Giorgio Dell’Arti, Vanity Fair 12/4/2007, 12 aprile 2007
Sangue La quantità di sangue che si vede nel film 300 è in definitiva poca. stato calcolato che a Pidna i litri di sangue versati sul terreno dovessero essere almeno cinquantamila (Plutarco)
Sangue La quantità di sangue che si vede nel film 300 è in definitiva poca. stato calcolato che a Pidna i litri di sangue versati sul terreno dovessero essere almeno cinquantamila (Plutarco). Gite Dopo le Termopili, Serse organizzò un servizio di barche, per permettere ai turisti di camminare in mezzo ai cadaveri e constatare di che carneficina fosse stato capace. Prima però aveva fatto seppellire l’enorme montagna di morti persiani. Serse Serse procedeva in effetti su un trono, dietro le schiere persiane. Era rispettoso degli avversari e tributò onori a quelli che lo avevano contrastato con maggior valore. Il generale greco - e non solo Leonida - stava invece sempre con i suoi, schierato sulla parte destra della falange, cioè nel punto più pericoloso. In seicento anni non capitò mai, a Sparta, che un generale sopravvivesse alla sconfitta. Ad Atene, Lisicle, tornato a casa dopo Cheronea, fu condannato a morte (in Diodoro si legge il capo d’accusa, riassumibile in questa domanda: «Tu osi ancora vivere?»). Destra 1 La falange era organizzata in almeno otto file. La parte destra della falange era la più pericolosa per questo: l’oplite impugnava lo scudo - fatto di legno e pesante circa otto chili - con il braccio sinistro; poiché gli uomini erano schierati il più possibile uno vicino all’altro, lo scudo proteggeva la parte sinistra di chi lo reggeva e la parte destra del compagno di fianco; ne veniva che la prima fila di destra aveva il fianco destro scoperto e moriva più facilmente. In cima a questa fila si schierava infatti il generale. Destra 2 Tucidide nota con stupore che tutta la falange aveva la tendenza a ruotare verso destra, per via dello scudo. Democrazia Nella falange sta il fondamento della democrazia greca. Il generale era alla fine un oplite come gli altri e gli altri constatavano che correva gli stessi loro rischi (anzi di più) e se era necessario era il primo a morire. Tutti gli uomini dai 18 ai 60 anni d’età erano chiamati a combattere, senza eccezioni, che fossero proprietari o nullatenenti. A parte le valutazioni tattiche, venivano sistemati per tribù, «i fratelli vicino ai fratelli, gli amici agli amici, gli amanti agli amanti» (Onasandro). Si vedevano morire, capivano chi e quando aveva avuto paura. Dopo la battaglia, tornati in città, la solidarietà che si era stretta sul campo confinava con l’amore. L’aver condiviso il rischio - indipendentemente dalla vittoria o dalla sconfitta - costituiva un formidabile cemento sociale, premessa alle decisioni politiche che si dovevano assumere nella polis e che andavano condivise. Omosessuali Alle Termopili la solidarietà omosessuale (invisibile nel film) ebbe una parte importante. La solidarietà omosessuale era un elemento forte in ogni falange. I tebani avevano un battaglione sacro formato da 150 coppie, che andò in battaglia per cinquant’anni e fu sterminato da Filippo. Filippo, traversando poi il campo pieno di cadaveri, vide queste coppie di amanti che giacevano quasi tenendosi per mano (così in Plutarco e Senofonte). Estate Prima dell’arrivo di Serse, le città greche avevano combattuto sempre e solo tra di loro. D’estate, i contadini vedevano il nemico arrivare nei loro campi e si organizzavano per respingerlo. Un tacito accordo, condiviso da tutta la Grecia, faceva sì che la questione venisse regolata in un unico scontro. La falange di questi usciva ad affrontate la falange di quelli. Combattevano tutti e due con lo stesso criterio: una pianura senza ostacoli e le due formazioni che avanzavano fino a che le prime file non entravano in contatto. Qui, mentre davanti ci si trafiggeva con le lance mirando alle zone scoperte del corpo (l’inguine o la coscia), dietro si spingeva, tentando di rompere la formazione avversaria. Questi soldati delle retroguardie, che non capivano nulla di quello che stava accadendo e si limitavano a far pressione, percepivano però che le cose andavano male se non riuscivano ad avanzare. A questa immobilità forzata, seguiva poi un primo arretramento. Al quale faceva spesso seguito lo scompaginamento totale, il darsi alla fuga, l’abbandonare lo scudo (molto disonorevole), l’essere uccisi con un colpo alle spalle (ignominia). Tutta la battaglia non durava più di un’ora. Vigliaccheria Lanciare le frecce, manovrare, tendere agguati erano segni di vigliaccheria. Coraggio era la falange, e il suo cozzare con la falange nemica. Panoplia L’oplite greco non era nudo come si vede nel film. Oltre all’elmo (due-tre chili) e allo scudo (otto chili), portava una corazza di bronzo pesante tra i venti e i trenta chili. Il greco non superava mai il metro e 70 di altezza, e pesava in genere sui 70 chili. Lo scudo, di un metro di diametro, strusciava subito per terra se il soldato appena si inchinava. Muoversi troppo in quelle condizioni non era possibile. Per questo la battaglia non durava mai più di un’ora (fino a Serse: alle Termopili bisognò resistere due giorni) ed ogni oplite era accompagnato da uno o più schiavi che gli tenevano le armi fino al momento decisivo. Lo scontro Lo scontro avveniva sempre su un terreno pianeggiante e privo di ostacoli. Le falangi si fronteggiavano tenendosi all’inizio a duecento metri di distanza. Avanzavano poi una verso l’altra a una velocità di otto-nove chilometri l’ora. Gli Spartani erano celebri per la lentezza della loro carica: tenevano al centro della formazione i flautisti e, quando era il momento, questi cominciavano a zufolare. Quel suono aiutava gli opliti a tenere il passo e a non perdere la formazione. Paura Vedere là, a soli duecento metri, la falange nemica era tremendo. Tirteo esorta: «Mordetevi le labbra con i denti». Aristofane sfotte i generali boriosi che poi «imbrattavano il mantello». Sì, era frequente che qualcuno se la facesse addosso e che dovesse tenersi per tutto il tempo, magari fino alla morte, l’imbrattatura dentro la corazza. I testimoni raccontano l’odore terribile che si levava dal campo, dopo. Odore di sudore, di sangue, di budella e anche, umano come pochi altri odori, l’odore delle viscere spaventate.