Paolo Salom, Corriere della Sera 5/4/2007, 5 aprile 2007
Sayonara, karoshi. Addio fatica da superlavoro. Adesso a Tokio avanza la «sindrome da marito in pensione» (Rhs o Retired Husband Syndrome)
Sayonara, karoshi. Addio fatica da superlavoro. Adesso a Tokio avanza la «sindrome da marito in pensione» (Rhs o Retired Husband Syndrome). A esserne colpite sono le mogli dei salarymen, come in Giappone vengono chiamati gli impiegati. Gli effetti? Devastanti, secondo il ministero della Sanità del Sol Levante che denuncia con preoccupazione un possibile aumento di divorzi nelle coppie sposate da vent’anni e più. Le cause? Secondo gli esperti, sono da attribuire in primo luogo alla legge sui pensionamenti, entrata in vigore domenica scorsa, ma attesa da almeno quattro anni. Le nuove regole stabiliscono che le mogli, in caso di separazione, avranno diritto alla metà dell’assegno mensile. Una rivoluzione che spingerà molte donne, finora penalizzate da un diritto di famiglia ancora favorevole al sesso forte, a chiedere la separazione. Tenuto conto che quest’anno comincia a lasciare l’impiego la generazione dei baby-boomers (5 milioni di uomini), facile prevedere intasamenti nei tribunali civili. Certo, di per sé non basta una nuova legge a cambiare l’atteggiamento dei giapponesi nei confronti del matrimonio. In un Paese che ha, con l’Italia, la più bassa media di divorzi (2 ogni mille persone; negli Stati Uniti 4,1), la corsa agli avvocati è in atto già da tempo. I dati sono chiarissimi. Negli ultimi 10 anni, il tasso di separazioni è cresciuto del 26,5 per cento. Nel 2004 (ultimo dato disponibile) ben 42 mila coppie si sono dette addio per sempre, il doppio rispetto al 1985. Mentre i divorzi tra persone sposate da almeno trent’anni, nello stesso periodo, si sono quadruplicati. Un vero choc per una società tradizionalista che, nonostante la corsa verso il futuro tecnologico, rimane ancorata ai valori della famiglia e (soprattutto) del clan. Per il quale una unione fallita equivale a far «perdere la faccia» a tutto il casato. A cosa attribuire questo fenomeno? In Giappone gli esperti hanno già trovato il colpevole: è lo stile di vita, o meglio, di lavoro, che porta le coppie verso un disastro annunciato, il divorzio tardivo. «Dopo aver trascorso la propria esistenza lontano da casa, totalmente dediti al lavoro, i mariti sono percepiti come degli estranei che si presentano sulla soglia al momento della pensione», spiega la scrittrice Sayoko Nishida (autrice del saggio: Perché i mariti in pensione sono una tale seccatura?). Sayoko aggiunge che i rimedi sono peggio del male. «Spesso – dice – le coppie decidono di "festeggiare" un momento tanto atteso con una crociera o comunque un lungo viaggio all’estero: una follia». Al loro rientro in patria, il primo appuntamento è dall’avvocato: «In vent’anni e più di matrimonio, non hanno mai trascorso tanto tempo l’uno accanto all’altra. Inevitabile che le tensioni si trasformino in vera e propria insofferenza». , questa, la sindrome da marito in pensione, che provoca un insopprimibile desiderio di dare il benservito al proprio coniuge, finalmente a casa dopo una vita passata sui treni pendolari e negli uffici. Dunque, che fare? «La cosa più importante per le coppie dopo la pensione è comunicare – spiega Kazumi Taniguchi, direttore di Go-gyan, un settimanale che si rivolge ai neopensionati ”. I viaggi e i trasferimenti all’estero senza prendere in considerazione questo fattore non faranno altro che aumentare le possibilità di divorzio». Il consiglio finale di Sayoko Nishida forse è il più saggio: «Io dico sempre di cominciare con brevi escursioni in autobus: poche ore, il rischio è minimo».