Paul Wolfowitz (presidente della Banca mondiale dal marzo 2005), Corriere della Sera 7/4/2007, 7 aprile 2007
I mutamenti del clima non possono più essere considerati una questione da delegare alle future generazioni
I mutamenti del clima non possono più essere considerati una questione da delegare alle future generazioni. Oggi nasce un consenso globale, sia in ambito politico che nel settore economico pubblico e privato: occorre agire prima che la minaccia si aggravi. A un recente vertice sui cambiamenti climatici tenutosi a Bruxelles, i capi di Stato dell’Unione europea hanno annunciato la volontà di ridurre le emissione di gas serra del 20 per cento entro il 2020. Negli Stati Uniti, una straordinaria coalizione di aziende private e di organizzazioni non governative ha dato vita all’Associazione americana per il clima (Uscap), per invocare una politica nazionale innovativa che sia in grado di affrontare il riscaldamento del pianeta. Tanta determinazione promette bene, ma questo sforzo deve trasformarsi in un’iniziativa davvero globale, capace cioè di misurarsi con la reale portata delle sfide che ci attendono. Nei Paesi in via di sviluppo, questo compito risulta molto più impegnativo. Come possono essi soddisfare il crescente fabbisogno energetico e ridurre al contempo l’impatto sull’ambiente? Anziché vedere nella riduzione dei gas serra un’attività costosa che argina semplicemente gli effetti del cambiamento climatico, dovremmo considerarla anche come un’opportunità per generare fondi da investire in soluzioni energetiche differenti. Un’opportunità che non solo riduca il consumo di idrocarburi, ma che sia in grado di diversificare le fonti energetiche mondiali, salvaguardare le foreste del pianeta e consentire un passaggio di lungo termine dai carburanti fossili, le cui scorte sono limitate, verso un maggior sfruttamento delle energie rinnovabili e delle innovazioni tecnologiche. un’occasione da afferrare al volo, perché la situazione dei Paesi più poveri del pianeta ci sollecita ad agire tempestivamente. triste constatare che oltre un miliardo di persone in varie parti del mondo sopravvivono a fatica, con un reddito inferiore a un dollaro al giorno. Ancora più numerosi sono gli esseri umani che non hanno accesso all’elettricità: nelle zone rurali dei Paesi in via di sviluppo, in particolar modo nel Sud asiatico e nell’Africa subsahariana, quattro persone su cinque vivono senza elettricità. Superare questo stato di povertà e di abbandono significa incrementare il fabbisogno energetico nei Paesi emergenti, ma occorre rispondere a questa crescente richiesta con un minor utilizzo di carburanti fossili. I Paesi poveri sostengono di non voler pagare il prezzo della crescita economica dei Paesi ricchi, alimentata dagli idrocarburi. E hanno pienamente ragione. I Paesi ricchi devono dare l’esempio. Oggi, i Paesi all’interno dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Oecd) fanno da apripista, con progetti mirati a rinnovare o sostituire tutti i loro impianti di produzione energetica. Le decisioni prese oggi nelle capitali dell’Europa e del Nord America avranno conseguenze sulle generazioni a venire, pertanto è essenziale fare le scelte giuste e investire nelle tecnologie pulite, riducendo progressivamente il consumo di idrocarburi. La riduzione dei gas serra richiederà un contesto regolatore di lungo periodo, equo e globale, nel quale i Paesi ricchi dovranno dimostrare capacità di leadership nel sostenere i Paesi in via di sviluppo, in cambio dei benefici globali di una crescita più intelligente e più ecocompatibile. Questo contesto dovrà contribuire a stimolare ricerca e sviluppo nelle tecnologie della trasformazione, consentendo ai mercati basati sugli idrocarburi di prosperare e di convogliare il gettito finanziario verso i Paesi emergenti, un flusso che potrebbe raggiungere i 100 miliardi di dollari nel giro di pochi decenni. Qualunque sia la soluzione per ridurre i gas serra, una cosa è chiara: dovremo produrre notevoli risorse per aiutare lo sviluppo dei Paesi emergenti, riducendo al contempo l’impatto ambientale. Il ministro per l’Ambiente britannico, David Miliband, ultimamente ha suggerito che questo scambio energetico potrebbe generare un flusso di risorse dell’ordine dei 200 miliardi di dollari all’anno, metà dei quali destinati ai Paesi in via di sviluppo. Cento miliardi di dollari rappresentano una cifra ragguardevole. Supera quanto spendono ufficialmente in aiuti allo sviluppo tutti gli enti bilaterali e multilaterali messi insieme. E tuttavia non è nulla in confronto a quanto il mondo spende ogni anno per i carburanti fossili. Questa cifra rappresenta infatti solo il 7 per cento dell’1,5 trilione di dollari che si sborsano ogni anno solo per il petrolio, per non parlare di gas e carbone. Questi fondi possono essere impiegati meglio. Anziché importare carburanti fossili, potremmo investire nelle innovazioni che ci consentiranno di soddisfare il nostro fabbisogno energetico da fonti più diversificate e senza danneggiare l’ambiente. Presso il Gruppo della Banca Mondiale, nel nostro sostegno ai Paesi emergenti, ci stiamo impegnando per valorizzare le energie rinnovabili. Stiamo sviluppando l’energia geotermica in Kenia e piccoli progetti idroelettrici nelle zone rurali dell’Uganda. Nel Nepal, finanziamo un programma di biogas per rimpiazzare la legna da ardere nelle aree agricole, riducendo così l’inquinamento atmosferico, oltre a limitare le emissioni di CO2. Siamo impegnati nella commercializzazione di pile a combustibile nelle aree più isolate dell’Africa, mentre in India, Kenia e Marocco finanziamo l’utilizzo dei pannelli fotovoltaici per l’elettricità. Se i governi, i settori privati dell’economia e le istituzioni internazionali preposte allo sviluppo agiscono all’unanimità, potremo trasformare in azioni concrete questo consenso globale sui mutamenti climatici e finanziare le innovazioni che ci permetteranno di raggiungere vere soluzioni. E potremo guardare con maggior fiducia verso un futuro molto diverso dal presente, in cui non sarà necessario scegliere tra sviluppo e ambiente pulito, perché entrambi saranno alla nostra portata.