Lucio Caracciolo la Repubblica 6/4/2007, 6 aprile 2007
Venecuba. Venezuela più Cuba, Chávez più Castro: l´Antiamerica per definizione. Certo non la troviamo sul planisfero
Venecuba. Venezuela più Cuba, Chávez più Castro: l´Antiamerica per definizione. Certo non la troviamo sul planisfero. Per ora. Ma il progetto di fusione controllata fra le due rivoluzioni domina le carte mentali dei rispettivi líderes máximos. Un Piemonte latinoamericano destinato a riunire il subcontinente nel nome di Simón Bolívar e José Martí, eroi eponimi venecubani. Una confederazione votata ad attrarre nella sua orbita la Bolivia di Evo Morales, l´Ecuador di Rafael Correa, il Nicaragua del redivivo Daniel Ortega e forse l´Argentina neoperonista di Néstor Kirchner, nel nome dell´emancipazione dall´"imperialismo" statunitense. Per convertire al "socialismo del XXI secolo" popoli e paesi della regione e del mondo intero. Megalomanie? Probabile. Ma se solo una piccola quota di tali fantasie dovesse concretizzarsi – e in qualche misura sta accadendo – gli Stati Uniti non potrebbero restare indifferenti. Già non lo sono. Non fosse che per il rango energetico del Venezuela, paese Opec da cui gli Usa traggono l´11% circa delle loro importazioni di petrolio. Venecuba forse non sorgerà mai, ma alla Cia esiste già. Nell´agosto scorso l´allora zar dell´intelligence Usa, John Negroponte, oggi vice di Condoleezza Rice al Dipartimento di Stato, creava la Missione speciale Venezuela-Cuba. Da novembre a guidarla è Norman A. Bailey, veterano di scuola reaganiana. Nella sede di Langley si precisa che Cuba e Venezuela sono nell´ordine i due Stati più spiati dell´emisfero occidentale. Il malandato, ottuagenario Fidel Alejandro Castro Ruz e il fratello Raúl, suo facente funzioni, sembrano però avviati a cedere il primato al vigoroso tenente colonnello venezuelano Hugo Chávez, che da presidente eletto sta accelerando la costruzione di un regime autoritario quanto visceralmente antiamericano. Lo stesso George W. Bush ha chiesto di "seguire più attentamente" il progetto chavista. E Negroponte ha invitato il Congresso a "preoccuparsi del signor Chávez". I vertici militari Usa sono allertati. Nella base aerea di MacDill, a Tampa (Florida), sede del Comando Centrale (Centcom), l´attenzione è concentrata sul Venezuela in quanto teatro della guerra globale al terrorismo. Tre mappe illustrano le poste in gioco. La prima proviene da un sito di al-Qa´ida e segnala in verde gli spazi conquistati nel mondo dall´islamismo militante. La seconda, anch´essa frutto delle officine cartografiche di Osama bin Laden, proietta lo scenario globale di qui a cent´anni: un pianeta tutto verde, il "califfato virtuale". La terza, prodotta dal Centcom, dipinge in giallo le aree strategiche in cui Washington e alleati combattono per impedire che quel califfato diventi reale: Medio Oriente, parti dell´Asia, Corno d´Africa, ma anche Venezuela e Triple Frontera, dove si toccano Brasile, Argentina e Paraguay (e si trova la riserva d´acqua più importante al mondo, il bacino del Guaraní). In questi territori sudamericani, secondo gli analisti di Centcom, sono da tempo infiltrati gruppi terroristi come Hizbullah, Hamas e perfino al-Qa´ida. Visto da Bush, Chávez è dunque un nemico su scala doppia. In ambito continentale, dai Caraibi alla Terra del Fuoco, dove d´intesa con i fratelli Castro sta radicando una testa di ponte anti-Usa (progetto Venecuba). In proiezione globale, in quanto connivente con i terroristi, frequentatore di pessime compagnie – dal presidente iraniano Ahmadi-Nejad al bielorusso Aleksandr Lukašenko e al nordcoreano Kim Jong-Il – e insieme promotore di pericolose intese energetiche con cinesi, iraniani, russi (dai quali acquista aerei, elicotteri e kalashnikov). Sempre da apostolo della lotta contro il "diavolo" Bush. (…) Fidel Castro è un uomo fortunato. Nello scorcio estremo della vita, quando sembrava condannato all´oblio, all´orizzonte del patriarca cubano è apparso Hugo Chávez. L´ultima carta per realizzare il sogno di Fidel: esportare la rivoluzione in America Latina. Visto dall´Avana, il "nuovo Bolívar" è l´inviato della Provvidenza che porterà a compimento la parabola castrista, a un tempo ultrapatriottica e internazionalista, avviata 48 anni fa con il trionfale ingresso dei barbudos all´Avana. da Fidel che parte l´idea della confederazione Cuba-Venezuela, aperta a Bolivia e Nicaragua - dove stanno penetrando le misiones castrochaviste – oltre che all´Ecuador e ad altri nemici del "diavolo" a stelle e strisce. (…) Dunque, Venecuba come trampolino geopolitico che proietta Fidel oltre l´isola, nella nuova funzione di mentore dell´emulo di Bolívar. La differenza di età e di esperienza consente al dittatore cubano di atteggiarsi a maestro. Un saggio protettore, costretto a raffreddare gli eccessi di esuberanza del discepolo. Fra i due c´è una linea telefonica diretta, tornata calda dopo che Fidel è parso riprendersi dalle operazioni chirurgiche che l´estate scorsa l´avevano costretto a cedere "provvisoriamente" i poteri al fratello Raúl. (…) Di sicuro le bottiglie di champagne frettolosamente stappate la scorsa estate a Miami dagli esuli cubani hanno dato nuova forza a Fidel. Il quale è ricomparso in televisione, naturalmente insieme al "fratello" Hugo. Nessuna rivolta, neppure un atto di violenza hanno finora segnato la successione soft, che potrebbe paradossalmente rientrare se la convalescenza di Fidel procederà come i suoi ammiratori sperano. Ne ha ancora molti, nell´isola e non solo. Grazie a Chávez – e grazie agli Stati Uniti, che con l´embargo e con i 638 attentati falliti hanno contribuito a farne una superstar – l´ultimo dittatore dell´emisfero occidentale può oggi compiacersi nell´idea di non morire senza erede.