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 2007  aprile 04 Mercoledì calendario

SACCOMANNI

SACCOMANNI Fabrizio Roma 22 novembre 1942. Economista. Direttore generale della Banca d’Italia (dall’ottobre 2006, sei anni, rinnovabili una sola volta) • «[...] a via Nazionale [...] ha passato ben 35 anni della sua vita, prima di spostarsi a Londra, alla Bers, come vicepresidente, nel 2003. Fu assunto dal governatore Carli, alla fine degli anni Sessanta, che poi lo mandò a studiare a Princeton per ”farsi i muscoli” ed è sempre rimasto in posizioni delicatissime con tutti i suoi successori. Con Carlo Azeglio Ciampi, in particolare, ha co-pilotato la lira nei giorni terribili della crisi del 1992 e, successivamente, ha condiviso la grande battaglia per entrare nell’Euro, nella ”serie A”, come si diceva a quel tempo. Il suo nome era anche circolato per il vertice della Bce, nel maggio del 1998, ma poi non se ne fece nulla: in quel posto andò Tommaso Padoa-Schioppa [...] una passione per la musica e per la poesia, un amore per i sonetti del Belli, Saccomanni è [...] un economista apprezzato, in Italia e all’estero. Ha scritto moltissimi libri [...] è stato a Washington, all’Fmi, ha conosciuto di persona tutti i più importanti banchieri centrali, a cominciare dall’americano Volker, ha visto da vicino il crollo del sistema dei cambi fissi, l’era della grande inflazione da caro-petrolio, poi gli accordi del Louvre e del Plaza per pilotare il dollaro al ribasso, quindi le grandi speculazioni monetarie dell’inizio degli anni Novanta, fino all’avvio dell’euro. [...]» (Elena Polidori, ”la Repubblica” 28/7/2006). «[...] Romano come Draghi, gli è stato vicino nel periodo in cui entrambi lavoravano nella capitale britannica; di Tommaso Padoa-Schioppa è amico da quarant’anni, da quando erano studenti all’Università Bocconi; è in ottimi rapporti con Prodi. Un uomo dai nervi saldissimi, sottoposto a tensioni enormi a tutte le ore del giorno e della notte, eppure sempre gioviale e di buon umore, si diceva di Saccomanni quando come capo del servizio rapporti con l’estero sovrintendeva alla difesa del cambio della lira. Incassò con eleganza anche il colpo di una notte del maggio 1998 a Bruxelles quando intrighi mai chiariti lo contrapposero, come possibile candidato al direttorio della Bce, proprio all’amico Padoa-Schioppa, poi scelto dal governo. [...]» (Stefano Lepri, ”La Stampa” 28/7/2006).