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 2007  aprile 06 Venerdì calendario

Politica e sport si sono sempre corteggiati, ingannati, usati. Oggi come 70 anni fa, quando Hitler covava l’Olocausto e l’Inghilterra ospitò il più drammatico e incerto match nella storia del tennis

Politica e sport si sono sempre corteggiati, ingannati, usati. Oggi come 70 anni fa, quando Hitler covava l’Olocausto e l’Inghilterra ospitò il più drammatico e incerto match nella storia del tennis. 30 luglio 1937, Wimbledon, finale Interzone di Coppa Davis tra Usa e Germania. Due giorni e mezzo di gara e il punteggio era 2-2. Si apprestavano a scendere in campo per il match decisivo Budge e Von Cramm, i due più forti tennisti del mondo. Il vincitore avrebbe facilmente regalato la Coppa alla propria squadra contro l’Inghilterra nel Challenge Round. Lo sapevano Joacquin Von Ribbentrop e la Regina Mary, presenti sul centre court. Lo sapevano Donald e Gottfried. Gottfried era il Barone Gottfried Alexander Maximilian Walter Kurt Von Cramm, due volte vincitore del Roland Garros, tre volte finalista a Wimbledon, corretto fino all’autolesionismo, alto, elegante, gli occhi azzurro ghiaccio, i lineamenti da cavaliere teutonico. Colpi perfetti. Nobile senza essere snob, protagonista del jet-set tanto da guadagnarsi una copertina di Time. Omosessuale senza ostentazione. Tedesco, ma antinazista tanto da rifiutare gli inviti del feldmaresciallo Goering, che pur di convincerlo annullò un cospicuo debito dei Von Cramm con i banchieri ebrei: «Adesso siete libero», gli disse. «Motivo in più per non venire ai vostri party», replicò gelido il Barone. Donald Budge, figlio proletario di un ex-calciatore scozzese finito a guidare il pulmino di una lavanderia in California, lo aveva conosciuto su una panchina di Wimbledon nel 1935. Due anni dopo, si ritrovavano. Stavano per entrare sul campo, un telefono squillò negli spogliatoi. «Un chiamata internazionale per lei, sir», dissero a Von Cramm. «Quando l’operatore lo mise in linea - ricorda Ted Tinling, il sarto delle tenniste allora cerimoniere dei Championships - Von Cramm si irrigidì e si mise in ascolto. Per un minuto, le uniche parole che proferì furono "Ja, mein Fuher", che ripetè undici volte. Quando finì si rivolse a me e a Budge: «Perdonatemi, gentlemen. Era Hitler. Voleva augurarmi buona fortuna». Poi entrò in campo e vinse i primi due set, 7-5 8-6. Budge strappò il terzo set di rabbia, 6-4, e si prese anche il quarto per 6-2. Ma nel quinto si ritrovò sotto 4-1. Eppure rimontò e si procurò 4 matchpoint sul 7-6, Von Cramm glieli annullò. Sul quinto, il Barone giocò un dritto incrociato e scese a rete. Budge, in affanno, prima di finire disteso sull’erba arrangiò una specie di schiaffetto monco. Vide la palla passare accanto alla racchetta protesa di Von Cramm, atterrare appena dentro la linea. Dopo la Davis, durante una tournée all’estero, Von Cramm si fece scappare commenti imprudenti nei confronti di Hitler. Al suo rientro fu arrestato dalla Gestapo con l’accusa di aver intrattenuto rapporti "sessualmente irregolari" con Manasse Herbst, un attore ebreo. Tutti nell’ambiente del tennis conoscevano i suoi gusti sessuali, nessuno se ne era mai sentito offeso. Johnny Van Ryn, tennista e amico del Barone, una volta fu invitato da lui in un club gay di Berlino, quelli di "Cabaret" e dei romanzi di Isherwood. «C’erano questi tavoli - ricordò in seguito Van Ryn - e su ciascuno un telefono, così potevi chiamare gli ospiti degli altri tavoli. Tutti questi uomini con il rossetto che si mandavano occhiate». Budge e altri sportivi, compreso Joe Di Maggio, firmarono una petizione in favore del Barone. Ma quando i nazisti dopo 5 mesi lo liberarono, il Committee di Wimbledon, turbato dalla fama ambigua del Barone, non lo ammise ai Championships. Von Cramm soffrì in silenzio, perdendo forse l’ultima occasione di vincere il torneo. La guerra intanto maturava. Von Cramm, antinazista ma patriota, nel ’42 durante la terribile ritirata dalla Russia riuscì a salvare molti suoi commilitoni, guadagnandosi la croce di ferro. Sospettato di aver sostenuto la congiura contro Hitler, fu poi gelidamente congedato dall’esercito. Nel 1955 divenne il 6º dei 7 mariti della miliardaria Barbara Hutton, dopo Cary Grant e il playboy Porfirio Rubirosa. Il matrimonio non fu mai consumato. Il 9 novembre 1976, mentre si trovava in Egitto per lavoro, morì in un incidente d’auto sulla strada fra Il Cairo e Alessandria. Durante la Guerra gli era anche capitato di salvare un pilota americano abbattuto vicino al castello di famiglia. «Perché mi state aiutando?», gli aveva chiesto stupefatto lo yankee. «Perché un giorno ho giocato a tennis con Don Budge», rispose Gottfried. «Oh - concluse il pilota -. Allora voi dovete essere il Barone Von Cramm».