La Stampa 24/03/2007, pag.1-13 Gianluca Nicoletti, 24 marzo 2007
La storia. La Stampa 24 marzo 2007. Il negazionista David Irving ha scritto più di trenta libri per provare la non esistenza delle camere a gas, ma non aveva mai messo piede in un lager nazista
La storia. La Stampa 24 marzo 2007. Il negazionista David Irving ha scritto più di trenta libri per provare la non esistenza delle camere a gas, ma non aveva mai messo piede in un lager nazista. Per le sue tesi è stato anche arrestato in Austria due anni fa e ha passato quattrocento giorni in isolamento, ma solo due settimane fa ha deciso di andare di persona in uno dei più terribili di quei campi di sterminio, una di quelle fabbriche di morti che fino ad ora aveva solo studiato attraverso documenti. Tutto si fa per la tv, persino andare a visitare Auschwitz con un sorrisetto di scherno stampato sulle labbra. Questo è quello che abbiamo visto ieri sera nel duro documento televisivo trasmesso da "Controcorrente", l’approfondimento di SkyTg24, curato e condotto da Corrado Formigli. Il tg di Sky a gennaio aveva scovato Irving in un piccolo Hotel londinese, dove si era rintanato dopo essere stato scarcerato. Qui è nato il contatto per cui il quattro marzo lo storico inglese ha deciso di andare a visitare Auschwitz, anche se quel posto non sembra turbarlo, per lui il lager è come un Casinò: "Quelli che vincono come me non li lasciano entrare". Irving è un signore dai capelli bianchi, un po’ curvo, ma dalla figura imponente. Per l’occasione si è vestito con un impeccabile cappotto blu e indossa scarpe lucidissime con cui fende le macerie sparse nel terreno del campo. Per lui quel viaggio all’ inferno non sembra altro che un’ occasione ulteriore per ribadire le sue tesi, persiste con un accanimento minuzioso nella difesa di quei particolari su cui ha sempre appoggiato le sue teorie di tutti questi anni. Parla solo lui, lui è la voce narrante, lui fa domande, ma nessuno può fargliene. Confronta i suoi appunti con quella realtà di cui per la prima volta ha possibilità di osservare non solo con la lente e il centimetro, su pezzi di carta, ma sembra che per lui non esistano altri segnali che in quel posto si sia consumata la più crudele e smisurata tragedia del mondo moderno. Appena vede le torrette di guardia ironizza sul fatto che siano state ricostruite: "Sono dei falsi, solo falegnameria polacca, è una cosa stupida fatta per turisti!". Con le sue belle scarpe tirate a lucido passa per un terreno melmoso e osserva che è impossibile che possa essere stato usato per bruciarvi corpi di vittime del campo. Prende misure a occhio, osserva e sorride, per lui non è plausibile che dei treni avessero potuto trasportare le vittime passando proprio davanti alle baracche. Anche le camere a gas sono improbabili, mancano i buchi sul tetto, sotto alle porte ci passa una mano, dove è la tenuta stagna per il gas? Impossibile pensare che ogni sua considerazione possa avere un seppur minimo fondamento di sincero interesse per una verità. Forse il senso di questa irritante passeggiata di un uomo, così tronfio e sicuro che il suo pensiero non potrà essere messo in discussione, lo si coglie nel momento più odioso, quando davanti al memoriale delle vittime riesce a dire: "Che è questo schifo di cosa? E abbassandosi verso la scritta riesce persino a fare una battuta mentre con la sua minuscola macchinetta la fotografa: "Ah sono calate, ora sono solo un milione e mezzo!". La sera a Cracovia al ristorante un sopravvissuto lo raggiunge e si siede al suo tavolo. Irving non vuole che gli rovini la cena quelle che chiama "discussioni politiche". L’ uomo tira fuori le foto di lui nel dicembre del ’43 chiuso ad Auschwitz e cerca di mostrargli immagini di corpi scheletriti per gli esperimenti del dottor Mengele, ma Irving si alza, va a un altro tavolo e continua tranquillamente il suo pasto. Gianluca Nicoletti