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 2007  aprile 07 Sabato calendario

MAURIZIO MOLINARI

E’ un rapporto allarmista che rischia di diventare in breve tempo un boomerang facendo abbassare la guardia dell’opinione pubblica sui cambiamenti climatici in atto». Dall’ufficio di direttore del Centro di ricerche climatiche dell’Università del Delaware, David Legates, non nasconde i dubbi sui contenuti del rapporto del Panel intergovernativo sul cambiamento climatico (Ipcc) che è stato reso noto a Bruxelles.
Che cosa del rapporto non la convince?
«Si tratta sempre della stessa gente che afferma le stesse cose. In particolare il rapporto del Panel intergovernativo afferma che aumenterà l’attività degli uragani, mentre l’ultima conferenza dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale ha esplicitamente affermato che non possiamo in questo momento dire con certezza che i cambiamenti climatici siano collegati con l’attività degli uragani. Questo è il motivo per il quale un noto esperto di uragani come Chris Landsea si è recentemente dimesso dall’Ipcc».
Sta dicendo che il rapporto dell’Ipcc afferma qualcosa di sbagliato sul clima?
«Affermo che mi colpisce la differenza di conclusioni fra l’Organizzazione mondiale che studia gli uragani e l’Ipcc. Nel primo caso il consenso fra gli scienziati è sul fatto che "nessuna conclusione definitiva" può essere tratta sull’impatto del clima sugli uragani, mentre l’aumento di danni "è dovuto alla concentrazione di popolazione sulle zone costiere"».
Uno dei perni del rapporto dell’Ipcc è l’allarme sull’aumento di 1,8 gradi della temperatura del pianeta e sul rischio di successivi aumenti capaci di provocare eventi devastanti. Che cosa ne pensa?
«La temperatura sta salendo sulla Terra da almeno centoventidue anni, in parte a causa di un ciclo naturale. Ma è una situazione che può mutare, durante gli Anni Settanta - per fare un esempio - attraversammo un periodo di raffreddamento. Questo significa che le temperature continueranno a salire ma non sappiamo quanto a lungo».
Qual è l’obiezione di fondo che lei solleva al rapporto degli esperti del Panel?
«Il fatto di non tenere conto dell’esistenza di altre opinioni. E’ una scelta che può avere conseguenze negative perché se da un lato è opportuno e giusto che l’opinione pubblica sia allertata sui cambiamenti climatici, dall’altra, assieme a un gruppo di scienziati che si considerano eretici non-scettici, ritengo che sostenere scenari estremistici può causare un boomerang nel medio periodo. Per il semplice motivo che poiché questi scenari devastanti non si realizzeranno la gente avrà una reazione opposta, inizierà a non credere più alla scienza del clima e quindi tarderà a condividere i rimedi che bisogna adottare. I cambiamenti climatici stanno avvenendo, ma non porteranno alle conseguenze devastanti delle quali parla l’Ipcc».