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 2007  aprile 04 Mercoledì calendario

Diamandis Peter

• Bronx (Stati Uniti) 20 maggio 1961 • «L’uomo che pensa di cambiare il mondo distribuendo premi è un sognatore [...] laureato in ingegneria spaziale al Mit di Boston e in scienze mediche ad Harvard. Uno che, per sbarcare il lunario, ha fondato imprese come Zero Gravity Corporation, una società che offre voli su jet speciali durante i quali, per pochi minuti, si può sperimentare l’assenza di gravità. O come Space Adventures, l’agenzia che ha mandato quattro cittadini privati (e molto ricchi) nello spazio a bordo di astronavi russe Soyuz. Peter Diamandis non è né ricco né un benefattore, ma ha convinto molti miliardari filantropi a finanziare i suoi premi: 10 milioni di dollari al primo che riuscirà a disegnare in dieci giorni la mappa genetica completa di cento uomini e altri 10 milioni a chi riuscirà a costruire il primo veicolo capace di percorrere 100 miglia con un gallone di carburante (cioè 160 chilometri con meno di 4 litri). Oggi la vettura media Usa non va oltre le 20 miglia per gallone. La sua filosofia è di una semplicità disarmante: l’uomo è competizione, ama la gara, la vittoria, il premio. Per questa via raggiunge l’eccellenza nello sport. Può riuscirci anche nella ricerca scientifica. Sembrava un’idea eccentrica e quando, 11 anni fa, istituì l’Ansari X Prize, il premio di 10 milioni di dollari per la prima astronave privata con pilota a bordo capace di raggiungere (per due volte in 15 giorni) una quota di 100 chilometri, molti trattarono Diamandis da impresario di avanspettacolo spaziale. Uno che va a caccia di scienziati pazzi per costruire un circo Barnum del cosmo. Hanno tutti cambiato opinione quando, qualche anno fa, accettarono la sua sfida alcuni dei più celebri imprenditori (e miliardari) delle tecnologie avanzate: dal cofondatore di Microsoft, Paul Allen, a Jeff Bezos di Amazon a Richard Branson, padre-padrone del gruppo Virgin. E, soprattutto, quando il premio vinto nel 2004 dall’’Airship One” di Burt Rutan e Paul Allen, aprì la strada allo sfruttamento commerciale dello spazio: varie società stanno già costruendo razzi e capsule che porteranno entro pochi anni i primi turisti fuori dall’atmosfera terrestre. [...] la nuova frontiera della filantropia dei super ricchi d’America: all’inizio del secolo scorso finanziavano istituzioni culturali – biblioteche o teatri – da donare alle loro città; poi è venuto il tempo dell’assistenza ai poveri, della lotta alle epidemie in Africa, fino ai progetti di Bill Gates per la riqualificazione delle scuole pubbliche fatiscenti della West Coast. Ora la filantropia arriva addirittura a sfiorare la politica industriale. Tutti sono convinti che i premi (che attirano più per il loro prestigio che per il contenuto economico) stimoleranno un enorme volume di investimenti privati. Del resto già la gara vinta dall’’Airship One” ha prodotto spese di ricerca e sviluppo di prototipi per qualche centinaio di milioni di dollari. [...] Diamandis, quando lanciò l’X Prize, spiegò a tutti (all’inizio con poco successo) che, prima della Seconda guerra mondiale, i premi furono il carburante della crescita dell’aviazione. Ora che i fatti gli hanno dato ragione e che è sulla cresta dell’onda, Diamandis, un appassionato della Formula 1, torna a sognare. Prossima tappa: la competizione tra razzi pilotati della ”Rocket Racing League”. La rivista Time già pronostica una Indianapolis missilistica, qualcosa di simile alla gara tra i vascelli di Guerre stellari, un po’ navi spaziali, un po’ bighe dell’antica Roma» (Massimo Gaggi, ”Corriere della Sera” 4/4/2007).