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 2007  aprile 05 Giovedì calendario

Chi è «gatto» oggi, nella vita pubblica italiana? Cesare Damiano sorride: «Andreotti, non c’è dubbio

Chi è «gatto» oggi, nella vita pubblica italiana? Cesare Damiano sorride: «Andreotti, non c’è dubbio. Sornione, mammone, sveglissimo, furbo». Altri? «non glieli dico». I circa dieci milioni di italiani che, secondo l’Istat, amano i gatti (il doppio di quanti preferiscono i cani), a qualunque schieramento appartengano, hanno da oggi un loro rappresentante dichiarato e bipartisan in Parlamento, nella persona del ministro del Lavoro che, con una mostra (27 acquerelli a tema gattaro) che si apre stasera vicino al Colosseo, ha fatto il suo outing: adora i gatti. E li rappresenta, sempre ovunque, acquerelli e blocco di carta alla mano. E se i colori mancano, pazienza. Un esempio? Ieri sera il ministro era stanco: aveva risposto ad un lungo «question time» alla Camera. Ha ascoltato e poi replicato. Davanti a lui i commessi di Montecitorio avevano lasciato un plico di carta intestata per gli appunti. E lui ha disegnato: un gatto sul chi vive, un gatto pensieroso, un gatto annoiato, un gatto «incavolato»... e alla fine un «gatto sfatto» con tanto di didascalia. Quanto è gatto, ministro? «Mai come Andreotti - ironizza - ma io non sono un gattaro classico. Rispetto la natura e rispetto gli animali. Credo che tutti i viventi, ciascuno nel suo ordine, siano portatori di un diritto all’esistenza conforme alla loro natura, diritto che è oggettivamente differente ma soggettivamente pieno». Di questa filosofia per il momento si avvantaggia una trovatella di tre anni e mezzo raccolta in un giardino di Treviso: «Vispa - dice Damiano - è arrivata nella nostra casa che non era più lunga di dieci centimetri. Si è trovata benissimo da subito. Oggi è una piccola regina e per me è una compagna di giochi: la rincorro, la stropiccio, la faccio divertire e lei partecipa, salvo poi ritornare alle sue abitudini e alla sua autonomia». Dei gatti, a cui ha innalzato un piccolo monumento pittorico, Cesare Damiano ama «autonomia, carattere, libertà, il fatto di essere a volte petulanti, di parlare poco, di essere perfino un po’ scorbutici, spinosi». Sono un po’ come lei, ministro? «E’ possibile» sintetizza. «Abbiamo sempre avuto gatti in casa, fin da quando ero ragazzo e stavo con i miei - racconta il ministro - Qualcuno, però, ha lasciato il segno: vari anni fa vivevo in una casa al Flaminio, con un bel terrazzo. A un certo punto ci siamo ritrovati con tre gatti: uno si chiamava Houdini, un altro Jonathan e il terzo ... Palmiro ... perché era il ”Migliore”». Damiano non lo ammette, ma forse è Palmiro il protagonista della fiaba «Il gatto sognatore», di cui le tavole esposte in mostra sono illustrazione: «E’ la storia di un gatto che vive in una casa comoda, ma poi incontra i suoi simili, impara ad aprirsi agli altri, sale su un tappeto volante e si dirige verso la terra promessa». E’ il partito democratico questa terra promessa? Chiediamo. Il ministro lascia cadere l’interrogativo: «No - dice poi - ma il gatto ha un sogno». Ma questi quadri - chiediamo - saranno quotati? «Lo sono già - risponde Damiano con palese ironia - io sono un autodidatta, dipingo durante le vacanze, a Gonnesa, in Sardegna. La scorsa estate ho dato i disegni ad un mio amico che ha una bancarella di cose usate. So che li ha venduti. Una bambina ne ha preso uno e gli ha dato due euro. Ecco la mia quotazione».