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 2007  aprile 04 Mercoledì calendario

Il senatore Nicola Latorre lo dice senza i chiaroscuri del politichese: «Telecom? Francamente sarà molto, molto difficile intervenire per il governo

Il senatore Nicola Latorre lo dice senza i chiaroscuri del politichese: «Telecom? Francamente sarà molto, molto difficile intervenire per il governo. Anche perché su questa vicenda tutti hanno un dovere di sobrietà in più». Latorre è il miglior amico in politica di Massimo D’Alema, ma la sua allusione al sovrappiù di morigeratezza sembra coinvolgere i due uomini di maggior peso del governo: Romano Prodi, nel 1997 protagonista della prima, controversa privatizzazione di Telecom e che sei mesi fa si è sovraesposto nello scontro personale con Tronchetti Provera; ma anche Massimo D’Alema, che da premier, nel 1999 legittimò il drappello dei ”capitani coraggiosi”, protagonisti di un’acquisizione di Telecom che nel giro di un anno si dimostrò finalizzata soltanto a capitalizzare l’investimento. Le parole di Latorre fanno capire la circospezione con la quale si muovono in queste ore il presidente Prodi e l’ex presidente D’Alema sulla vicenda-Telecom. Entrambi ”prigionieri” di un pubblico riserbo politicamente corretto, ma che certo non aiuta il fronte anti-americano, che avrebbe bisogno di una generale alzata di scudi. Romano Prodi, uscendo da un vertice sulla riforma elettorale, si è limitato ad una battuta scherzosa: «Le offerte per Telecom? Mica sono arrivate a me, come faccio a valutarle?». E quanto a Massimo D’Alema si è trincerato dietro un gioco di parole: «Telecom? Non ne parlo. In Italia c’è libertà di parola ma anche libertà di silenzio». Un silenzio ufficiale, quello dei due Presidenti, che conferma la difficoltà del governo ad inspirare un contro-piano. Una difficoltà indirettamente confermata dalla sortita molto netta del segretario ds Piero Fassino, che sei mesi dopo la collettiva archiviazione del ”piano Rovati”, improvvisamente lo riabilita con tutti gli onori. D’altra parte a palazzo Chigi lo sanno bene: una battaglia contro lo straniero è resa impraticabile dal contemporaneo, apprezzato sbarco di Enel in Spagna, grazie anche alla ”sponsorizzazione” di Romano Prodi nel recente di vertice italo-spagnolo di Ibiza. Ed è in questo accidentato quadro che ieri pomeriggio è stato diffuso il testo di un’interrogazione parlamentare di un personaggio poco incline alle boutade e molto legato al governo come Luigi Zanda, vicepresidente dei senatori dell’Ulivo in ”quota” Margherita: «Suggerisco alla statunitense At&t e alla messicana América Movil di procedere con particolare prudenza, valutando non soltanto la consistenza industriale e commerciale di Telecom, ma anche il regime delle autorizzazioni all’esercizio dei servizi e il livello della loro stabilità». In conclusione Zanda si fa più esplicito: «Se il contenuto delle ordinanze della magistratura dovesse essere confermato, vorrebbe dire che a suo tempo sono state commesse violazioni di legge tali da suscitare seri interrogativi sulla sussistenza di tutti i presupposti delle autorizzazioni che abilitano Telecom alla gestione di un pubblico servizio». Il messaggio è chiaro: cari americani attenzione perché l’operazione-Telecom è un Vietnam: non basta sbarcare all’aeroporto, bisogna anche uscirne. Attenzione in particolare ad un aspetto: è in corso un’inchiesta che potrebbe concludersi individuando responsabilità degli amministratori e se questa responsabilità facesse capo anche gli azionisti, tra le varie sanzioni possibili c’è anche la revoca della concessione. In altre parole, cari americani, attenti perché potreste comprare un’azienda che non vi potevano vendere.