Giuseppe Sarcina, Corriere della Sera 7/4/2007, 7 aprile 2007
BRUXELLES
Più che un rapporto sul «riscaldamento climatico» sembra il «libro nero» dello sviluppo economico. Entro la fine del secolo «centinaia di milioni» di esseri umani potrebbero restare senza acqua. Il 30% delle specie biologiche, animali o vegetali, rischia l’estinzione. Se non si correrà ai ripari, il livello degli oceani salirà anche di un metro, si ridurrà se non scomparirà del tutto la neve dalle vette. Ovunque, anche in Europa, anche in Italia. Venezia, per citare il caso più doloroso per il nostro Paese, sarebbe destinata a «scomparire entro pochi decenni». Anche l’Olanda verrebbe completamente sommersa.
L’ALLARME E LA SVOLTA POLITICA – Le conclusioni raggiunte ieri dal gruppo di esperti dell’Onu (Ipcc), dopo quattro giorni di discussioni e di polemiche a Bruxelles, rappresentano una svolta nel dibattito sull’ambiente almeno per due motivi. Primo: il merito. A differenza di altri documenti analoghi, l’analisi di oltre 1.400 pagine compiuta da 2.500 scienziati offre un quadro globale dei cambiamenti climatici e nello stesso tempo ne fornisce i dettagli, regione per regione, dal Polo Nord al Polo Sud. Secondo: il metodo. Il lavoro degli esperti è stato passato al vaglio e infine approvato, sia pure con grandi sforzi, da 124 delegazioni provenienti da tutto il mondo, compresi i grandi inquinatori del pianeta come Stati Uniti e Cina. Da oggi, quindi, ed è un risultato politico importante, nessun governo potrà minimizzare le previsioni. Fra un mese e mezzo nuova sessione Onu a Bangkok: in quella sede si discuterà degli interventi necessari e si verificherà, dunque, la tenuta dell’intesa di ieri.
LA GRANDE SETE E LE ALLUVIONI ”
La rivoluzione del clima nasce, essenzialmente, dall’aumento della temperatura causato dalle emissioni dei «gas serra», come l’anidride carbonica (CO2). Gli scienziati stimano un incremento medio compreso tra gli 1,8 e i 4 gradi centigradi (con possibilità di arrivare fino a 6,4) da qui al 2100. Quanto basta per far saltare gli equilibri finora sperimentati dall’uomo. Uno dei co-autori del rapporto, Martin Parry, spiega: «In futuro miliardi di persone potranno essere colpite da alluvioni, specie nei delta dei grandi fiumi asiatici. Nello stesso tempo avremo milioni di esseri umani, soprattutto in Africa, a rischio per mancanza di acqua». L’immigrazione, a quel punto, nel continente nero, assumerebbe le dimensioni di esodo, con milioni di persone in marcia verso le coste. Per l’Asia si prevede il progressivo scioglimento dei ghiacciai dell’Himalaya nei prossimi 30 anni, con un seguito di inondazioni e valanghe. La foresta dell’Amazzonia, invece, diventerebbe come la savana: animali e vegetali si estingueranno.
ADDIO VECCHIA EUROPA – «Si prevede che quasi tutte le regioni europee saranno influenzate negativamente dal cambiamento climatico e vi saranno problemi in molti settori economici». Sono parole ricavate dalle 100 pagine dedicate allo scenario in Europa. Nel Vecchio continente «per la prima volta è stata documentata una grande varietà di effetti collegati al cambiamento climatico in corso: ritiro dei ghiacciai che potrebbero scomparire entro il 2050, modifiche delle specie animali e vegetali». Nei prossimi anni l’Europa meridionale diventerà sempre più arida, con ampie zone di vera desertificazione e condizioni di vita inospitali. Basti pensare alla «scarsa disponibilità di acqua». Il grande Nord, invece, sarà più mite, più verde, anche più fertile, ma colpito con regolare frequenza da rovinose inondazioni. Ancora peggio l’America Latina che perderebbe la metà delle terre coltivate.
DILAGA LA MALARIA – Estate 2003: 35 mila morti «di caldo». E’ il pericolo numero uno del pianeta surriscaldato. Ma non basta, come si legge nel testo: «La salute dell’umanità sarà messa a rischio dall’aumento della malnutrizione e delle relative malattie infettive e respiratorie». Epidemie come la malaria si estenderanno «anche a zone non tropicali».