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 2007  aprile 06 Venerdì calendario

Notat Nicole

• Chatrice (Francia) 26 luglio 1947. «[...] la zarina del sindacalismo francese [...] Autorevole, ostinata, coraggiosa. Nessuna ansia da consenso. [...] All’interno della Cfdt ha faticato parecchio ad affermare la sua leadership. [...] Alla guida della Cfdt ci arriva nel 1992. E’ la delfina di Edmond Maire, figura mitica del sindacalismo francese. Con lui condivide l’idea che il futuro del sindacato passa attraverso l’autonomia dalla politica. L’autonomia anche dalla sinistra che non vede nel sindacato altro che uno strumento di consenso. Chirac l’avrebbe voluta nel governo ”Dico ciò che penso, faccio ciò che dico”, questo il suo motto. Che nel 1995 gli costa quasi il posto. La Cfdt è l’unico sindacato ad appoggiare l’impopolare piano del governo di destra di Alain Juppé per salvare il sistema sanitario dalla bancarotta. In quel terribile dicembre, le piazze del paese straripano di manifestanti, i militanti fuggono, gli iscritti pure. Sarà durarisalire la china. Ma è nei momenti di difficoltà che si forgiano i leader. ”Ho fatto un lavoro su me stessa”, ricorda [...] Nicole Notat smussa le asperità del suo carattere, cambia persino il look. Ma non rinuncia a difendere le sue idee. Si getta anima e corpo alla riconquista, percorrendo in lungo e in largo il paese. Le vengono in soccorso le sue qualità pedagogiche: prima di fare sindacato era maestra elementare. Ripete a tutti che un sindacato moderno deve guardare avanti, non restare ancorato ai dogmi, deve comprendere le trasformazioni della società per fare veramente gli interessi dei lavoratori. L’impresa riesce. Al congresso di Lilla, nel 1998, è un plebiscito. Ma la sua modernità, il suo rigetto dell’ideologia, ne fanno un personaggio scomodo nel panorama sindacale della Francia. Un paese dove la politica ha spesso e volentieri invaso i territori altrui. Che non ha caso ha uno dei tassi di sindacalizzazione più bassi d’Europa, il 7 per cento. ”So di non essere amata da tutti, e probabilmente detestata da qualcuno”, scrive la zarina nel suo libro, ”Vorrei dirvi”. Tra chi la detesta c’è certamente Martine Aubry, l’ex ministro del lavoro del governo Jospin, autrice della legge sulle 35 ore. Per la Aubry, il peccato capitale di Nicole Notat è di aver accettato la sfida lanciata dal suo più acerrimo nemico, il ”padrone dei padroni” come ama chiamarlo la stampa di sinistra, Ernest-Antoine Sellière, presidente del Medef, la Confindustria francese. Il peccato indelebile di cui si è macchiata è di aver aderito al progetto padronale di ”rifondazione sociale”, una trattativa imprenditori-sindacati su tutti i fronti: salario, disoccupazione, durata del lavoro. E di averlo fatto proprio al culmine della polemica sulle 35 ore, col governo accusato di legiferare su una materia, l’orario di lavoro, senza consultare i diretti interessati, i partner sociali. Così Nicole Notat è una sindacalista che viene dalla sinistra ma che piace agli imprenditori ed è corteggiata dalla destra. Jacques Chirac l’avrebbe volentieri voluta nel suo governo. [...]» (’Il Foglio” 31/5/2002).