioè un vicequestore, a coordinare le operazioni e a comandare la carica. E in genere il comando arriva solo quando si ravvisano comportamenti contrari alla norma». Se l´estrema ratio è dunque effettuare una carica, il comando arriva dall´alto e allora si procede alla fase chiamata "occupazione del territorio": i poliziotti camminano (o corrono) e occupano fisicamente quello che fino al momento prima era lo spazio della folla antagonista. «Se la nostra avanzata basta a scoraggiare i comportamenti scorretti non arriviamo al contatto; se la folla non indietreggia allora tiriamo fuori lo sfollagente. E fin quando il funzionario che ha dato lo start all´operazione di carica, o meglio di "occupazione del territorio", non dice basta, non ci fermiamo». Ma agli agenti è tassativamente vietato reagire di fronte a insulti, sputi e persino lanci di accendini, a meno che non sia minacciata l´incolumità dei poliziotti. Nella caserma di Ponte Galeria i finti supporter danno libero sfogo a offese e coloriti cori all´insegna dei colleghi che, impassibili, non cedono alle pesanti provocazioni. «Ormai ci siamo abituati alle parolacce e non distinguiamo neanche più un coro contro la squadra avversaria da quello contro di noi. Il nostro dovere non è perdere le staffe, ma garantire l´ordine».