Giancarlo Dotto, La Stampa, 4-5/4/2007, 5 aprile 2007
Non ha mai fatto mistero dei suoi problemi con la droga, e ora ne parla per invitare i giovani a non fare altrettanto
Non ha mai fatto mistero dei suoi problemi con la droga, e ora ne parla per invitare i giovani a non fare altrettanto. Ma l’ultima rivelazione di Keith Richards è scioccante: «La cosa più strana che ho sniffato? Mio padre. Ho sniffato mio padre», afferma il chitarrista dei Rolling Stones in un’intervista alla rivista musicale inglese Nme. Bert Richards è morto nel 2002. «Era stato cremato e non ho resistito a mescolare le ceneri con un po’ di coca...». *** Troppo bella per essere vera. La notizia che Keith Richards s’era sniffato il padre, morto cinque anni prima e cremato per sua volontà, era sembrata credibile solo perché si trattava di lui, Keith, lo scoppiatone dei Rolling Stones. Uno che dalla proboscide bulimica ha tirato su di tutto negli anni e che solo pochi mesi prima si era spaccato la testa nell’impresa di cogliere da un albero un’allucinazione scambiata per una noce di cocco. La storia mostruosa del padre incorporato come uno spray nasale dalla mummia dei Rolling si è diffusa ieri in un lampo con il passaparola e gli sms (inevitabile l’accostamento con la leggendaria gag di Lebowski, dal film dei fratelli Coen, nel suo caso costretto da un colpo di vento contrario a ingoiare le ceneri dell’amico scomparso). E quando già qualcuno si apprestava a riscrivere la teoria dell’Edipo, arrivava secca la smentita della manager del chitarrista («Era uno scherzo. Non posso credere che qualcuno l’abbia preso sul serio», ha detto Jane Rose). Ma quale padre aspirato, solo una burla del mattacchione dalle grandi froge, seminata nell’intervista in uscita su una rivista musicale inglese («Non può essersi inventato tutto, sembrava sincero e mi ha raccontato troppi dettagli», ha detto il giornalista Mark Beaumont). Inventata o meno, la storiaccia ha alimentato fantasie su un tema, quello delle ceneri, che è un’ossessione per tanti (per gli americani soprattutto, che non si rassegnano all’idea che si debba morire e soprattutto non si rassegnano agli inconvenienti igienici della morte) ma anche un business che sta montando un po’ ovunque. Il prossimo 28 aprile i resti di James Doohan, il celebre ingegnere dell’Enterprise in Star Trek, saranno lanciati in orbita da una base del Nuovo Messico. Ma il primo a inventarsi il funerale nello spazio fu zio Timothy Leary, il profeta dell’acido lisergico, che si fece sparare dieci anni fa nella stratosfera insieme a Gene Rodenberry, l’inventore di Star Trek, e Benson Hanlin, l’ingegnere della Boeing che ideò il primo aereo supersonico americano. Della serie «ritorno al creatore», l’ultimo e meno costoso trend viene proposto da un’impresa di pompe funebri a Londra: le ceneri schizzate in cielo con i fuochi d’artificio. Sfrenata la fantasia nello squaglio del caro estinto. Non c’è limite al macabro. Carmelo Bene suggerì ai suoi amici di confezionare una crostata con le sue ceneri. Edward Headrick, l’inventore del frisbee, si fece fondere in uno dei suoi dischi volanti. Custodito in un parco pubblico, i marmocchi del luogo possono affittarlo e lanciarlo al prezzo di un dollaro. I meno abbienti della Florida si rivolgono a un’agenzia che, per meno di mille dollari, impastate le ceneri con il cemento, ti modellano al largo delle coste le scogliere artificiali con il profilo del defunto. Ma il vero business è quello dei diamanti. Squadre di chimici e incisori trasformano in pietre preziose le polveri dei cari estinti, bestiole domestiche incluse. Costo dai quattromila ai venticinquemila dollari. Il precursore, tale Jack Rollenstein, un pensionato dell’Illinois con i polmoni traforati da una dozzina di enfisemi. Aveva chiesto alla moglie e ai cinque figli d’inventarsi qualcosa di meno banale per i suoi resti che non fossero la cassa al cimitero o l’urna sul comò. Ne fecero una spilla di famiglia da portare sul soprabito nelle occasioni importanti. Le ordinazioni fioccano: consegni le ceneri e ti restituiscono un diamante con tanto di certificato di garanzia da custodire in cassaforte o da montare su un fermacravatte o un topazio per signora. «Erano i vostri cari? Diventeranno i vostri gioielli», lo slogan. Sono ormai una consuetudine le studentesse del Massachusetts, quelle dei collegi per famiglie abbienti, che girano con il nonno o il cocker al pollice o all’anulare. Stampa Articolo