Varie, 3 aprile 2007
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Turin Luca
• Libano 1953. Biofisico • «Naso davvero superlativo, coltivato con pertinacia maniacale fin dalla prima infanzia, quello appartenente a uno scienziato, Luca Turin, che a differenza del celeberrimo Grenouille del romanzo di Patrick Süskind uscito nell’85, non è un personaggio inventato. Nato per caso in Libano nel 1953, cittadino italiano, francese di adozione, cattedra a Londra, viaggiatore famelico in tutto il mondo sulla scia di profumi rarissimi, alla ricerca dell’’essenza perfetta”, Turin comincia la sua carriera, più unica che rara, come critico di profumi su riviste specializzate e oltremodo raffinate. ’Vetiver è tanto un temperamento quanto una fragranza, soprattutto se usato da una donna. Stoico e discreto, disprezza ogni tipo di lusso tranne quello della sua fiera solitudine. Insieme altero e trasparentissimo, va utilizzato con parsimonia e non deve mai essere percepito se non nell’istante di un bacio”, è un esempio della sua prosa alata. Oppure, per ”Pyton” di Trussardi: ”Pyton (che nome ridicolo) è un affarino poverissimo, dolce e polveroso... Starebbe bene in un diffusore a forma di alberello appeso allo specchietto retrovisore di un taxi moscovita”. Quanto poi ai profumi maschili, Turin li divide in tre gruppi: ”gentiluomo sbiadito”, ”checca persa” e ”giovane dandy”, dei quali il più interessante è senza dubbio il secondo: infatti contiene profumi vigorosi e ”strano a dirsi, si sovrappone a una tendenza mascolina tipo Saddam Hussein che aiuta senza dubbio le vendite”. Scritti che furono poi riuniti in una famosa guida, pubblicata nel 1992. Ma l’ossessione per i profumi lo spinge a indagare fin dentro al senso dell’olfatto: e scopre che mentre dell’udito e della vista si conosce ogni dettaglio degli organi da cui dipendono, dell’odorato non si sa niente, e proprio per questo è soggetto di due lotte all’ultimo sangue: quella scientifica e quella economica. Da un lato, non è molto che si è scoperto che ben l’uno per cento dei geni umani è consacrato all’olfatto che quindi risulta importante quasi quanto il sistema immunitario, dall’altro, i profumi industriali rappresentano un giro d’affari di circa venti miliardi di dollari l’anno, e quasi tutti vengono prodotti da sei sole aziende che si spartiscono profitti vertiginosi. Il giovane biofisico Luca Turin non teme di gettarsi a capofitto in questo mondo affascinante e pericoloso, e ingaggiare la sua lotta personale per aprirsi una sua strada. Ma invano: la sua teoria dell’olfatto, elaborata in anni di studi difficilissimi e attraverso avventure a dir poco romanzesche, non verrà accettata da Nature, la rivista inglese di massima autorevolezza nel campo della ricerca, e sarà considerata una minaccia per migliaia di tecnici e di dirigenti industriali. Del resto ”Turin è incapace di giocare secondo le regole degli altri. Il che acuisce l’ostilità nei suoi confronti”, scrive nella conclusione Chandler Burr, l’autore di questa singolarissima biografia dedicata a ”L’imperatore del profumo”. Burr, giornalista americano, si sente in dovere di precisare di non avere sempre filato d’amore e d’accordo con il protagonista di questa storia: lo ha conosciuto a Parigi, alla Gare du Nord, mentre entrambi aspettavano un Eurostar per Londra in ritardo di venti minuti. Venti minuti per stringere una relazione amichevole e per mettere le basi del libro. Quattro anni ci sono voluti per scriverlo, quattro anni di litigi perché Turin esigeva il controllo del manoscritto, minacciando continuamente di mandare tutto a monte. ”Loquace, allegro, affascinante... diventa in un batter d’occhio arrogante, aggressivo, insensibile e prepotente quando qualcuno lo contraddice”» (Giulia Borgese, ”Corriere della Sera” 8/1/2006).