Varie, 4 aprile 2007
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Sabuni Nyamko
• Bujumbura (Burundi) 31 marzo 1969. Politico • «[...] nata in Burundi in una famiglia musulmana, ma cresciuta ed educata in Svezia da quando aveva 12 anni. Suo padre era un dissidente politico del Congo e fu ”adottato” da Amnesty International che chiese e ottenne per lui asilo politico a Stoccolma [...] già da ragazza si era segnalata come una delle militanti più accese della associazione degli ”afro-svedesi”. Col tempo la brillante studentessa in legge si allontana dalla sponda familiare e dai valori islamici. A 28 anni incrocia il partito liberaldemocratico e comincia ad avvicinarsi a posizioni radicali ”anti-religiose”. La sua battaglia contro il fondamentalismo islamico ricorda la vicenda di Ayaan Hirsi Ali, la deputata olandese di origini somale. Da quando è diventata ministro, nell’ottobre s2006, non passa giorno che una sua frase, una sua proposta non scateni un aspro dibattito, in un Paese abituato ai toni soffici del linguaggio moderato e tollerante (il ”politically correct”). Le proposte della signora Sabuni, sposata con uno svedese e madre di due bimbi gemelli [...] agiscono come martellate sulle convenzioni svedesi e anche sul sistema nervoso del premier Reinfeldt, iper-prudente. Qualche esempio: proibire per legge alle ragazzine che hanno meno di 15 anni di indossare il velo a scuola; imporre un test di svedese agli immigrati in cerca di lavoro; tagliare i fondi pubblici a tutte le scuole religiose. [...] Larga parte della stampa indipendente attacca la ”dottrina Sabuni”, considerandola un corpo estraneo rispetto alla cultura politica del Paese. [...] La ministra, però, non si ferma. Prima ha tagliato i finanziamenti al ”Centro contro il razzismo”, qualificandolo come ”ente inutile” e poi ha cancellato ”l’Authority sull’integrazione”, considerandola una semplice ”espressione burocratica”. [...]» (Giusepppe Sarcina, ”Corriere della Sera” 21/12/2006).