Sara Ricotta Vozi, La Stampa 6/4/2007, 6 aprile 2007
Tre libri, due film, un musical, un adattamento tv, una parodia di Fiorello, una linea di orologi e di gioielli
Tre libri, due film, un musical, un adattamento tv, una parodia di Fiorello, una linea di orologi e di gioielli. La lista della spesa di Federico Moccia al mercato del successo continua ad allungarsi e mette nel carrello un po’ di tutto, incontri in libreria e comparsate a feste, presidenze di giurie letterarie e presentazioni-evento. il marketing, bellezza, che ha trasformato «Tre metri sopra il cielo» in logo e il suo autore in brand, cioè in una marca. Le saghe di Harry Potter e di Eragon ci avevano già abituato alle sequenze libro-film-zainetto-gadget vari, ma la «brandizzazione» in atto di Moccia e delle sue creature è un fenomeno abbastanza nuovo. Soprattutto per il target. Il maghetto e il drago arrivano massimo ai ragazzini delle medie, Step e Babi prendono gli imprendibili teen-ager, croce e delizia dei pubblicitari. Così questo momento magico va sfruttato al massimo e Moccia è praticamente ubiquo. L’altra sera a Milano gli automobilisti si chiedevano chi fosse questa volta a bloccare il traffico nel megaincrocio di Porta Venezia, dove i caselli del dazio ottocenteschi sono ormai diventati una location per «eventi» di ogni tipo. E lì, su quella terrazza sospesa fra le auto in cui si gustano cocktail alla Calindri, in mezzo al «logorio della vita moderna», c’era lui, Moccia, che presentava il musical di «Tre metri sopra il cielo» (e annesso libro Feltrinelli col copione dello spettacolo teatrale) e poi una linea di orologi e di gioielli. Una presentazione in pieno stile 3MSC, con coppie di ragazzini che salivano sulla terrazza per lanciare palloncini che portano promesse d’amore tre metri sopra il cielo… Così vedremo orologi e braccialetti con su scritto «Io e te tre metri sopra il cielo» e il logo di un cuore trafitto da un pugnale (una volta era una freccia, ma i tempi son cambiati). Costano da 30 a 80 euro, prezzi da teen-ager, e vengono prodotti da Tribe by Breil che è poi lo sponsor del musical. Questo debutterà il 19 aprile e ha già incassato 20 mila prenotazioni. Grandi numeri a cui ci avevano già abituato i libri e i film. Intanto, se ancora non fosse chiaro che questo è il suo momento, Moccia è appena stato presidente di un premio letterario (sponsor un brand di videogiochi) e chiuderà un ciclo di incontri sulla letteratura per adolescenti (titolo: «Dal primo all’ultimo bacio»). E poi è nel cast degli autori del nuovo show di Raiuno con Teocoli e Ventura e insieme sta lavorando all’adattamento tv di «Tre metri sopra il cielo» per Italia 1. Altro? Be’, ha appena conquistato la copertina di Pasqua di «Famiglia Cristiana» ed è un «testimonial» multitarget, non solo per sognanti ragazzine ma anche per adolescenti eco-sensibili: sotto l’ala verde di Greenpeace ha aderito alla campagna «scrittori per le foreste» e pubblicato il suo ultimo romanzo su carta riciclata. E, viste le tonnellate di libri che vende, vuol dire aver gentilmente risparmiato delle foreste intere... Insomma, Federico Moccia è un brand perfetto? A sorpresa, lo scrittore che come Bret Easton Ellis ha chiamato le cose con i loro marchi - ogni pagina è una playing list: Superga, Onyx, Ray Ban - viene bocciato proprio dai guru del marketing. Enrico Finzi: «Gli suggerirei di gestirsi meglio perché c’è anche il rischio che abbassi la sua immagine. E poi anche questo veicolare la cultura attraverso la non-cultura è miope». Il presidente di Astra Ricerche spiega: «Io non ho la puzza al naso e anzi ho molto rispetto per chi ha successo come lui, vuol dire che risponde ai bisogni di qualcuno. Però in questo autoconsumismo ci si brucia in poco tempo e invece si potrebbe puntare di più sul lungo termine, sulla qualità». Consigli pratici? «Guardi Fiorello, che è stato zitto per un po’ e adesso fa anche pubblicità eccellenti come quella Fiat - e pessime come quella Infostrada -. Non è Einstein, ma sa equilibratamente spingere sull’acceleratore e poi sul freno». Critico pure Klaus Davi: «Provo qualche fastidio a merchandisizzare la letteratura, anche quella di consumo. Non tanto per l’operazione, che è legittima, quanto perché toglie dalla dimensione del sogno il suo racconto e lo precipita nel merchandising». E Moccia come personaggio? Non è un Adone ma gode anche della sovrapposizione di immagine con Scamarcio... «Non c’è dubbio che ci sia un effetto specchio e i due rafforzino la propria immagine l’uno con l’altro, ma Moccia l’ho visto negli incontri in libreria: è rassicurante, ironico, infantile. Quindi piace alle ragazze. A modo suo è un seduttore». E comunque vada, è stato un successo.