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 2007  aprile 05 Giovedì calendario

Il 23 ottobre 1902 Kafka assistette in un circolo studentesco dell´università tedesca di Praga - dove studiava giurisprudenza - a una conferenza su Schopenhauer di Max Brod, anche lui giovane giurista e letterato di belle speranze

Il 23 ottobre 1902 Kafka assistette in un circolo studentesco dell´università tedesca di Praga - dove studiava giurisprudenza - a una conferenza su Schopenhauer di Max Brod, anche lui giovane giurista e letterato di belle speranze. Ne nacque un lungo sodalizio, e alla morte, come si sa, Kafka affidò all´amico i suoi manoscritti con la disposizione di distruggerli. Ma Brod - con una decisione che avrebbe cambiato le sorti della letteratura del Novecento - non rispettò la volontà testamentaria di Kafka. Nel 1925 pubblicò Il processo, nel 1926 Il castello, nel 1927 America. E nel 1939, poco prima che i nazisti arrivassero a Praga, fuggì con il suo tesoro letterario in Palestina, salvando una seconda volta quelle mirabili carte, oggi conservate nella Bodleian Library a Oxford. Brod scrisse anche la prima biografia di Kafka (1937), e intrattenne con lui un fitto carteggio, fonte indispensabile di informazioni. Il lettore italiano, tuttavia, ne conosceva finora soltanto la metà, cioè le missive di Kafka. Una curiosa mutilazione editoriale, giacché un elementare criterio ermeneutico insegna che una lettera non si capisce se non conoscendo quella a cui essa risponde. dunque un piccolo evento letterario la traduzione dell´intero carteggio curata da Marco Rispoli e Luca Zenobi per Neri Pozza. Come scriveva Walter Benjamin a Gershom Scholem, l´amicizia tra Kafka e Brod è un «enigma». Del resto, lo stesso Kafka confessava: «A Max non risulto chiaro, e dove gli risulto chiaro, si sbaglia». Effettivamente queste lettere mostrano che la loro amicizia si nutriva, più che di sintonie, di incomprensioni e divergenze. I due hanno per esempio una diversa visione della malattia: Brod esorta l´amico a sopportarla in vista di una speranza, un fine comune più alto; Kafka invece la ritiene inesplicabile e assurda, quasi simbolo di un disagio esistenziale, della discrasia tra la sua condizione di scrittore e la comunità. Tanto da raffigurarla come un male mentale prima ancora che fisico: «Così non si va avanti - ha detto il cervello - e il polmone si è dichiarato pronto ad aiutare». Li divide anche una diversa concezione dell´eros, e della sua sublimazione letteraria. Ma soprattutto l´ebraismo. Influenzato da Martin Buber, Brod è sionista convinto, e la letteratura fa per lui tutt´uno con la sua causa. Invece l´esistenza insulare di scrittore preserva Kafka da ogni impegno e ogni strumentalizzazione della parola. Per lui l´inchiostro è sangue. Il dialogo che ne nasce è asimmetrico, ma scava nel profondo della loro simbiotica esistenza, là dove la letteratura sgorga dalla potenza oscura della vita.