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 2007  aprile 06 Venerdì calendario

MAURIZIO LUPO

TORINO
Viva l’Italia, l’Italia s’è desta». Così nell’autunno del 1847 Goffredo Mameli scrisse di getto il primo verso del suo Canto degli Italiani.
Il testo autografo originale si scopre solo ora, dopo 160 anni. Incomincia con parole diverse da quelle poi passate alla storia. Il poema che animò i patrioti del Risorgimento e che dal 12 ottobre 1946 la Repubblica Italiana ha scelto come inno non esordì con i Fratelli d’Italia che lo consegnarono ai posteri.
Lo rivela Umberto Levra, il Presidente del Museo Nazionale del Risorgimento di Torino. «Mameli - spiega - modificò in seguito l’incipit del canto. Il perché non lo sappiamo. Ma è certo che il suo celebre inno esordì con le parole ”Viva l’Italia”. Lo dimostra un autografo di Mameli, finora ignoto, che la Fondazione Crt di Torino ha acquistato per il Museo. Lo esporremo a fianco dello spartito musicale originale, scritto da Michele Novaro, che già possediamo».
L’annuncio è stato fatto ieri, in occasione della presentazione del ricco fondo documentario nel quale è stato rinvenuto l’inedito di Mameli. Si tratta di una collezione di oltre 40 mila documenti. Sono libri, opuscoli, manifesti, editti, disegni, stampe e incisioni. Raccontano la cultura letteraria, politica, civile dell’Italia, dal Settecento fino alla prima guerra mondiale.
Erano l’orgoglio di un bibliofilo innamorato di Mazzini, della libertà e del Risorgimento. Si chiamava Giovanni Marianetti, nato a Pisa nel 1924 e morto a Torino nel giugno scorso, a 83 anni di età, dopo una vita dedicata alla caccia di cimeli di storia patria. «Vi investì - racconta Levra - tutto quello che guadagnò come dirigente della Fiat, dove lavorò fino al 1976». In azienda ne ricordano ancora la distinzione, l’eccezionale cultura storica, la verve vivace, sempre pronta a rivelarsi nell’aneddoto rigoroso, ma piacevole.
«Pochissimi erano a conoscenza della raccolta che aveva accumulato, con zelo e ricerche meticolose» ricorda Levra. «Lo conobbi quando decise di destinare al nostro Museo il suo tesoro. Mi raccontò che la sua passione per il Risorgimento era incominciata con una raccolta di figurine, nel 1936. A quindici anni incominciò a fare i primi acquisti di cimeli». Non smise mai, fino alla morte. Conservava tutto nella casa di Pisa, ma tanto anche a Torino.
Il suo studio era in via Maria Vittoria, a pochi passi da Palazzo Carignano, dove Cavour aveva l’ufficio. «Quando vi entrai per la prima volta - prosegue Levra - ebbi l’impressione di accedere a un sacrario. Importanti documenti erano ovunque, sui tavoli, negli scaffali, negli armadi traboccanti. Marianetti non li aveva mai inventariati, ma li conosceva tutti. Si muoveva fra loro con naturalezza e da ogni cimelio traeva racconti».
Tanta ricchezza culturale ha trovato subito nella Fondazione Crt, presieduta da Andrea Comba, un interlocutore interessato all’acquisto. Vi ha investito 700 mila euro. «Ma prima di arrivare a definire il valore - dice Levra - il Museo ha dovuto stilare un inventario. Ha richiesto cinque anni di lavoro a bibliotecari e stagisti, assistiti dalla collaborazione entusiasta di Marianetti».
Sono state cosi organizzate tre sezioni. C’è un settore documentario con autografi di Mameli, Cavour, Garibaldi, Gioberti e Cattaneo, manifesti, raccolte legislative di tutte le repubbliche giacobine. Seguono una ricca cartografia mondiale dal Settecento all’Ottocento e una miscellanea figurativa e letteraria, dove spiccano opere di Mazzini. Il tutto ora è contenuto in 322 cassoni. La Fondazione Crt li ha affidati al Museo, che li renderà consultabili entro il 2008.