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 2007  aprile 07 Sabato calendario

I media comunicano l’arresto del «reggente» di un gruppo della camorra napoletana. Reggente – si spiega – in quanto il capo di quel gruppo era già in carcere

I media comunicano l’arresto del «reggente» di un gruppo della camorra napoletana. Reggente – si spiega – in quanto il capo di quel gruppo era già in carcere. Reggente: così, senz’altro e senza alcuna distinzione grafica nell’indicarlo. Ne deduco che la camorra appare così strutturata in un suo assetto istituzionale, che viene naturale di designare con uno dei nomi più consolidati della tradizione del diritto pubblico europeo la realtà di fatto per cui Tizio sostituisce Gaio nel dirigere un gruppo dell’«onorata società». Negli stessi giorni le cronache sono affollate dalle notizie sull’inchiesta della Procura di Potenza per la cosiddetta Vallettopoli. Ogni volta sono a ragione indicati anche i nomi dei magistrati che conducono l’inchiesta, e ogni volta li si qualifica come «titolari» dell’azione inquirente in corso. Titolari? Il titolare è lo Stato, o meglio il Popolo Italiano nel cui nome sono pronunciate le sentenze derivanti dalle inchieste. Agisce dunque la parte pubblica, e per essa la Procura. In questo, come ormai da anni in tutti gli altri analoghi casi, la qualifica di titolare viene ripetuta con tale insistenza da fare pensare che il magistrato indicato sia il titolare nel senso diretto e immediato (un quasi proprietario) dell’inchiesta. Naturalmente, se questo sospetto semantico non nascesse, non vi sarebbe questione. Che possa nascere è, dunque, significativo di un disorientamento informativo e culturale di cui ci si dovrebbe dare più pena. Non mi chiedete ora: «Che cosa ti è preso» per notare cose tanto correnti? Ne sarei solo inconsolabilmente desolato per quest’altro uso mediatico, che strazia la grammatica italiana non meno di quanto strazino il diritto le locuzioni sopra riportate. Chiedetemi almeno che cosa mi abbia preso.