Luca Valdiserri, Corriere della Sera 6/4/2007, 6 aprile 2007
DUE ARTICOLI SULL’ORGANIZZAZIONE E LA STORIA DELLA ROMA DOPO LA VITTORIA SUL MANCHESTER UNITED
Luca Valdiserri, Corriere della Sera 6/4/2007
ROMA – Parole di Rio Ferdinand, 45 presenze in Champions League, colonna della difesa del Manchester United e della nazionale inglese: «Abbiamo giocato in uno stadio molto bello, l’atmosfera era fantastica. Totti? Bravo, ma mi sono piaciuti anche Mancini e quello che ha fatto il gol. Come si chiama? Ah, Taddei». Non è una presa in giro o una manifestazione di spocchia. come la Roma era considerata in campo internazionale. Si faceva fatica ad arrivare a cinque nomi conosciuti.
Gli ottavi di finale contro l’Olympique Lione e la partita di andata dei quarti di finale contro il Manchester United stanno facendo cambiare idea a tanti. E stanno mettendo in luce la parte «oscura» della squadra. Non i campioni del mondo Totti, Perrotta e De Rossi, ma anche quelli che sembravano gregari: Doni, Taddei, Mancini che in campo internazionale era praticamente sconosciuto prima della «paranza» contro Réveillère a Lione, persino Cassetti.
uno dei grandissimi meriti della gestione di Luciano Spalletti da quando è allenatore della Roma. Ha preso un gruppo che in Europa aveva quasi sempre fallito, anche quando era sotto la guida di un allenatore espertissimo come Fabio Capello e aveva un monte ingaggi doppio di quello attuale, e lo ha trasformato. Ora c’è rispetto per la Roma. E il valore sul mercato dei giocatori giallorossi è schizzato alle stelle.
I bookmaker sono sempre una buona cartina di tornasole: Rodrigo Taddei come primo marcatore della partita era in lavagna a 14. Una quota del genere non sarà riproposta più.
Contro il Manchester United, la Roma ha mandato in campo tre giocatori acquistati a parametro zero (Doni, Taddei, Mancini), due prodotti del vivaio (Totti e De Rossi), un prestito gratuito (Wilhelmsson), un giocatore pagato poco più di un milione per la comproprietà (Cassetti) e uno che era stato preso a parametro zero (Mexès), che poi si è trasformato in un caso giuridico con la Uefa ma che resta comunque un grande colpo di mercato.
Sulla stessa linea il monte stipendi: solo il Psv Eindhoven è sulla linea di quello giallorosso, anzi leggermente al di sotto. Doni guadagna 1,25 milioni di euro lordi all’anno (un sesto di quello che il Milan garantisce a Dida); Chivu 3,6 lordi; Mexès 3 lordi; Taddei 2,2 lordi; Mancini 2,8 lordi. Sono tutte cifre abbordabilissime per club tipo Barcellona, Chelsea, Milan o Inter.
L’ultimo dei «rivalutati» da Spalletti è Mirko Vucinic. Dopo un lungo periodo di oscuramento, il centravanti ha segnato il primo storico gol con la maglia della neonata nazionale del Montenegro e il primo gol in Champions League.
La Roma ha adesso un doppio obiettivo. Prima guadagnare la semifinale non perdendo all’Old Trafford (o perdendo 3-2, 4-3, eccetera). Poi difendere i propri giocatori dall’interesse di altri club italiani e stranieri, pronti a dare l’assalto in sede di calciomercato.
I due discorsi vanno di pari passo. Più la Roma va avanti in Champions League e più ha possibilità di trattenere i suoi campioni con rinnovi contrattuali (Chivu e Mexès scadono nel 2008, Mancini nel 2009). L’incasso per la gara contro il Manchester United ha superato i 3 milioni di euro. Se la Roma dovesse passare il turno se ne aggiungerebbero altri 3 milioni come premio Uefa.
« una grande soddisfazione per me – ha detto ieri il presidente Franco Sensi, ritornato all’Olimpico come ai tempi belli ”. Tutto questo l’ho cominciato io anni fa e piano piano la Roma è diventata una grande squadra. Ho sempre scelto io gli allenatori, senza subire mai condizionamenti da altri. Roma è una città libera».
Libera anche di sognare un futuro da grandissima.
