Giovanni Pons, la Repubblica 7/4/2007, 7 aprile 2007
I SEI mesi di fuoco tra Guido Rossi e Marco Tronchetti Provera iniziano il 15 settembre 2006 e finiscono ieri, esattamente dopo 203 giorni, con le dimissioni del professore dalla presidenza Telecom
I SEI mesi di fuoco tra Guido Rossi e Marco Tronchetti Provera iniziano il 15 settembre 2006 e finiscono ieri, esattamente dopo 203 giorni, con le dimissioni del professore dalla presidenza Telecom. In quel venerdi 15 settembre si chiudeva una settimana a dir poco incandescente per il futuro della società di telecomunicazioni più bistrattata d´Europa. La settimana era iniziata con un consiglio di amministrazione in cui Tronchetti Provera riusciva a far passare la sua linea sulla "separazione" della Tim e della rete sull´ultimo miglio. Una decisione che lasciò «sconcertato» il premier Romano Prodi in quei giorni in visita in Cina cui seguì lo spiattellamento ai quattro venti di tutti gli incontri privati che il presidente del Consiglio ebbe nei sei mesi precedenti con Tronchetti Provera. Il quale replicò con la pubblicazione sui giornali del piano Rovati sullo scorporo della rete, gesto che diede la stura alla bufera politica e costrinse Prodi ad andare in Parlamento per fornire spiegazioni. In questo quadro dai contorni drammatici - sono di mercoledì 20 settembre i primi arresti di Tavaroli & C. per l´inquietante caso dello spionaggio illecito in Telecom - la nomina di Rossi alla presidenza assume la valenza dell´arrivo di un garante, dotato di credibilità e indipendenza anche nei confronti della magistratura. E in effetti Rossi lavora proprio in questa direzione, smonta le speculazioni sul debito della Telecom troppo alto, si adopera per eliminare dai giornali la parola "intercettazioni", cerca e trova un dialogo con l´Authority sulla spinosa questione dello scorporo della rete che interessa soprattutto il governo. Tronchetti lo sceglie anche in una logica politica, poiché Rossi rappresenta un ponte verso Massimo D´Alema, da contrapporre all´avanzata prodiana che lo sta sommergendo. Ma Rossi fa di più perché ritiene che il suo ritorno in Telecom, dopo la breve parentesi della privatizzazione, debba spingersi oltre. Cerca di spezzare quella catena strettissima che lega Pirelli, azionista al 18%, a Telecom. Rossi indossa i panni, ovviamente non graditi a Tronchetti, di presidente di tutti gli azionisti, secondo un modello di public company in vigore nei più evoluti mercati anglosassoni. Ma a ogni pie´ sospinto si imbatte nel catino della finanza italiana: il patto di consultazione siglato tra Olimpia e Mediobanca in ottobre ne è un evidente segnale. Quando il vicepresidente Carlo Buora porta in consiglio la proposta di Carlos Slim per Tim Brasil, il mandante è l´azionista di riferimento. In Rossi cresce il disappunto per l´evidente conflitto di interessi, un fenomeno che ha descritto in ben due saggi usciti per Adelphi e che considera il male oscuro del capitalismo italiano. Il professore procede per piccoli passi: costringe Buora a scegliere tra Pirelli e Telecom. Inserisce nell´organigramma il suo assistente, il fedelissimo Franco Brescia, che prende il posto di Riccardo Perissich nei rapporti con le istituzioni. Il maresciallo D´Andrea nella delicata funzione dell´audit. Ma i rapporti con Tronchetti cominciano a deteriorarsi. La miccia che innesca l´ordigno si accende intorno al 10 febbraio, quando la Repubblica anticipa l´intenzione della Pirelli di vendere agli spagnoli di Telefonica un pezzo di Olimpia. Rossi la prende male, la interpreta come una forzatura che arriva dall´alto. Un´operazione nell´interesse dei soli soci Pirelli e non di quelli, ben più numerosi, di Telecom. Gli uomini di Tronchetti, al contrario, mettono a punto un documento in cui dalla grande alleanza scaturirebbero enormi vantaggi per entrambe le società. Ma il sospetto che Telefonica voglia appropriarsi del gioiellino brasiliano è molto forte. L´operazione non varca la soglia del cda, Rossi ha eretto una muraglia e l´8 marzo si arriva al primo scontro frontale. I "pirelliani" Puri Negri, Moratti e Pistorio si astengono dall´approvazione del piano industriale giudicato troppo tiepido in mancanza di una prospettiva industriale con Telefonica. Rossi risponde che gli accordi con Cesar Alierta si possono fare ma senza legarsi le mani, così come ha fatto la Fiat di Marchionne. Passa la linea di Rossi e per la prima volta negli ultimi cinque anni la volontà di Pirelli non trova riscontro nelle deliberazioni del consiglio. La conseguenza, per Tronchetti, è gravissima: il premio di maggioranza costruito negli anni intorno al 18% di Olimpia si sgretola. Non può permetterlo, anche per dovere verso gli azionisti Pirelli che dall´inizio dell´avventura nelle tlc hanno già perso 2 miliardi di euro più il costo del capitale impiegato. A questo punto Tronchetti decide di mettere tutto in vendita e porta un nuovo compratore: il vecchio Slim torna utile con i suoi alleati americani, il colosso At&t si ripresenta dopo dieci anni. Il rischio che Rossi mandi tutto all´aria un´altra volta è reale, anche perché la maggioranza di governo si schiera contro l´operazione. Informando solo Benetton, Tronchetti decide di far fuori Rossi, nottetempo, con un tratto di penna che esclude il professore dalla lista dei consiglieri che dovranno essere eletti dall´assemblea. E Rossi, come ha fatto tante volte negli ultimi 25 anni, esce sbattendo la porta.