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 2007  marzo 30 Venerdì calendario

Siro Lombardini Fu all’inizio degli Anni 60 che Nino Andreatta approdò, da Trento, dov’era nato e dove suo padre svolgeva una rigorosa ed efficiente attività di banchiere, all’Università Cattolica

Siro Lombardini Fu all’inizio degli Anni 60 che Nino Andreatta approdò, da Trento, dov’era nato e dove suo padre svolgeva una rigorosa ed efficiente attività di banchiere, all’Università Cattolica. Ci incontrammo. Lo presentai al professor Francesco Vito. Partecipammo insieme ai suoi seminari all’Istituto di Economia. Era il più geniale. La simpatia si trasformò in una profonda amicizia. Nel 1958 è stato, con il professor Saraceno, mio testimone di nozze. S’impegnò in una ricerca d’avanguardia su problemi di mercato, di politica economica, di sviluppo. Così venne alla luce un suo primo saggio, a cui seguirono altri saggi. Notevoli i suoi contributi alla moneta, alle politiche di controllo della spesa pubblica: la sua opposizione al fisco facile (quando ero con lui al governo - il primo governo Cossiga - gli scontri con Formica, ministro delle Finanze, erano continui). Ha sempre mantenuto una posizione di rigore contro le politiche protezionistiche. Intrecciato con la storia di Aldo Moro Andreatta non si arrabbiava, non attaccava, non imprecava: dava l’impressione, con il suo volto bonaccione e sereno, di voler sorvolare. Era questo che irritava i suoi avversari. Non stava mai fermo, neanche quando era seduto. Ha collaborato con le massime autorità politiche del Paese. Non si può fare la storia di Aldo Moro prescindendo da Andreatta. Non contrapponeva tecnici a politici. Con l’Arel, che lui ha voluto e che era la mia sede di lavoro quando fui al Senato dal 1976 al 1979, ha inteso integrare tecnica e politica. Non solo per rendere la politica più efficace, ma anche per rendere meno difficile la moralità nella politica. Ai primi di agosto del 1979 mi telefona Andreatta. Pandolfi stava preparando il governo con cui sarebbe iniziata la settima legislatura. Mi anticipò la proposta di assumere il ministero delle Partecipazioni statali. Avevo lasciato l’attività parlamentare perché non condividevo alcune direttive della segretaria Dc. Finii però per accettare. Quando si farà, senza intenti propagandistici, la storia politica del nostro Paese, tra i grandi ministri del Tesoro (il Tesoro nel passato era fuso con le Finanze) - da Quintino Sella a De Stefani a Einaudi a Pella - si dovrà includere Nino Andreatta. Nella difesa del rigore morale, Andreatta, non ha avuto riguardi per alcun potente. Quel memorabile discorso alla Camera Una delle più brutte pagine della nostra storia sono le vicende legate agli scandali finanziari. in questo contesto che emerge l’intelligenza e il rigore morale di Nino Andreatta, allora ministro del Tesoro. In un memorabile intervento alla Camera, Nino Andreatta chiese alla Chiesa e allo stesso Pontefice di riconoscere le colpe dello Ior e di correre ai ripari. Andreatta pagò questo atto di lealtà agli interessi della Repubblica con una lunga emarginazione. Ma il suo ruolo politico riprese con il tentativo di ridare al Paese un governo stabile che tenesse viva l’immagine dell’Italia nell’Occidente. Ancora una volta ci siamo trovati insieme. In questi anni, impegnato nel mondo della banca e della finanza, ho sofferto la tragica sorte di Andreatta al quale la Provvidenza ha concesso la gioia di una famiglia unita, di una moglie, Giana, che ha vissuto tutte le vicende di Nino nella gioia e nelle sofferenze diventate drammatiche per il mistero del male che è la controfaccia del mistero di Dio. In silenzio. Stampa Articolo