Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2007  aprile 05 Giovedì calendario

MILANO

«Buongiorno sono Silvia Necci, mi servono cento milioni di euro, me li prestate?». «Ma certo signora, un attimino che mettiamo le ipoteche sugli immobili, ok tutto bene, ecco i cento milioni e saluti suo marito».
Il marito si chiama Danilo Coppola, è stato arrestato a Roma per bancarotta, associazione a delinquere, appropriazione indebita, aggiotaggio, riciclaggio e falso. L’istituto che ha finanziato la moglie è la Banca Intermobiliare (Bim) di Torino, quotata in Borsa. I virgolettati sono una sintesi di fantasia di ciò che effettivamente è successo prima dell’escalation delle inchieste giudiziarie.
Nomi e cifre sono esattamente quelli.
Cento milioni a una gentile signora. E il suo papà, pensionato, che dall’oggi al domani prende la guida di un pezzo del regno coppoliano, trasferito in massa da Roma a Torino. Dove? Dai Segre, commercialisti assai noti nelmondo della finanza e soci- gestori di Bim-Banca Intermobiliare.
L’IMPERO DELLA SIGNORA – Si sapeva che c’era un gruppo Coppola ufficiale e che quello sommerso è stato scoperchiato dalla Guardia di Finanza. Adesso vien fuori (ma non è negli atti d’inchiesta fin qui noti) anche l’impero della moglie. Il bello è che prima non esisteva.
Lui, Coppola, combatte intanto la sua battaglia per lasciare Regina Coeli. Dice di essere affetto da claustrofobia. Brutta cosa: chissà che sofferenza quando viaggiava negli angusti spazi del suo lussuoso jet privato da 28 milioni di euro. L’acquistò mettendo da parte faticosamente, come una formichina, anno dopo anno, Cud dopo Cud, tutto ciò che riusciva a rubare al fisco. Più o meno 100 milioni. Vuol dire che mentre scalava Bnl, comprava Mediobanca, rilevava l’immobiliare Ipi dagli Agnelli (quella proprietaria a Torino del Lingotto), mentre pontificava sulla trasparenza del suo gruppo, sfilava decine di milioni di euro allo Stato, cioè al fisco, cioè a noi: 2 euro a testa, da Bolzano a Ragusa, compresi vecchi e bambini.
Torniamo alla moglie.
IL PRESTITO DA 100 MILIONI – La banca torinese è controllata dalle famiglie Segre, D’Aguì e Scanferlin (altri soci sono Carlo De Benedetti, partner storico, l’olandese Fortis Bank, Fondiaria Sai e lo stesso Coppola). Non è un istituto tradizionale, è una specie di sartoria finanziaria che offre servizi su misura. Così è stato anche con Coppola di cui l’amministratore delegato, Pietro D’Aguì, è amico di famiglia, secondo quanto raccontato ai pm romani da un ex dipendente dell’immobiliarista.
Prendiamo il bilancio 2006 di Bim, appena approvato. Là dove si parla delle posizioni «grandi rischi», cioè i soggetti maggiormente finanziati, spunta (e si sapeva) il Gruppo Coppola (117 milioni, ridotti da poco a 46 milioni) e poi la sorpresa della «signora Silvia Necci, coniuge in regime di separazione dei beni dal signor Danilo Coppola. Questa esposizione, pari a 100 milioni di euro, risulta garantita da ipoteche di primo grado su 26 immobili il cui valore è ritenuto congruo in base alle perizie effettuate da primarie case internazionali di valutazione immobiliare». Il valore complessivo è 150 milioni, secondo le perizie.
Tuttavia documenti interni della banca rivelano, in aggiunta, che a ottobre sul conto corrente 1/9396/3 intestato a una società della Necci è stata concessa, con pegno su quote societarie, una linea di credito (a 18 mesi) da 10 milioni utilizzabile per scoperto di conto.
LA CORSA DI FINE 2006 – I 100 milioni alla moglie di Coppola sono stati erogati ufficialmente nell’ultimo trimestre 2006.
 importante questo: a fine 2006 la banca, già fortemente esposta con un pluri-indagato, decide di affidare anche una società della moglie per una cifra altissima.
Già, ma dov’è quel patrimonio? Da quando la signora Necci ne è in possesso? Da fine 2006? Cioè da quando si annusava aria di tempesta giudiziaria?
E allora, è stata forse una manovra dei Coppola per mettere al sicuro una parte del «tesoro»?
I FATTI E I DUBBI – I dubbi nascono dai fatti. Primo fatto: Bim eroga il fido alla Necci nell’ultimo trimestre 2006. Secondo fatto: a Torino, presso lo studio Segre, tra fine ottobre e i primi di dicembre, viene creato ex novo il «gruppo Silvia Necci». Terzo fatto: l’esigenza di copertura. La struttura societaria (vedi grafico) ha al vertice la classica finanziaria lussemburghese, schermata da fiduciarie. Poi sotto, a cascata, tutte le società immobiliari. Quarto fatto: il suocero di Coppola, Paolo Necci, che prima non aveva alcun ruolo, sempre a fine 2006 va a gestire tutte le società attribuibili alla figlia e anche molte del genero. Poi, ma è un’altra storia, sotterrerà nel giardino della sua villa la valigetta segreta di Coppola.
L’insieme di questi fatti dimostra che dal nulla, molto rapidamente e pochi mesi prima che il marito finisse in carcere, la signora Necci ha organizzato un suo gruppo, formalmente autonomo e slegato dai «disastri» del consorte, con 150 milioni (stimati) di patrimonio immobiliare e il basilare appoggio finanziario (100 milioni di prestiti) dei professionisti e della banca di cui il coniuge è azionista e grande cliente.
Mario Gerevini