Francesco Manacorda - Armando Zeni, La Stampa 4/4/2007, 4 aprile 2007
L’ultima tentazione delle banche? Il confronto, se non lo scontro, all’assemblea Telecom del 16 aprile con Olimpia e il suo azionista di maggioranza Pirelli
L’ultima tentazione delle banche? Il confronto, se non lo scontro, all’assemblea Telecom del 16 aprile con Olimpia e il suo azionista di maggioranza Pirelli. Mentre tra Intesa e Mediobanca si continua la nuova fase istruttoria - dopo il colpo di scena dell’offerta messico-americana arrivata a Tronchetti - per capire quali siano le soluzioni tecniche in grado di riportare Olimpia in area creditizia senza però sborsare quei 2,82 euro che da oltreoceano si dicono pronti a pagare, c’è anche chi pensa a una via diretta e un po’ più brutale per tenere Telecom in mani italiane e Marco Tronchetti Provera in un angolo. La regia di questa operazione si può cercare proprio nelle banche più esposte finora per trovare una soluzione «di sistema», ma anche un passo più indietro. Il presidente di Capitalia Cesare Geronzi è ad esempio assai attivo in queste ore, quasi teso ad assicurarsi un ruolo di protagonista in una vicenda che inquieta assai il mondo politico e - a giudicare dalle reazioni - preoccupa oggi i ds più di Prodi e i suoi uomini. Un ruolo tutt’altro che smentito, quello del presidente di Capitalia, anche se da ambienti a lui vicini non si accredita invece l’idea di un Geronzi disposto a preparare uno scontro in assemblea con Tronchetti. E nel nuovo scenario si ritrovano anche le Fondazioni bancarie. Sempre evocate quando si tratta di interventi «di sistema», nelle ultime settimane sembravano essersi messe un po’ in disparte. Adesso invece, con l’ovvio consenso del mondo politico si ripensa a un loro coinvolgimento. C’è già chi - come la Fondazione Cariplo e la torinese Crt - al round precedente aveva fatto capire di essere disposta ad intervenire. Lo scenario non è complicato: se Olimpia governa adesso Telecom con il 18% del capitale, nominando i quattro quinti del cda, una nuova maggioranza superiore a quel 18% che si presentasse in assemblea potrebbe mostrare la sua forza e di fatto annullare non solo il premio di maggioranza che oggi Pirelli chiede, ma anche l’interesse di qualsiasi soggetto a comprare proprio una quota di Olimpia, che diventerebbe a quel punto il secondo e non più il primo azionista di Telecom. Insomma alle banche che intendessero attuare questa controffensiva a tappeto servirebbe il 20-25% del capitale di Telecom per contrastare il 19,35% cui al momento arrivano la quota Olimpia e la partecipazione diretta di Pirelli nella società telefonica. Fantafinanza? Non è detto. Ci sono alcuni elementi che vanno messi in fila. Il primo riguarda gli scambi boom sul titolo Telecom, che in due giorni hanno visto passare di mano l’11% del capitale. Fatta la tara della speculazione, sfrondati gli acquisti dalle coperture dei fondi di investimento, c’è chi è pronto a giurare che un 6-7% almeno del capitale Telecom sia approdato nelle ultime 48 ore in mani vicine a quelle dei grandi istituti che stanno cercando una soluzione «di sistema». Del resto c’è una parte del capitale Telecom che è già in mani bancarie o in mani amiche delle banche. L’elenco? il 4% delle Generali che hanno come socio di maggioranza relativa Mediobanca, l’1,9% della stessa Mediobanca che ha come principale socio bancario Capitalia. Questi due soggetti, pur oggi legati a un patto parasociale con Olimpia, non avrebbero dubbi su dove posizionarsi in caso di scontro tra Tronchetti e le banche. E poi si può aggiungere anche un 2% circa della società che appartiene a Romain Zaleski, vicino al presidente di Banca Intesa Giovanni Bazoli, e a voler forzare un po’ le cose anche un altro 3,7% oggi posseduto dalla Hopa, dove i soci bancari sono ormai numerosi e importanti. In tutto si arriva già oltre l’11%: un’altra quota di pari peso costa - ai prezzi attuali - circa 8-9 miliardi di euro. Non sarebbe un investimento impossibile per banche e Fondazioni e soprattutto sarebbe un investimento fatto lontano dai 2,82 euro che chiede Pirelli, visto che la chiusura di ieri del titolo era a 2,37 euro. Certo, un’operazione di questo genere avrebbe almeno due controindicazioni. La prima sarebbe quella di sancire una sorta di guerra aperta fra Tronchetti e il mondo delle istituzioni finanziarie. Se si trovasse privato dei potenziali privilegi che quel 18% di Telecom controllato attraverso Olimpia gli attribuisce oggi, il presidente della Pirelli potrebbe essere tentato a sua volta di fare qualche mossa spericolata. E l’uomo sta dimostrando anche in questi mesi di dare il meglio si se stesso proprio quando sembra con le spalle al muro. Seconda controindicazione, più sostanziale, è la possibilità di giustificare di fronte al mercato e all’opinione pubblica internazionale un eventuale intervento delle banche nel capitale della Telecom senza la presenza di un socio industriale, anzi con il probabile effetto di spingere via i due potenziali soci con passaporto industriale che si sono presentati finora. Anche per questo ci sarebbe in queste ore un nuovo fiorire di contatti sia da parte degli istituti sia da parte della stessa Telecom, per cercare nuovi possibili partner industriali europei. I nomi che circolano sono quelli della spagnola Telefonica e di Deutsche Telekom. ma c’è anche chi non esclude che alla fine i soci americani possano essere accolti con l’«abbraccio» delle banche italiane. Il presidente di Telecom, Guido Rossi, ha già dato l’ok ai manager per incontrare i nuovi soci e ieri il vicepresidente Carlo Buora ha visto l’ad di at&t, Edward Whitacre, e il direttore finanziario Richard Lindner.