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Mattia Chiusano, la Repubblica 6/4/2007 - MATTIA CHIUSANO
ROMA - L´Uefa l´ha accostato ad una foto dell´ispettore Kojak ed una di Sabrina Ferilli, in bikini nella festa scudetto. Il primo riconoscimento, sulla rivista ufficiale della Champions League, all´allenatore rivelazione dell´anno. In Italia già lo conoscono e studiano antidoti al suo gioco, ma in Europa, comunque vada a finire, la sua Roma ha lasciato un segno. Eliminando il Lione, battendo il Manchester United. «Con una squadra all´altezza di partite di questo livello» si compiace l´allenatore-Kojak, «che ti permette di cullare certi sogni, perché qui lo spettacolo è di prima qualità».
Trenta trofei in più per sir Alex Ferguson, un gol in più per Luciano Spalletti da Certaldo, che mette le mani avanti: «Io ventuno anni alla Roma come Ferguson? Così si va tutti al manicomio». Ma fino al 2011 si può firmare: il primo rinnovo importante è stato il suo, a due milioni l´anno. Chi l´avrebbe detto due anni fa? Quando una Roma che aveva rischiato la B scelse un tecnico che si temeva potesse fare la fine di Del Neri, in una società in crisi, dalla quale fuggivano tecnici e campioni. Un colpo di genio, firmato Bruno Conti, ma anche Pradè, Rosella e Franco Sensi, che accolse il nuovo arrivato con un abbraccio. Con quel gesto rinasce la Roma, ed ora il presidente può esultare: «Tutto questo l´ho cominciato io anni fa, piano piano la Roma è diventata una grande squadra. Gli allenatori li ho sempre scelti io, Roma è una città libera». Col tempo, l´insieme di allenamenti, battute, scelte tattiche e umane s´è condensato in un metodo-Spalletti al quale non possono rimanere indifferenti nemmeno i grandi club europei.
La squadra di Totti, non più sulle spalle di Totti, e questa è già una novità. Totti che corricchia dopo l´infortunio dello scorso anno, ed il tecnico è accanto a lui, poi sprinta e lo prende in giro perché non può raggiungerlo. Totti che si scopre prima punta, e il ruolo gli piace così tanto da trasformarlo in bomber a trent´anni. Sloggiando Montella, e prima ancora Cassano, allontanato per quel che Spalletti considera «un fallimento». Ma i modi del barese sono incompatibili col nuovo corso, col decalogo, con i codici di comportamento. Per capire: Pizarro sostituito alla prima di campionato torna negli spogliatoi invece di sedersi in panchina «almeno tre minuti». Multato, a norma di regolamento interno. E ancora: rispetto per i magazzinieri, obbligo di trasportare la pesantissima rete sul campo d´allenamento, tutti insieme, da Totti a Rosi. Un´immagine che ricorda la processione del patrono del paese.
Poi lo staff, uno dei cardini del metodo Spalletti. Lo vuole numeroso, sette uomini, perché «tutti i giocatori meritano la giusta attenzione durante l´allenamento». Ed in questo staff ci sono ex portieri come Bonaiuti che fa di Doni un tipo da serie A, compagni di giovanili della Fiorentina come Marco Domenichini, uomini di campo come Aurelio Andreazzoli che diventa famoso per una magia di Taddei, che gli intitola l´"Aurelio" dopo essere stato sfidato a proporla anche in Champions League. E la preparazione atletica di Paolo Bertelli, ex bagnino, che si fa piccolo assicurando: «La preparazione incide al 20%. Contano di più gli addestramenti tecnico-tattici». Nei quali il maestro è ovviamente Spalletti, che chiede giocatori alla Primavera per allenamenti da ventidue uomini in campo, ideali per provare soluzioni credibili di gioco. Con qualche piccola variante: lui in campo, Pizarro spesso arbitro, ma anche tanti giovani come Rosi, Okaka, Virga che si fanno le ossa contro Mexes-Chivu. In questo gruppo di lavoro spicca poi la preparazione della partita: a Sky vengono richiesti i video degli avversari che vengono tagliuzzati. Ai giocatori viene consegnato un vhs sul rivale diretto.
In tempi relativamente brevi, la Roma ha superato a livello internazionale i risultati di Capello. Vincendo anche la sfida del bilancio, se è vero che quattro titolari non sono costati nulla (Totti, De Rossi, Tonetto e Taddei), mentre altri due sono stati pagati briciole: 16 mila euro Doni, 250 mila Mancini. Il futuro del calcio è già tra noi?