Gianni Giacomino, La Stampa 6/4/2007, 6 aprile 2007
GIANNI GIACOMINO
CIRI
Le compagne di classe le appiccicavano i chewing gum sui capelli, le sputavano in faccia, le spedivano bigliettini con su scritto: «Sei orrenda, lavati perché puzzi».
Qualche giorno fa, nel corso di un’assemblea, le hanno anche avvolto la testa con un giubbotto rischiando di soffocarla, lasciandola in lacrime. La violenza sarebbe anche stata filmata con un telefonino, anche se non ci sono prove. Le autrici di questi atti di bullismo sono state identificate e sospese dai dirigenti dell’istituto professionale per il commercio Tommaso D’Oria di Ciriè. Tre di loro per una settimana, le altre due, le esecutrici materiali delle vessazioni, per un mese. Trenta giorni che, come ha deciso la scuola in accordo con i loro genitori, trascorreranno a fare volontariato alla Caritas di Ciriè. Da lunedì scorso, tutte le mattine, per due ore, lavano i pavimenti e sbucciano le patate per la mensa dei poveri. Servirà da lezione? «Purtroppo la punizione fine a se stessa non ha senso - ammette il diacono Carlo Mazzucchelli, responsabile della Caritas di zona che dovrà cercare di rimettere in carreggiata le ragazze -. Occorre studiare un percorso riabilitativo più articolato che coinvolga anche le famiglie. Se in casa ci sono problemi tra i genitori, i primi a patirne sono proprio i figli».
Le protagoniste di questa assurda violenza hanno tutte 15 anni. Si sono conosciute a settembre quando sono entrate in una classe dell’istituto di via Battitore, frequentato da 560 alunni. Una scuola che, proprio tre settimane fa, aveva deciso di preparare una provocazione choc contro il bullismo, sistemando per una mattina uno studente incappucciato e con le braccia intrappolate nei ceppi di una gogna in piazza San Giovanni, in centro. Il tutto ripreso da una telecamera che registrava le reazioni dei passanti davanti al bullo condannato al castigo pubblico. Le immagini dovrebbero essere proiettate in occasione di un confronto sul tema del bullismo. Una finzione lontana dalle angherie vere che ha dovuto subire quella compagna più timida, più estroversa che era seguita da un insegnante di appoggio. "Hanno iniziato appiccicandole dei cicles nei capelli e così siamo stati costretti a tagliarglieli più corti - raccontano i nonni della giovane che abita in un comune vicino a Ciriè -. Poi, una volta, diversi compagni hanno sputato su un foglio di carta e le hanno lavato la faccia con quello. Che vergogna. Quando tornava a casa piangeva sempre, non voleva più andare a scuola". La donna entra in casa e torna con uno dei bigliettini che alcune compagne recapitavano alla vittima preferita: «Lavati, puzzi e fai schifo». Questo finché un’allieva più sensibile ha deciso di raccontare tutto ai professori e di esporsi, visto che poi sarebbe stata minacciata da amici delle ragazze sospese. Parlare con il dirigente della scuola Tommaso D’Oria è impossibile. La professoressa Rosanna Di Scanno, collaboratrice del preside Vito Infante, è lapidaria: «Di questa vicenda se n’è occupato personalmente lui, lo trovate più tardi». Ma il preside è irrintracciabile per tutto il giorno anche al telefonino.
Resta un ultimo fatto, inquietante. Dopo che le cinque ragazze sono state sospese qualcuno, di notte, ha forzato la porta della palestra e, con una bomboletta spray sul muro ha scritto «scuola di merda, prima o poi ti diamo fuoco».