Massimo Nava, Corriere della Sera 7/4/2007, 7 aprile 2007
Professor Cardia, Liberazione scrive che è in atto una campagna anti-gay dell’Avvenire e cita un suo articolo
Professor Cardia, Liberazione scrive che è in atto una campagna anti-gay dell’Avvenire e cita un suo articolo. «Non esiste alcuna omofobia dei vescovi, dell’Avvenire e mia – risponde il professor Carlo Cardia, docente di diritto ecclesiastico ”. Le dirò di più: quelle di Sansonetti sono parole gravi perché si vuole trasportare una proposta di legge che ha valore generale, quella sui Dico, sul piano del costume. Il Vaticano non sta conducendo nessuna campagna omofobica. La Chiesa, ed è scritto anche nei documenti, ha rispetto per le libertà individuali». L’intransigenza della Chiesa e la nota della Cei non possono aver contribuito a creare un clima esasperato? Le polemiche politiche sono diventate feroci. «Io posso parlare per me e per la Chiesa. C’è un insistere dei vescovi e dell’Avvenire, è vero, ma non sulla questione dell’omosessualità. Si insiste sui Dico. Quanto a me le dichiarazioni omofobiche non mi appartengono mentre il tono dell’articolo di Sansonetti mi è sembrato molto oltre». Si riferisce al paragone con il razzismo americano dell’800, il razzismo del Ku Klux Klan? «Quando ho letto l’articolo ho provato tre sentimenti: incredulità, amarezza e poi una grande serenità. L’incredulità deriva dal paragone che Sansonetti si è permesso di fare. Io da giovane sono stato consigliere di Berlinguer per le questioni cattoliche. Berlinguer non si sarebbe mai permesso di offendere qualcuno per le sue idee. Quanto all’amarezza, è perché quel paragone è assurdo: Sansonetti forse non sa che io tengo un corso sui diritti umani e sulla schiavitù? La serenità deriva dal fatto che quel paragone colpisce più chi l’ha fatto che chi ne è destinatario». Nel suo articolo lei scrive che se passano i Dico «ai giovani la legge direbbe che eterosessualità e omosessualità sono la stessa cosa». C’è dunque da rimarcare una differenza? «Rispetto alla famiglia sì. Perché, ripeto, parliamo di Dico e di una legge che avendo valore generale di fatto crea un nuovo tipo di famiglia. Così avremo quattro famiglie: quella della Costituzione, quella eterosessuale dei Dico, quella omosessuale dei Dico e quella delle coppie di fatto che non vogliono usufruire dei Dico. Ma se parliamo di diritti individuali e di libertà personali allora rispondo no: nè io nè i vescovi facciamo differenze». Scrive anche che la legge sui Dico direbbe ai giovani: «ciascuno può comportarsi come crede». E le libertà individuali? «Ci si può comportare come si crede ma che una legge dica: a me non interessa nulla rispetto a quale sia la forma di famiglia, che sia indifferente, questo non lo condivido». Ha «pesato», come dice Sansonetti, sul suicidio del ragazzo di Torino questa presunta omofobia? «Il direttore di Liberazione ha fatto un’operazione strumentale e molto brutta. Appiccicando una tragedia al dibattito sui Dico. Il dramma di quel ragazzo riguarda la società e non c’è dubbio che i giovani sentono a volte come un peso una cosa che a distanza di anni viene invece ridimensionata. L’omosessualità può essere sentita come un peso quando si ha 16 anni. E se esiste un ambiente sfavorevole questo certamente non aiuta». Professore, c’è chi se la prende con il Family day accusando i promotori di alimentare un clima di esclusione e discriminazione verso gli omosessuali. Un ambiente sfavorevole. «Le devo dire con estrema franchezza che questa domanda è preoccupante proprio di un clima che si vuole creare attorno ad una manifestazione serena come vuole essere il Family day. Non si può negare il diritto di manifestare serenamente con una critica preventiva. Questo è pericoloso».