G.Pao Corriere della Sera 5/4/2007, 5 aprile 2007
Prima che a Tronchetti venisse in mente di farne il successore di Guido Rossi (ufficialmente «perché in questa fase serve un manager»), Pasquale Pistorio pensava di essersi ormai avviato verso una serena pensione
Prima che a Tronchetti venisse in mente di farne il successore di Guido Rossi (ufficialmente «perché in questa fase serve un manager»), Pasquale Pistorio pensava di essersi ormai avviato verso una serena pensione. Dopo una vita spesa tra Usa e Italia, tra Italia e Francia, tra Cina e Singapore, nel 2004 aveva lasciato la guida di St Microelectronics, la sua creatura, per una serie di incarichi di prestigio. La vicepresidenza di Confidustria con delega per innovazione e ricerca, il Consiglio strategico delle tecnologie e dell’informazione in Francia, l’Internal advisory board del governo di Singapore, tanto per citare. E qualche poltrona da indipendente in cda, come Telecom e Fiat. Non male, per uno partito da Agira, provincia di Enna, terra di oliveti e processioni nella Sicilia profonda. La scalata di Pistorio, classe 1936, inizia però da Torino, dove dopo la laurea al Politecnico inizia a lavorare come venditore per la statunitense Motorola. Dopo Torino, Milano, poi l’Europa, infine - verrebbe da dire - il Mondo. Nel 1967, a 31 anni, diventa direttore marketing Europa della multinazionale americana. Poi viene chiamato nel quartier generale di Phoenix, in Arizona, per occuparsi del marketing globale, fino alla vicepresidenza della compagnia e alla responsabilità della divisione di semiconduttori. La sua specialità è proprio quella delle piccole piastrine di silicio che adesso fanno parte della vita quotidiana di tutti, ma che nel lontano ”67 erano solo una scommessa. Scommessa fatta, e vinta, anche da Pistorio, che un manager lo è davvero e di gran fattura. Nel luglio del 1980 lascia la multinazionale e torna nel Belpaese per diventare ad della Sgs, che si occupa di microelettronica. Ma non è che si mette tranquillo. Sotto la sua guida, la Sgs si fonde con la francese Thomson Semiconducteurs e nel 1987 nasce St Microelectronics. Che adesso, ancora partecipata dalla Cassa depositi e prestiti e da Finmeccanica oltre che dai francesi, è uno dei giganti mondiali dei semiconduttori, con quasi dieci miliardi di ricavi e 1,7 miliardi di investimenti in ricerca che nel solo 2006 hanno prodotto 607 brevetti. E stabilimenti sparsi tra Italia, Francia, Usa, Singapore e Cina. Tanto per dirne una, i chip che gestiscono le foto e le videocamere dei telefonini sono prodotti da St. Ma anche il 15% dei chip per il settore automobilistico, il 17% di quelli per computer e il 16% di quelli per l’elettronica di consumo vengono dalla società franco-italiana. E tanto per non mettere barriere e far capire che il palcoscenico è il mercato e il mercato il mondo, è quotata a Milano, Parigi e New York. Ce ne sarebbe abbastanza, per il settantunenne Pistorio, per desiderare una vita più tranquilla, felice di aver portato nella natia Sicilia, a Catania, lavoro e innovazione con la «sua» St, che lì ha un importante stabilimento. Invece, se lui scioglie la riserva e se in assemblea passa la linea Tronchetti, dovrà rimboccarsi le maniche di nuovo. Dopo i microchip, a 71 anni, tocca ai telefonini. /