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 2007  aprile 05 Giovedì calendario

Seguendo l’inchiesta della procura di Potenza emerge sempre più evidente il problema del numero e del volume delle intercettazioni

Seguendo l’inchiesta della procura di Potenza emerge sempre più evidente il problema del numero e del volume delle intercettazioni. 1) Sembra che in Italia si faccia un numero 10 volte più grande di intercettazioni rispetto agli Stati Uniti. 2) Negli ultimi tre anni è stato speso circa un miliardo di euro per le intercettazioni in tutta Italia. 3) Alla procura di Potenza hanno speso oltre 2,7 milioni di euro in un anno. 4) Esisterebbero alcune regole per dare il via alle intercettazioni: gravità del reato in primis. Per aggirare questo ostacolo si utilizza la associazione a delinquere. 5) Non dovrebbero essere usate per ricercare i reati, ma per trovare le prove di quelli ipotizzati. 6) Il telefono sotto controllo di Emilio Fede ha chiaramente uno scopo: vedere se fosse possibile scoprire qualcosa su Berlusconi. Abbiamo letto tante volte che gli uffici giudiziari non avevano la carta per le fotocopie e la benzina per le auto. Adesso scopriamo che le spese sono fuori controllo e i pm possono spendere qualsiasi cifra senza limiti di spesa. Le procure hanno una loro politica estera come dimostrano alcuni casi: l’accusa di omicidio «volontario» al soldato Usa per la morte di Calipari, che risulta in netto contrasto con i rapporti predisposti dalle commissioni di inchiesta Italia e Usa (le due delegazioni erano giunte a conclusioni diverse, ma nel rapporto italiano si dichiara che «I rappresentanti italiani, sulla base delle evidenze che è stato possibile acquisire, non hanno individuato elementi atti a far supporre che i fatti e le vicende che hanno portato alla tragedia siano riconducibili a elementi di volontarietà») e la richiesta di estradizione degli agenti Cia con il rinvio a giudizio di Pollari. Giampiero Battista giampierobtt@tin.it Caro Battista, la sua lettera non piacerà a molti magistrati e contiene qualche processo alle intenzioni che rischia di rendere i suoi argomenti meno efficaci. Ma contiene altresì tre rilievi che la rendono particolarmente interessante: il numero delle intercettazioni, la «politica estera» della magistratura inquirente e il costo degli uffici giudiziari. Numero delle intercettazioni. Alcuni magistrati non sembrano essersi accorti che il ricorso agli ascolti telefonici avrebbe avuto gravi conseguenze per la vita privata delle persone indagate o, peggio, dei loro occasionali interlocutori. Esiste un paradosso. Governo e Parlamento s’impegnano, sotto la spinta di Stefano Rodotà e del suo successore alla guida della Authority, a martellare nella testa degli italiani la cultura della privacy. Ma un corpo dello Stato, contemporaneamente, fa un uso distratto e noncurante di informazioni che interferiscono nella vita privata di persone innocenti o presunte tali. Temo che il Guardasigilli abbia ragione quando sostiene che il ricorso alle intercettazioni configura un modo alquanto «pigro» di indagare. Politica estera della magistratura inquirente. Credo che occorra fare una distinzione fra il caso Calipari e il rinvio a giudizio delle persone coinvolte in quello dell’imam milanese. Il rapimento di Abu Omar ha avuto luogo nelle vie di una città italiana e giustifica, a mio avviso, le indagini della Procura di Milano. L’uccisione di Calipari è avvenuta a Bagdad dove i procuratori italiani non possono svolgere alcuna indagine significativa. Non è la prima volta. Dagli anni Settanta, ormai, assistiamo a una proliferazioni di indagini extraterritoriali, da quelle sulla sorte di alcuni desaparecidos di origine italiana in Argentina a quelle sull’uccisione di giornalisti italiani in Somalia e in Afghanistan. Non discuto il problema della giurisdizione al di fuori dei confini nazionali. Mi limito a osservare che queste indagini hanno prodotto nella maggioranza dei casi, come era inevitabile, risultati modesti. Mi è sembrato francamente poco comprensibile che Daniele Mastrogiacomo sia stato immediatamente convocato dalla Procura di Roma, nella notte stessa del suo arrivo, come se dalla sua deposizione dipendesse l’accertamento delle responsabilità nelle vicende del suo rapimento. opportuno che un procuratore indaghi su materie che gli assicurano una forte visibilità ma che consentono di raggiungere raramente qualche utile risultato? opportuno che una indagine giudiziaria venga intrapresa per ragioni di principio senza alcuna considerazione per i suoi costi e per il tempo che sottrae alle esigenze della giustizia quotidiana? Le spese delle procure. Insieme alle indagini troppo lunghe e spesso inutili, il costo delle intercettazioni ha contributo ad aggravare i problemi di bilancio degli uffici giudiziari. Quando viene colpito da misure che riducono i suoi finanziamenti, un ufficio statale non può limitarsi a proclamare la propria importanza e a chiedere più denaro come una qualsiasi organizzazione sindacale. Deve chiedersi anzitutto se non possa sopperire alla diminuzione dei finanziamenti con una migliore organizzazione del suo lavoro e con l’eliminazione delle spese meno essenziali. A giudicare dall’uso delle intercettazioni questa non è stata la principale preoccupazione di alcune procure italiane.